
TITOLI DI TESTA: alieno a chi?
TRAILER: ci sono serie che usano un alieno per raccontare quanto siano strani gli esseri umani. E poi ci sono quelle che, stagione dopo stagione, finiscono per raccontare qualcosa di molto più bello: che cosa significa diventare umani.
Resident Alien parte da un’idea stupida. Tratta da un fumetto, parla di un alieno che arriva sulla Terra con una missione precisa: distruggere l’umanità. Dopo un incidente si ritrova però bloccato a Patience, la più classica delle cittadine del Colorado, e assume le sembianze del dottor Harry Vanderspeigle. Quello che dovrebbe essere soltanto un soggiorno temporaneo diventa un viaggio lungo quattro stagioni dentro la cosa che Harry conosce meno di tutte: le persone. All’inizio Harry guarda gli esseri umani con un misto di disgusto e curiosità (e potremmo fermarci già a come li guarda chi interpreta Harry, cioè Alan Tudyk). Li considera egoisti, primitivi, violenti, pieni di contraddizioni. E, bisogna ammetterlo, spesso non ha nemmeno tutti i torti. Poi però comincia a conoscerli.

L’alieno più assurdo della tv
Asta è la prima vera crepa nella sua corazza. Non cerca di convincerlo, non pretende di cambiarlo: semplicemente gli sta vicino. Attraverso di lei Harry scopre la compassione, il dolore e quella strana forma di affetto che non ha bisogno di una spiegazione logica.
Max rappresenta invece qualcosa di completamente diverso. È un bambino e, proprio per questo, riesce a vedere Harry per quello che è senza lasciarsi condizionare dalle regole degli adulti. Il rapporto tra loro è una delle cose più divertenti della serie, ma anche una delle più tenere. Harry finisce per diventare una specie di figura paterna senza averlo mai programmato. E per un alieno che era arrivato sulla Terra per sterminare la nostra specie, direi che è un bel problema.
D’Arcy porta nella sua vita il caos, l’amicizia, la fragilità. È una donna che continua a cadere e rialzarsi, e Harry impara da lei che gli esseri umani non devono essere necessariamente forti per andare avanti.
Dan, il padre di Asta, gli mostra invece una forma di bontà quasi primitiva, fatta di piccoli gesti e disponibilità. Lo sceriffo Mike Thompson (uno su cui avrebbero dovuto fare una serie spin-off) e il suo braccio destro e sinistro Liv rappresentano la comunità, il senso del dovere, il bisogno di appartenere a qualcosa. Ben e Kate, i genitori sconclusionati di Max, la famiglia, con tutte le sue contraddizioni.
Persino i suoi nemici finiscono per avere un ruolo nella sua trasformazione, gli ricordano continuamente da dove viene e, soprattutto, chi era. Il Generale McCallister gli mostra quanto il dolore possa trasformarsi in ossessione. Gli Insettoidi, gli Ibridi e gli altri esseri extraterrestri ampliano il discorso oltre la semplice guerra tra specie: Harry deve scegliere quale tipo di creatura vuole essere.
Ed è proprio qui che la serie diventa più interessante. Harry non diventa buono all’improvviso. Continua ad essere egoista, coglionem, cinico, infantile e spesso completamente incapace di comprendere le emozioni degli altri. Ma lentamente smette di osservare gli esseri umani dall’esterno. Comincia a preoccuparsi di loro. A soffrire per loro. A rischiare per loro. Il passaggio più importante non è quindi quando impara a comportarsi come un uomo. È quando comincia a pensare come un uomo.

Un essere umano in mezzo a un mucchio di alieni
La quarta stagione porta questa trasformazione alle estreme conseguenze, mettendolo davanti alla propria vulnerabilità e alla possibilità di vivere davvero come un essere umano. E quando arriva il momento di scegliere tra la sua natura e le persone che ha conosciuto, la risposta è ormai diventata quasi inevitabile. Harry era arrivato sulla Terra per distruggerci, ma finisce per difenderci. Ma soprattutto cambia il modo in cui guarda il mondo. Ed è questa la cosa che mi è piaciuta di più di Resident Alien: dietro la commedia, la fantascienza e le situazioni completamente fuori di testa, c’è una riflessione sorprendentemente cinica sull’umanità. Harry parte pensando che gli uomini siano una specie terribile. E durante il viaggio scopre che lo siamo davvero. Solo che siamo anche capaci di amare, perdonare, cambiare e prenderci cura degli altri. Forse è proprio questa contraddizione a renderci umani.
L’unico vero problema è che la serie, a un certo punto, si perde in troppe sottotrame. Alcuni personaggi e alcune vicende potevano essere tranquillamente eliminate o sviluppate in maniera più rapida. Tre stagioni, probabilmente, sarebbero state sufficienti per raccontare lo stesso viaggio con maggiore compattezza e senza qualche deviazione di troppo. Ma il percorso di Harry rimane.
— (SPOILER) —
Nell’ultima puntata arriva persino un altro alieno, Ethan, mandato sulla Terra con una missione distruttiva. E Harry non riesce più a ucciderlo, perché riconosce in lui ciò che era un tempo. Capisce che anche quell’alieno potrebbe cambiare, esattamente come è successo a lui. E quando arriviamo alla fine, ci rendiamo conto che la vera trasformazione non è quella fisica. È quella interiore. La scena finale è forse la sintesi più bella dell’intera serie: Harry parte nello spazio nella sua forma aliena, ma nel riflesso del vetro della navicella vediamo il volto umano di Alan Tudyk. È una scelta semplicissima e potentissima: fuori è ancora un alieno, dentro è diventato un uomo.
TITOLI DI CODA: Resident Alien racconta di un alieno che, osservando per anni tutte le nostre contraddizioni, arriva alla conclusione più sorprendente possibile: forse essere umani non significa essere migliori. Significa semplicemente scegliere, ogni tanto, di esserlo.
EXTRA: nulla da aggiungere
Mklane
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