
Sono un amante senza freni dei viaggi nel tempo e non per lo spostamento in se ma per tutte le conseguenza che da essi possono derivare. Dentro quel passaggio materiale da un punto all’altro dell’esistenza, infatti, si annida quel bellissimo concetto delle sfasature temporali (in altri casi dei loop) che poi altro non sono che la possibilità di modificare le cose già avvenute o “semplicemente” avere un’altra scelta. E un po’ l’estensione delle seconde possibilità abbinate all’esponensialità dell’anima e dei sentimenti (se visti dalla giusta prospettiva).
All’ombra della luna si erpica in questo contesto e cerca di farlo nel modo più lineare possibile cosciente che già l’argomento di suo ha troppe trappole per cercare altre dinamiche. Ne esce fuori un film coerente che riesce a non sminuire l’uomo in quanto tale mantenendo la parte fantascientifica coordinata e soprattutto, essenziale, accettabile. Per carità, non ci troviamo di fronte a chissà quale storia (non parliamo di fronte a Dark o Predestination) ma il senso circolare di quell’ambito (che poi è quasi sempre il motivo di tale successo) è rispettato cosi come, ripetendomi, la delicatezza di rimanere nei confini narrativi.
Rispetto e attenzione che si è avuti anche nella fine, giusto mix tra andamento morale e paradossi scientifici seppur con un epicentro degli eventi raccontati in questa fase, un pizzico forzati. E non, senza fare spoiler, per il senso dell’epilogo, corretto, ma sul mezzo con il quale ci si è arrivati.
Riassumendo All’ombra della luna è un film che si lascia guardare molto bene e che ha avuto il grande merito di sapere benissimo quali erano i suoi limiti. Ha giocato con il tempo quasi con circoscrizione dandone un senso comunque intrigante. I personaggi, ovviamente non indimenticabili (avrei evitato di far diventare il protagonista quasi Rustin Cohle), hanno comunque una loro definizione e riescono a dare per quello che era il loro ruolo risultando alla fine i giusti magi per idea e intento.
Voto 6.3/10
Jonhdoe1978
TITOLI DI TESTA: più ombre che luci…
TRAILER: ci sono film che partono da un’idea capace di aprire porte enormi sull’immaginazione. E poi ci sono quelli che, una volta aperte quelle porte, sembrano avere paura di attraversarle davvero.
All’ombra della luna parte da una premessa interessante: un detective di Philadelphia si trova a dare la caccia a una misteriosa assassina che ricompare ciclicamente ogni nove anni, lasciandosi dietro una scia di morti inspiegabili. Ma quello che all’inizio sembra un thriller investigativo si trasforma lentamente in una storia di viaggi nel tempo, paradossi e destini intrecciati. Ed è proprio qui che il film avrebbe potuto diventare qualcosa di veramente grande. La possibilità di seguire un uomo per decenni (True Detective?) mentre insegue qualcuno che appartiene a tempi diversi offre spunti enormi. Il tempo come ossessione, perdita, sacrificio. Il protagonista invecchia mentre il suo avversario continua a sfuggirgli, e per un attimo t’immagini una storia capace di parlare anche del rapporto che abbiamo con il passato e con le conseguenze delle nostre azioni.
E invece la storia si chiude su se stessa, come in un piccolo buco nero. La costruzione dell’enigma è interessante, la voglia di sorprendere c’è e alcune intuizioni funzionano, ma il film sembra preoccuparsi di far quadrare il proprio meccanismo narrativo anziché farci vivere quel viaggio.
E così, quando arrivano le spiegazioni, sembra tutto più freddo di quanto dovrebbe.
Avrei voluto sentire il peso degli anni, delle persone perdute, delle possibilità che il tempo porta via. Avrei voluto che quei salti temporali fossero esperienze capaci di lasciare qualcosa. Avrei voluto poter vivere quel viaggio…e invece no, ne rimango solo freddo spettatore all’ombra della luna.
Voto 6/10
Mklane
All’ombra della luna è uno di quei film Netflix che partono da un’idea forte, ma non sempre riescono a controllare tutto ciò che le costruiscono intorno.
Jim Mickle apre a Philadelphia, nel 1988, con una serie di morti inspiegabili: vittime senza apparenti legami, emorragie devastanti, strani segni sul collo e una donna con il cappuccio blu che sembra comparire dal nulla. A indagare è Thomas Lockhart (Boyd Holbrook), poliziotto ambizioso destinato a trasformare quel caso in un’ossessione lunga quasi trent’anni.
Il film comincia come un thriller procedurale sporco e notturno, poi innesta fantascienza, serial killer, viaggi nel tempo, distopia politica, lutto familiare e riflessione etica sul libero arbitrio.
La prima parte è senza dubbio la più riuscita: tesa, cupa, efficace nel costruire mistero e atmosfera. Con il passare dei capitoli, scanditi ogni nove anni, la sceneggiatura di Gregory Weidman e Geoffrey Tock tende però a complicarsi oltre misura, perdendo progressivamente precisione. E, se proprio vogliamo dirla tutta, la scena dell’inseguimento tra la moto da cross e il pick-up è tra le cose meno credibili mai viste al cinema: forse già solo per quella, il film si guadagna l’appartenenza alla categoria “fantascienza”.
Il problema non è l’idea del viaggio nel tempo, né il messaggio su un futuro generato dall’odio e dalle fratture sociali. Il problema è che All’ombra della luna spiega tardi, non sempre spiega bene e sacrifica diversi personaggi al proprio meccanismo. Michael C. Hall resta sorprendentemente marginale, Bokeem Woodbine funziona ma esce presto di scena, Cleopatra Coleman ha presenza ma viene trattenuta ai bordi del racconto per conservare il mistero. Holbrook, invece, regge il centro emotivo del film anche quando il suo “Locke” scivola nei cliché del detective ossessionato.
Visivamente Mickle lavora con cura, soprattutto nei dettagli d’epoca e nel tono freddo della messinscena. Non siamo davanti a un film memorabile, né a un thriller davvero sorprendente, ma a un’opera discontinua, ambiziosa e imperfetta, capace comunque di mantenere un certo ritmo.
Un’occasione mancata? Sì… decisamente, ma abbastanza solida da funzionare come fantascienza da recuperare senza troppe pretese.
Voto 6.1/10
Alessandrocon2esse
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