
Praise This, diretto da Tina Gordon, sembra nascere dall’incrocio tra Sister Act 2 di Bill Duke, Pitch Perfect di Jason Moore, Ragazze nel pallone di Peyton Reed e una qualsiasi commedia musicale gospel pensata per il pubblico streaming.
Il risultato è un film energico, colorato, spesso simpatico, ma anche troppo prevedibile e troppo poco incisivo per trasformare il suo potenziale in qualcosa di davvero memorabile.
Ambientato nella scena competitiva dei gruppi di lode giovanili di Atlanta, il film prova a raccontare fede, musica, ambizione e comunità attraverso un percorso di redenzione già ampiamente battuto.
La protagonista è Sam (Chloe Bailey), aspirante cantante e produttrice musicale costretta a lasciare Los Angeles dopo alcuni guai e mandata dal padre vedovo ad Atlanta, presso gli zii, nella speranza che un ambiente più stabile e religioso possa rimetterla sulla retta via. Sam non si definisce credente, pensa soprattutto alla propria carriera e vede la nuova sistemazione come una deviazione fastidiosa dal suo obiettivo: farsi notare nel mondo della musica. A introdurla nel nuovo contesto è l’esuberante cugina Jess (Anjelika Washington), ragazza ingenua, calorosa, un po’ nerd e sinceramente entusiasta di avere finalmente una “sorella-cugina”. Jess fa parte del gruppo di lode della Oil Factory, chiesa modesta e improvvisata guidata dal pastore P.G. (Tristan Mack Wilds). Il coro ha più fede che talento, arrangiamenti datati, qualche membro poco definito e nessuna reale possibilità contro i Champions, il team rivale della megachiesa, molto più ricco, organizzato e spettacolare. L’arrivo di Sam, con la sua voce, il suo carisma e la sua capacità di trasformare brani pop e R&B in numeri spirituali, diventa quindi l’occasione per rilanciare il gruppo e, allo stesso tempo, per mettere alla prova le ambizioni personali della ragazza.

Quando il film canta, funziona.
Le esibizioni hanno ritmo, energia e una certa vitalità da spettacolo dal vivo. La Bailey conferma una presenza scenica notevole e una voce capace di imporsi anche quando la scrittura non le offre sfumature drammatiche sufficienti. Anjelika Washington è probabilmente la sorpresa più piacevole: il suo personaggio rischierebbe facilmente l’irritazione, ma l’attrice lo rende buffo, tenero e comunicativo. Anche alcune figure laterali, come i commentatori sarcastici ai margini delle gare o il carismatico Aaron, interpretato da Druski, contribuiscono a dare movimento a un universo corale che però resta più suggerito che davvero costruito.
Il problema è che Praise This si affida quasi sempre alla formula.
La ragazza ribelle che impara il valore della comunità, il coro sfavorito che sfida i campioni, il talento individuale che deve piegarsi a un bene più grande, il conflitto familiare con il padre Darius (Philip Fornah) che scompare per buona parte del film e torna quando serve al finale: tutto procede con una prevedibilità disarmante.

Tina Gordon dirige con mano pulita e discreta, ma senza trovare un vero punto di vista. I personaggi secondari sono spesso caricature, la comicità colpisce a intermittenza e i momenti più emotivi o religiosi raramente acquistano forza autentica.
Interessante, almeno in parte, il tono inclusivo con cui il film tratta la fede: meno sermone rigido e più invito comunitario, meno condanna e più “vieni come sei”. Ma anche questo elemento resta leggero, quasi addomesticato, mentre alcuni spunti più problematici (la sessualizzazione, il rapporto padre-figlia, o la critica alle chiese-spettacolo) vengono appena sfiorati.

Praise This non è un brutto film, ma è un’occasione mancata. Ha musica, energia, interpreti carismatici e un ambiente abbastanza specifico da meritare maggiore profondità. Invece si accontenta di essere piacevole, familiare e innocuo.
Si guarda senza fatica, ma si dimentica quasi altrettanto facilmente.
Alessandrocon2esse























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