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Peaky Blinders – Stagione 4 (2017) di Jonhdoe1978

⭐4 Agosto 2020 ⭐

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Nei momenti di massima difficoltà o disagio ci viene naturale ritornare nei luoghi che per qualche ragione riteniamo casa. Essi ci danno quel senso di protezione necessario, a volte, per rimettere le cose nel giusto ordine.

Arthur (Paul Andersen), Polly (Helen McCrory), John (Joe Cole) e Michael (Finn Cole) sono stati condannati a morte. Pochi minuti prima dell’impiccagione, Thomas (Cillian Murphy) riesce tramite le sue conoscenze vicine alla Corona, a fermare tutto, scagionandoli di fatto completamente. Dopo più di un anno ritroviamo il nostro protagonista da solo al comando della sempre più grande Shelby Company Limited, con la famiglia che non gli ha perdonato di averli fatti arrestare, nonostante le intenzioni. La vigilia di Natale arriva a tutti i membri una lettera con su gli auguri della mano nera, che altro non è che la Mafia italiana, pronta a vendicare, tramite Luca Changretta (Adrien Brody), la morte del signor Changretta e dell’altro figlio, uccisi dai Shelby quale risposta alla morte di Grace. Thomas convoca tutti di nuovo a Birmingham, l’unico luogo dove possono guardarsi le spalle con più facilità.

La sensazione che ho avuto alla fine della terza stagione, come scritto nella recensione precedente, era di chiusura di un cerchio, un punto e a capo per poi ripartire su altri e nuovi presupposti su cui sviluppare la storia. Alla fine di questa quarta posso affermare di aver avuto ragione solo in parte.
Ritornare a Birmingham a differenza di quello che si poteva pensare, non è stato un regredire ma anzi, un’opportunità per andare ulteriormente avanti, ricompattando un vaso che per diverse ragioni, si era rotto. Il senso di continuità perciò, rimane, anche se attraverso un modo che sa di vecchio e nuovo. Il nuovo è rappresentato dal fatto che per la prima volta Thomas e tutta la famiglia ha un solo nemico, chiaro, identificabile, invece di tutta una schiera di fazioni con cui giocare a scacchi. Questo approccio ha consentito ancora di più, visto la linearità di azioni, di approfondire l’anima e spesso, il buio dei personaggi.
Thomas è ormai completamente invaso dai suoi demoni, coperto da un velo invisibile che ha messo per proteggersi dal mondo. La sua è una finta corazza che se messa in controluce nasconde un’infinità di crepe che ogni giorno lotta per nascondere. Si rifugia ancora di più nei ricordi, stavolta maggiormente identificati nel pre guerra di Francia, come se la sua vita ormai, fosse una sovrapposizione tra il presente e quello che ha lasciato, a cui non riesce a rinunciare. E quando la mente si libera, tutto le sue scorie gli vengono a chiedere il conto, attraversando il suo corpo come un uragano impazzito a cui si contrappone solo con una tavola liscia di legno bianca.

Il nemico comune, ha sicuramente avuto però il merito di ricompattare tutti gli Shelby, compresa quella Ada che sino a questo punto aveva sempre ripudiato famiglia e affari. L’impressione è che ognuno di loro non vedesse l’ora di tale evento, per primo lo stesso Thomas, in quello scontato quanto necessario assunto che nessuno può stare veramente solo. Man mano che passano le puntate le maglie della famiglia si serrano sempre di più, quasi che la distanza massima tra di loro, con tanto di lutto (la morte di John), sia stata la molla per stringersi  e trovare un nuovo noi su cui basare il resto della vita. Da singoli pezzi tutti i componenti, si rimescolano diventando una specie di unico dardo che, seppur con le fattezze di ognuno di loro ben definite, è andato a colpire colui che avrebbe voluto spazzarli via.

A livello interpretativo a parte la conferma di un Cillian Murphy ad altissimi livelli, sono da evidenziare Helen McCrory e soprattutto, Paul Andersen, in crescita stagione dopo stagione. La figura di Polly torna prepotentemente in primo piano e la storia a mio avviso, ne guadagna molto, soprattutto come personalità. Indispensabile a mio avviso, ormai quanto e come Thomas, la figura di Arthur, un ciclone indispensabile per smuovere le pieghe dure di un contesto duro e mai facile. Una specie di specchio necessario sulla società e sulle debolezze umane.
Purtroppo invece, privo dello spessore necessario Adrien Brody. Nelle prime puntate si è barcamenato tra luci e ombre, per poi cadere rovinosamente nella scena che lo ritrae insieme a Tom Hardy, venendone completamente oscurato per presenza e forza recitativa.

Uno degli elementi principali di ogni stagione di Peaky Blinders è stato quello di mostrarci la costante ascesa della figura di Thomas e il suo addentrarsi sempre maggiormente nei centri di potere inglesi e non. In questa stagione questo passaggio arriva solo negli ultimi minuti a seguito di quello che è stata la discesa più vicina, del nostro protagonista, nell’abisso del suo inferno personale. Inferno dal quale è risalito solo in parte, venendo a patti con una coscienza persa continuamente e ritrovata ogni volta, solo parzialmente, quale pegno costante di un altro sogno intimo infranto. Egli si rimette la maschera dell’apparenza conosciuta sin troppo bene, con le fattezze marcate dell’ambizione che l’ha sempre contraddistinto, sia per prendersi una sedia nel parlamento britannico che per unirsi in un nuovo matrimonio con Lizzie (Natasha O’Keeffe) quale facciata di un’altra foto da mostrare al mondo ma che nasconde solo il ricordo di quei capelli biondi, tanto indelebili quanto unici.

Jonhdoe1978

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Peaky Blinders 4

Peaky Blinders 4
8.7

Valutazione Complessiva

8.7/10

SCHEDA

  • Ideatore: Steven Knight
  • Episodi: 6
  • Durata: 54'-58'
  • Genere: Drammatico/Storico

Interazioni del lettore

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