
TITOLI DI TESTA: invecchia o mordi.
TRAMA: Ci sono film sui vampiri che raccontano la paura della morte. E poi ce ne sono altri che raccontano qualcosa di forse ancora più seducente: la possibilità di non crescere mai.
Ragazzi perduti di Joel Schumacher appartiene a questa seconda categoria. È horror, commedia, racconto adolescenziale, videoclip rock e favola nera. Un film profondamente figlio degli anni Ottanta, eppure capace di costruire un immaginario che ancora oggi sembra impossibile separare dal mito moderno del vampiro.
La storia comincia con Michael e Sam, due fratelli che insieme alla madre si trasferiscono a Santa Carla, cittadina costiera californiana apparentemente dominata da luna park, musica, adolescenti e persone scomparse. Michael incontra Star, ne rimane affascinato e attraverso di lei entra nell’orbita di David, interpretato da un perfetto Kiefer Sutherland: capelli ossigenati, sguardo magnetico e quella tranquillità inquietante di chi sembra sapere qualcosa che tu ancora ignori.
David e la sua banda rappresentano tutto ciò che Michael desidera e teme. Libertà. Appartenenza. Trasgressione. Immortalità. I vampiri di Schumacher non vivono più nei castelli. Non hanno mantelli né parlano con accenti aristocratici. Girano in motocicletta, ascoltano rock, dormono in un vecchio hotel abbandonato e sembrano una gang di ragazzi che ha semplicemente deciso di non diventare mai adulta.

Vampire feat. Spandau Ballet
Ed è qui che Ragazzi perduti trova la sua idea più forte. Il vampirismo diventa adolescenza eterna, Lost Boys per l’appunto, i ragazzi perduti di Peter Pan in versione Dracula. Essere trasformati significa entrare finalmente nel gruppo, ma anche perdere sé stessi. Michael vuole appartenere a quel mondo senza comprenderne fino in fondo il prezzo. Parallelamente, Sam scopre la verità grazie ai fratelli Frog, esperti di vampiri che introducono quella componente ironica fondamentale per l’equilibrio del film. Schumacher non ha paura di far convivere horror e commedia, passando dalla minaccia alla battuta senza distruggere l’atmosfera.
Nello stesso 1987 usciva però un altro film destinato a reinterpretare radicalmente il vampiro: Il Buio si avvicina di Kathryn Bigelow. I parallelismi sono inevitabili. Entrambi eliminano quasi completamente l’immaginario gotico tradizionale. Entrambi raccontano un giovane attratto da una figura femminile che lo conduce dentro una comunità di vampiri. Entrambi trasformano queste creature in una sorta di famiglia alternativa che vive ai margini della società. Ma prendono due strade opposte.

“Fatte dà n’bacetto!”
Il buio si avvicina è sporco, disperato, quasi un western crepuscolare. I suoi vampiri non sembrano immortali privilegiati: sembrano condannati. L’eternità è fame, solitudine, fuga continua. Ragazzi perduti, invece, trasforma la dannazione in seduzione. I suoi vampiri sono belli e giovani. E proprio per questo risultano pericolosi. Schumacher capisce perfettamente che per raccontare la tentazione non bisogna mostrare qualcosa di mostruoso. Bisogna mostrare qualcosa che vorresti diventare.
TITOLI DI CODA: forse è questo il motivo per cui Ragazzi perduti è sopravvissuto così bene al proprio tempo. Certo, ci sono le acconciature impossibili (anche per i nostri tempi), le motociclette, le luci al neon, la colonna sonora e quell’estetica anni Ottanta talmente potente da sembrare quasi una capsula temporale. Ma sotto tutto questo rimane una storia universale. Il desiderio di appartenere a qualcosa. La paura di crescere. La tentazione di rimanere giovani per sempre. Perché alla fine i veri “ragazzi perduti” non sono soltanto vampiri. Sono ragazzi che hanno trovato un modo per fermare il tempo. E hanno scoperto troppo tardi che non crescere mai può essere una forma di libertà, ma anche la più terribile delle condanne.
EXTRA: una volta ho visto una vampira…si chiamava Jenna Jameson.
Mklane
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