
Ultimamente mi sta capitando di variare, o meglio, implementare il mio giudizio su un film con il passare del tempo. Sostanzialmente mi sto ritrovando abbastanza spesso a sollevare le sopracciglia al termine della visone per poi trovarmi a ragionarci e/o riconsiderarlo giorni dopo e questo in maniera del tutto naturale. Evidentemente, non avrebbe avuto senso tirare fuori questo pensiero, mi è successo con Good Fortune, film scritto e interpretato da Aziz Ansari (è il suo primo) e interpretato (che poi è il motivo che ha attirato la mia attenzione) da Keanu Reeves.
Il motivo della mia evoluzione interpretativa credo che vada ascritto alla pluralità di contenuti a cui il film alla fine aspira e questo attraverso un percorso che tende a non prendersi troppo sul serio. In pratica, la storia parte da un’enorme metafora che vede come esista una specie di angelo custode che nei momenti di difficoltà/distrazione (il personaggio di Reeves si occupa di attirare l’attenzione a chi si distrae con il telefono mentre guida) ci protegge o meglio, ci avverte del pericolo. Questa situazione, che all’inizio sembra essere il traino della storia, alla fine non è altro che lo scivolo per portarci su un altro argomento che ha molto a che fare con la sensibilità e la socialità. I protagonisti si trasformano in una sorta di pedoni che vedono cambiare continuamente la loro posizione e la loro prospettiva sia dal punto di vista economico (l’ambito più appariscente) che, finalità del film, da quella prettamente morale.
Questo gioco delle parti è molto scolastico, non ci sono sottigliezze e/o cose non dette da intrepretare, e proprio per questo alla fine perfettamente adattabile all’intenzione. Il fatto, tanto per spiegare, che le cose siano decisamente chiare permette alla mente di assaporarle per quello che sono e darle quindi un giudizio proprio per la loro semplicità. Per carità, è giusto sottolineare, nulla di trascendentale o da strapparsi l’anima, ma comunque un qualcosa che qualche carezza te la da soprattutto se ci si mette nella giusta prospettiva.
Detto questo, il film va esattamente come deve andare e il percorso alla fine è esattamente quello che ci aspetta. Anche l’epilogo è abbastanza telefonato ma, seguendo quanto detto, non disturba e anzi corona quel viaggio tra il leggero e il mini sognante a cui si voleva arrivare.
Tornado un attimo alla progressione della comprensione del film (ricordo perfettamente il mio mah hai titoli di coda), c’è una cosa che non mi aveva convinto pienamente e che a conti fatti è rimasta lo stesso: la prova di Reeves. Non dico che abbia sbagliato ruolo ma non è stato cosi ficcante come avrebbe dovuto soprattutto perché non da mai l’impressione di alternare il passo attoriale. Per carità, il suo era un personaggio monotematico (nonostante le varianti) ma questo non vuol dire necessariamente non ondulare o cercare di forzare un momento.
Decisamente più variegato Aziz Ansari. Le sue variabili di comportamento si apprezzano molto di più e alla fine quindi il suo personaggio esce nella sua interezza, ovviamente nei confini di quello che è lo script.
Amazon Prime ha ancora un grande limite: non sponsorizza come si deve i suoi prodotti, o meglio, lo fa solo con alcuni lasciando quasi allo sbaraglio gli altri. Parliamoci chiaro, in un momento in cui non si offrono spettacoli da strapparsi i capelli, cercare di trascinare il pubblico verso un titolo mi sembra il minimo sindacabile. E Good Fortune doveva essere uno di questi, per caratteristiche, per finalità e per concezione da famiglia. Sostanzialmente, per vederlo ti ci devi proprio imbattere e questo non è limite, è un burrone.
Detto questo, Good Fortune è un film con qualche pretesa ma che ha l’intelligenza di sapersi prendere sul serio nella giusta maniera. Il metodo è molto tradizionale ma perfettamente funzionante: all’inizio aggira l’argomento e poi ne entra dentro lasciando comunque una zona cuscinetto nel quale lasciare allo spettatore il suo modo di pensare. E considerando che questo come detto è un film per quasi tutte le età, la scelta è più che azzeccata. Variando la questione su quello che a me ha lasciato (l’indicazione di ripensamento da comunque un’idea chiara), credo che le sliding doors siano il succo di tutta la nostra vita e anche la più piccola decisione alla fine può essere determinante per quello che accadrà. Il film allarga esponenzialmente questo concetto dandone una dimensione quasi antitetica, ma secondo me è stato un modo per dare risalto alle sfumature. E credo che proprio queste sfumature abbiano fatto in modo che come detto più volte, il film montasse nei miei pensieri soprattutto per quel confine tra soddisfazione, complicità e rapporti a cui un po’ tutti aspiriamo.
Ripeto, nulla di trascendentale, ma alla fine fa bene ogni tanto lasciarsi cullare senza pregiudizi in un pizzico di semplicità. E Good Fortune lo fa.
Jonhdoe1978
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