
TRAILER: go home…
TRAMA: stavolta non userò troppe parole, perché a mio avviso non c’è molto da dire se non che ci sono storie che appartengono a un’epoca. E poi ci sono storie che attraversano il tempo. L’Odissea è mito, epica, memoria dell’uomo. E Christopher Nolan trova il suo modo autoriale di attraversarla senza imprigionarla nel passato. Ancora una volta gioca con il tempo, con il viaggio, con l’attesa, trasformando il ritorno di Ulisse in qualcosa di immensamente spettacolare e, allo stesso tempo, profondamente umano.
Non snatura il mito: lo interroga. Dietro dèi, mostri, guerre e mari impossibili rimangono l’uomo, il potere, la politica, l’ambizione e le conseguenze delle nostre scelte. Errori antichi che continuano a lasciare cicatrici sulla civiltà contemporanea. Nolan parte da Omero per arrivare fino a noi.
E forse è questa la grandezza dell’opera: ricordarci che sono passati millenni, sono caduti imperi, abbiamo attraversato guerre e rivoluzioni…ma continuiamo ancora a perderci cercando la strada di casa.
Voto 9/10
Mklane
Mentre percorrevo quel breve tratto che dalla poltrona mi portava all’uscita un pensiero mi ha assalito: Nolan è il regista della mia vita. Tralasciando l’età comunque non distante, ho percepito all’improvviso di come praticamente mi ha accompagnato in tutto il mio percorso cinematografico senza deludermi mai e anzi aggiungendo sempre qualcosa al mio pensiero di vita. E credo che questo abbia un peso enorme e praticamente definitivo.
L’Odissea non è il suo lavoro migliore, anche se ci siamo molto vicini, ma è quello che ne ha suggellato la grandezza. Lui (Nolan) ha destrutturato il tempo, le azioni, l’amore, l’amicizia ed è sempre riuscito a ricomporli dandogli una nuova definizione e questo senza mai perdere il senso del viaggio. Ma questo andava bene per una storia sua, farlo con uno dei racconti (forse il racconto) più famoso dell’umanità è altra cosa. Ha preso in mano L’Odissea e ne ha fatto il suo libro personale ridefinendone quasi i tempi e portandolo a una morale complessiva diversa e a un’attualità quasi impensabile e questo, qui c’è della magia, senza sfruttare tutta la tecnologia a disposizione. Polifemo è un pupazzo, L ’Ade un gioco di fumo e inquadrature, le torri che crollano sono torri che crollano, il vortice nell’acqua è realmente stato creato, le battaglie sudore e fatica degli uomini, le barche e il mare sono le barche e il mare. Ma soprattutto, ha contestualizzato il viaggio di Ulisse a quello degli uomini ponendosi dallo loro di prospettiva e creando gli dei come le micce delle azioni e delle personalità e non una parte integrante e scomoda (oltre che facile) del racconto. Praticamente ci ha reso tutti Ulisse, ognuno nel nostro piccolo o al contrario tutti Penelope se la vogliamo vedere sotto un’altra prospettiva.
I tempi scelti, ma qui stiamo nel suo habitat naturale, sono divini e molto dipende dalla scelta che ha fatto di puntare su un doppio binario: Ulisse e Itaca e quindi viaggio e meta. I due nel film è come se navigassero insieme e la sensazione alla fine è che si incontrino a metà strada, nel perfetto punto dove l’eroe si ritrova e la famiglia lo cercava.
In un cast meraviglioso oltre che enorme, è giusto esaltare Matt Damon, attore ottimo ma che non ha mai scalato l’olimpo. Stavolta metaforicamente e fisicamente se lo meriterebbe se non altro perché ha dato proprio la sensazione di reggere bene un personaggio tanto immenso.
Epico, monumentale, attorcigliante, stringente, vicino, reale e soprattutto, umano. Nolan ha di nuovo riscritto le regole a modo suo e a questo punto non credo abbia più confini e/o limiti cinematografici.
Voto 8.8/10
Jonhdoe1978
Più che riportare Omero al cinema, Christopher Nolan sembra volerlo trascinare dentro il proprio immaginario: colpa, memoria, responsabilità, trauma e rovina della civiltà.
Odissea non è un adattamento filologico, né prova a esserlo. Taglia episodi, ne comprime altri, altera rapporti, sposta prospettive e demitizza l’impianto originario. Ma proprio in questa libertà trova la sua ragione più forte: non illustrare il poema, bensì usarlo come materia viva per parlare del presente.
L’Ulisse di Matt Damon, barbuto, stanco, più reduce che eroe, non è soltanto l’uomo astuto che cerca la via di casa dopo la guerra di Troia. È un comandante schiacciato dal peso di ciò che ha fatto, dal massacro che ha contribuito a generare con l’inganno del cavallo, dai compagni perduti, dalla consapevolezza che il ritorno a Itaca significhi affrontare non solo Penelope, Telemaco e i Proci, ma soprattutto sé stesso. In questo senso il film dialoga apertamente con Oppenheimer: ancora una volta Nolan racconta un uomo geniale che inventa uno strumento di distruzione e poi è costretto a convivere con le sue conseguenze.
E se tra i due (per me) resta preferibile il precedente, almeno dentro quella parte della filmografia nolaniana in cui il regista non parte da zero, ma si appoggia a personaggi, eventi o racconti già esistenti, Odissea conserva comunque una forza autonoma, più mitica e luttuosa che storica.
La messa in scena è monumentale. La fotografia cupa di Hoyte van Hoytema trasforma il Mediterraneo in uno spazio quasi alieno, più minaccioso che epico, dove ogni approdo sembra una prova morale. Il cavallo semisepolto nella sabbia, l’assalto a Troia, Polifemo, la Circe rabbiosa e tutt’altro che seduttiva di Samantha Morton, i Lestrigoni, la discesa nell’Ade: quando il film abbraccia il racconto visionario, raggiunge momenti di cinema enorme, fisico… e persino horror. La colonna sonora di Ludwig Göransson spinge costantemente sul senso di minaccia e fatalità.
Non tutto funziona però con la stessa forza.
Alcuni passaggi procedono troppo in fretta, certi snodi sono spiegati più che vissuti, la linea di Itaca appare a tratti meno vibrante del viaggio. Le scelte di linguaggio moderno e la razionalizzazione del sacro possono spiazzare; gli dèi diventano più proiezioni psicologiche che presenze divine, e qualcosa del “mistero omerico” inevitabilmente si perde. Anche i personaggi femminili, pur più centrali del solito cinema nolaniano (dalla Penelope di Anne Hathaway alla Calipso spenta di Charlize Theron, fino all’asse Elena/Clitennestra) oscillano tra intuizioni potenti e qualche semplificazione.
Eppure Odissea resta un’opera travolgente.
Imperfetta, discutibile, a tratti didascalica, ma attraversata da un’ambizione rara e da una forza visiva che giustifica quasi ogni rischio.
Nolan non firma l’Odissea definitiva: firma la sua, cupissima e contemporanea… un kolossal sulla ferita che separa l’eroe dall’uomo.
Voto 7.7/10
Alessandrocon2esse
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