
Nome: Samvise Gamgee
Segni particolari: Lealtà incrollabile, appetito “Hobbit” e pazienza sovrumana
Attività: Giardiniere e eroe senza curriculum
Periodo di attività: Dal 2001 al 2003
Se Il Signore degli Anelli fosse una normale spedizione organizzata, Samvise Gamgee sarebbe quello che porta gli zaini, prepara da mangiare, controlla che nessuno si perda e, alla fine, salva tutti mentre gli altri discutono ancora sulla mappa.
Interpretato da Sean Astin nella trilogia di Peter Jackson, Sam è probabilmente il personaggio meno appariscente della Compagnia dell’Anello e, contemporaneamente, quello senza il quale l’intera faccenda si sarebbe conclusa parecchio prima dell’arrivo a Mordor.
Giardiniere della Contea, migliore amico di Frodo Baggins (Elijah Wood) e grande sostenitore della “seconda colazione”, Sam parte senza possedere alcuna particolare vocazione eroica. Non è un guerriero, non è un mago, non appartiene a stirpi reali e non dispone nemmeno di capelli particolarmente epici. Vuole semplicemente proteggere il suo amico.
Un dettaglio apparentemente modesto che, nel corso di tre film, si rivela più efficace di buona parte dell’arsenale della Terra di Mezzo.
Sam è la fedeltà trasformata in personaggio. Segue Frodo attraverso paludi, montagne, ragni giganti e un paesaggio che renderebbe invitante persino un parcheggio per camper sulla Salerno-Reggio Calabria. Riesce a sopportare Gollum (Andy Serkis), il cui contributo alla serenità del gruppo è paragonabile a quello di una zanzara chiusa in camera durante la notte, e continua a fidarsi di Frodo anche quando l’Anello comincia a trasformare il suo migliore amico in una versione Hobbit “particolarmente intrattabile”.
Il rapporto con Frodo costituisce il centro emotivo dell’intera trilogia.
Sam non può distruggere l’Anello al suo posto, ma può fare quasi tutto il resto. Lo sfama, lo protegge, lo incoraggia e, quando ormai Frodo non riesce più nemmeno a camminare, arriva alla soluzione più semplice della storia dell’eroismo: “Non posso portare l’Anello per voi, ma posso portare voi”.
In pratica, dopo 12 ore e 6 minuti di cinema, scopriamo che l’arma definitiva contro Sauron (Charlie Vickers) era un floricoltore particolarmente motivato.
La sua grandezza emerge proprio dal contrasto tra l’eccezionalità degli eventi e la normalità delle sue aspirazioni. Sam combatte contro orchi e Shelob, ma continua a pensare alla Contea, alla sua Rosie Cotton (Sarah McLeod) e, possibilmente, a qualcosa di commestibile. Persino davanti alle difficoltà più terribili conserva quella concretezza tipicamente Hobbit che impedisce all’epica di diventare completamente pomposa.
Sean Astin interpreta Sam senza trasformarlo mai in una semplice spalla comica. La sua recitazione passa dalla goffaggine alla rabbia e dalla paura alla determinazione con una naturalezza che rende credibile l’evoluzione di un uomo comune costretto a diventare eroe.
Ed è forse proprio per questo che Sam risulta tanto vicino allo spettatore: mentre Aragorn (Viggo Mortensen) è nato per diventare re e Gandalf (Ian McKellen) possiede qualche millennio di esperienza, lui fino a poco tempo prima potava siepi e spargeva letame.
Alla fine Sam torna a casa, sposa Rosie e costruisce quella vita semplice che ha rischiato tutto per difendere.
Nessuna corona, nessun trono e nessuna canzone particolarmente roboante. Solo la consapevolezza di aver accompagnato Frodo praticamente fino alla fine del mondo.
Samvise Gamgee resta così uno degli eroi più amati del fantasy cinematografico: non perché sia il più forte, ma perché è quello che continua a camminare quando tutti gli altri avrebbero già chiamato un Uber.
Di Alessandrocon2esse
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