
TITOLI DI TESTA: direttamente dal banco del frigo
TRAMA: ci sono quelle serie che ti fanno venì l’ansia appena parte la sigla, quelle che te fanno controllà se hai chiuso bene la tavoletta del cesso e quelle che te fanno pensà che forse era mejo guardasse Widow’s Bay. Below parte co le intenzioni serie nonostante sia una miniserie (scusate), quelle da horror de mare, famiglie, segreti e misteri che te dovrebbero fà dormì co’ la luce accesa. E invece, dopo due minuti, hai già capito che da qualche parte, sotto tutto sto ghiaccio, ce sta un calamaro gigante. Ma grosso, non d’allevamento, mica come quello che te compri ar banco der pesce pe fà du spaghetti.
Stamo su un’isola col nome de n’cane e la storia prova a costruì un’atmosfera di mistero intorno a una minaccia nascosta, co fenomeni strani tipo cambiamento climatico (non ne ho mai sentito parlare), eventi che sembrano soprannaturali e personaggi che continuano a guardasse intorno come se avessero visto passà Carlo Conti in costume da bagno. Il problema è che la paura, quella vera, arriva col contagocce. Perché Below vorrebbe giocà sull’ignoto, sulla sensazione che ci sia qualcosa de incomprensibile che se nasconde sotto la superficie. Te prepara, te suggerisce, te fa annusà che sta per succede qualcosa de grosso. E tu aspetti. Aspetti ancora. Poi aspetti un altro po. A un certo punto te viene voglia de chiamà er mostro e chiedeje se per caso è rimasto bloccato sul Tevere.
E quando finalmente cominci a capì dove vuole andare a parà la faccenda, scopri che tutto sto soprannaturale, tutti sti fenomeni strani, la gente che sbrocca male e sta misteriosa atmosfera da fine der monno, alla fine sono soprattutto un modo per dasse un tono.
Josh Hartnett, comunque, fa er suo. Il problema è che dovrebbe esse un padre de circa cinquant’anni, ma guardi lui e guardi quelli che interpretano i figli e te viene da pensà che abbiano sbagliato famiglia all’anagrafe: lui sembra quello che je porta i figli a scuola. Più che padre e figli, sembrano un gruppo de amici in vacanza, co Hartnett che s’è preso la responsabilità de guidà perché è l’unico che c’ha la patente. Oltre a lui ce stà una che dice da esse la sorella ma pare la nonna, una caruccia che c’ha sempre l’occhi sgranati perché sulla sceneggiatura c’è scritto così, un piacione co l’occhiali che insegue il calamaro ma che un tempo parlava di Spartani e tutta na serie de gente che more male.

Josh quando ha visto chi interpretava i figli…
E poi ce stà pure l’iceberg. tant’è che appare nel porto così, de botto, senza senso, come na gif appiccicata sullo sfondo. E il bello è che mica è un iceberg vecchio stile tipo Titanic, questo c’ha la sorpresa: custodisce le uova del calamaro gigante. Ora, io capisco che ner cinema bisogna sospende l’incredulità, ma qua bisogna sospende pure le leggi della fisica, la Marina Militare e probabilmente pure Galileo Galilei. Perché a un certo punto st’iceberg viene spostato con na barchetta…magari era de polistirolo.
Ma la cosa più buffa è che la serie vorrebbe convince lo spettatore che dietro tutto questo ci sia qualcosa de oscuro, de ancestrale, de inspiegabile. Te fa credere che stai per scoprì un segreto che cambierà la percezione dell’universo, e invece te ritrovi davanti a un calamaro che farebbe felice la Findus e a una serie de situazioni che, più che inquietarti, te fanno domandà chi cazzo abbia autorizzato certe scelte.
TITOLI DI CODA: Below è un prodotto a cui se può volere pure bene. Non è inguardabile, non è tempo buttato nel cesso e soprattutto se lascia seguì senza dover prende appunti come a un esame de fisica quantistica. Però vorrebbe esse il Widow’s Bay di Netflix, co quel misto de inquietudine, ironia e mistero che te fa venì voglia de restà in quel mondo pure quando succedono cose assurde. Solo che qua manca na scintilla. La paura latita, il mistero se sgonfia e il calamaro, che dovrebbe esse er pezzo forte, finisce quasi per esse l’unico motivo per cui te ricordi d’averla vista. Magari ve divertite, magari ve appassionate, magari ve viene voglia de magnà pesce.
EXTRA: ai calamari ho sempre preferito i moscardini.
Mklane
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