
Il ponte di Einstein-Rosen, chiamato più comunemente wormhole, non è altro che un tunnel spazio-temporale che permette di unire due punti altrimenti lontani e identificati, quasi sempre, come due buchi neri. Il buco nero a sua volta è un enorme corpo celeste che ha una forza di gravità cosi forte da non permettere a niente, neanche alla luce, di uscire e si contrappone al buco bianco nel quale invece nulla può entrare ma che dal quale può uscire sia materia che luce.
E’ il 21 giugno del 2019 e Michael Kahnwald in evidente stato di shock, dopo avere scritto una lettera con un misterioso “non aprite prima del 4 novembre alle 23.13”, si impicca nella sua abitazione. Proprio quel giorno il figlio Jonas Kahnwald, dopo un periodo di cure post traumatiche derivanti dalla sua morte, ritorna a scuola scoprendo che da poco è scomparso un suo compagno di nome Erik Obendorf senza che nessuno abbia la benchè minima idea di dove sia finito. Quella stessa sera, alla ricerca della droga che Erik normalmente spacciava, Bartosz (migliore amico di Jonas), i fratelli Martha, Magnus e Mikkel, Franziska e lo stesso Jonas si recano alle grotte appena fuori città, proprio alle porte della centrale nucleare. Un rumore improvviso insieme a un evidente sbalzo di corrente li fa fuggire in maniera confusa con il risultato che anche il piccolo Mikkel, appena undicenne, scompare facendo affiorare il dubbio in tutti i cittadini di Winden che qualcosa di poco spiegabile stia succedendo.
Quando si basa una storia sullo spazio/tempo si gode per definizione, di una certa libertà narrativa essendo le sue ripercussione più di pura percezione che scientificamente provate e accettate. Di contro vista l’ampiezza di movimento che permette l’argomento si corre inevitabilmente il rischio di esagerare facendo avvertire impossibile o paradossale un qualcosa che già di suo è di complicata comprensione. Dark, almeno in questa prima stagione essendo evidente che ci sarà un continuo, è riuscito a rimanere nei canoni del possibilmente accettato nonostante qualche sbandata che mi ha fatto pensare per il peggio.
I primi episodi sono di una bellezza estasiante, un crescente emotivo continuo che fanno accrescere in chi lo guarda, la curiosità di capire dove si vuole arrivare. La seconda parte invece, vista l’infinità di personaggi inseriti unita all’ambizione di dare a tutti una specificità nella storia, ha rischiato di essere troppa satura con la mente che a tratti correva per non perdersi nelle varie situazioni. Ed è qui che, a mio avviso, Baran bo Odar (insieme a Jantje Friese), ideatore, regista e sceneggiatore della serie, ha fatto raggiungere alla sua creatura lo step successivo che è quello che differenzia una buona idea da una grande storia.
Ha tenuto bene strette le redini della vicenda osando come giusto che sia per un argomento che già dentro di se ha un’estremizzazione di fondo. Ma non si è fermato qui, perché intorno all’indubbio mistero ha cucito una storia di uomini comuni che benchè collegati esprimono tutti una loro differente personalità con un buoni e cattivi non sempre definito. Quello infatti, che appare è di un tutti colpevoli, ognuno con un passato con cui convivere e soprattutto, con una nuova speranza da raschiare dal proprio buio. E questo attraverso continui egoismi, tradimenti, aspettative, amore, delusioni, scelte e sbagli corretti con altri sbagli in un circolo vizioso in cui il tempo si azzera e riparte continuamente. Il loro vissuto inizia, si ferma, torna indietro, mostra cicatrici, guarigioni per poi essere di nuovo ripreso per essere raccontato da un’altra prospettiva. Dark sembra tirare fuori il peggio di ogni personaggio e non in linea con l’età per come la conosciamo, ma come se ogni epoca fosse la preparazione alla nostra esplosione in un’altra e questo anche per chi non si muove dalla sua.
Il titolo sotto questo aspetto è quanto mai corretto quale sintesi tra l’oscurità interiore e quella della mancata conoscenza. La ricerca della luce avviene così a livello trasversale, con un passato che cerca di ridefinire il futuro e un futuro che vuole illuminare il presente. Un avanti e indietro che fa abbracciare l’essere con il diventare e l’errore con il perseverare insieme a un perdono mancano sullo sfondo. Un cerchio continuo con cui tutti hanno prima o poi a che fare accompagnati dalla propria idea che a prescindere se giusta e sbagliata, mina e si abbatte contro la libertà dell’altro come inevitabile conseguenza di una azione uguale o diversa.
Non era per nulla facile far combinare le leggi conosciute per quanto sconosciute delle pieghe del tempo e dello spazio e adattarle a una storia tanto complicata quanto illuminata. Intersecarle è stato un esercizio di stile e di intelligenza fuori dalla norma e a cui viene, quindi, concesso qualche buco narrativo. D’altronde il concetto su cui si poggia la serie, come evidenziato nei primissimi secondi della prima puntata, è la mancanza di linearità del tempo, la possibilità percettiva e sensitiva di poterlo piegare assottigliando in pochi attimi interi decenni. Sotto quest’ultimo aspetto non poteva mancare, come astrazione della realtà, un riferimento divino oltre a quello strettamente terreno, come tentativo di elevare un concetto che comunque per definizione è lontano dal comune sentire dell’uomo. Definizione che, almeno per questa prima parte trova il suo posto in una specie di limbo, nel quale si vede l’ombra ingombrante di una figura oscura da identificare e collocare.
Il limite di questa prima parte di Dark, come purtroppo della maggior parte delle serie moderne, è la completa mancanza di una sua completa identità senza un continuo. Le questioni sono rimaste praticamente tutte aperte con l’aggiunta finale di una nuova mezzaluna nel futuro di altri 33 anni. Rimane comunque a conti fatti una produzione (da sottolineare tutta made in Germany) sorprendente e che è riuscita a gestire con rispetto ma non con timore, il tempo, sforzandosi e avendo l’ardore di spingersi un po’ più avanti rispetto a quello che sino ad ora avevamo visto, uscendone vittoriosa. Quel filo rosso tanto caro e utile per entrare in quella grotta è ben saldo nonostante quella piccola ruga che la scena finale mi ha lasciato quale pericolo incombente di una strada di troppo.
Jonhdoe1978
Qui la recensione della seconda stagione, “Dark 2”.
Qui la recensione della terza stagione, “Dark 3”.
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