
Ed eccoci all’altra parte della mela dell’horror 2026.
E’ indubbio, infatti, che Backrooms abbia dominato il boxoffice di settore e non insieme a Obsession creando un’onda anomale sul genere che non si vedeva da anni.
Ora, di Obsession abbia parlato e la mia considerazione è che sia un prodotto di livello assoluto, la domanda quindi è: lo stesso si può dire di Backrooms?
Prima di rispondere credo sia giusto fare delle considerazioni preliminari: Kane Parsons, il regista, ha solo vent’anni ed è stato succhiato dall’A24 dopo l’enorme successo che i suoi video youtube (ovviamente di origine horror) hanno avuto. Tra questi c’era proprio l’idea e lo sviluppo delle backrooms che altro non sono che una specie di luogo alternativo formato da un’infinità di stanze variabili che si legano alla nostra realtà attraverso misteriosi portali metafisici.
Ovviamente, fare dei racconti brevi e aperti su un argomento del genere (ma vale un po’ per ogni cosa) è una cosa, farne un film bello e concluso con una morale e una traiettoria narrativa un’altra.
Il risultato, e veniamo al dunque, è molto buono ma non ottimo/eccezionale. C’è, infatti, una parte (quella appunto delle backrooms in senso stretto) che funziona benissimo, ti crea angoscia nella giusta maniera oltre a dare la perfetta dimensione di quelle che sono. Accanto poi c’è la storia in se e qui le cose cambiano un pochino.
L’incipit e il suo sviluppo c’è da dire che per lunghi tratti reggono: Clark, è un architetto fallito titolare di un negozio di mobili e da poco, non senza drammi, si è separato dalla moglie. Per aiutarsi si avvale di una psicologa, Mary, anch’essa non priva di qualche problema. Dormendo nello showroom una notte si imbatte in un di quei passaggi e trova, appunto, l’universo backrooms.
Come detto, questo percorso iniziale è intrigante e crea un enorme aspettativa soprattutto in considerazione di capire di o cosa abita questa dimensione. Ecco (non c’è del vero o proprio spoiler, però dò comunque il consiglio di leggerla a visione fatta) qui, e intendo la seconda parte, credo che il film resti un po’ appeso cercando di dare una moralità e un messaggio intimista non completo. Mi spiego. Se l’intenzione era unire la follia a quell’ambiente credo che il tempo dedicato sia stato troppo poco soprattutto in considerazione della durata della prima parte. E’ vero che in qualche modo c’è una conseguenza logica e di comportamento ma credo che si potesse esasperare un attimo il concetto. Cosa che invece si è fatta correttamente nella parte finale che ha avuto il gran merito di non svilire il concetto stesso delle backrooms lasciandolo un luogo mistico senza una definizione chiara. Sotto questo aspetto credo che la versione Exstended (ci sono circa 15 minuti in più dopo i titoli di coda) sia bellissima e renda veramente omaggio all’idea stessa del suo autore.
E soprattutto, cosa che la fine “normale” non aveva fatto in pieno, fa aumentare la voglia di saperne di più di questo spazio alternativo, cosa che evidentemente si farà. Tralasciando la parte politica, di per sé anch’essa infinita, le possibili evoluzioni di questo mondo sono infatti senza limiti ma il merito di voler continuare a sapere sta nell’impostazione data e fatta. Sostanzialmente il rischio appiattimento è stato scavalcato in pieno.
Tutte queste considerazioni, in primis la non perfetta coincidenza di performance tra idea di base e sviluppo dei singoli personaggi, mi porta a chiedermi perché lo stesso Parson, che ha dimostrato un’abilità tecnica elevatissima, non si sia occupato anche della sceneggiatura. Non c’è una risposta ufficiale ma l’impressione è che l’A24 abbia voluto vertere più verso il compromesso che altro. Una sorta di andare sul sicuro. Utilizzare infatti, un personaggio labile in un posto labile è sinonimo di accettazione soprattutto perché le stesse backrooms sono esse stesse un luogo labile e privo di fondamenta. Poi ovviamente, visto l’enorme successo hanno avuto ragione loro ma sono convinto che se un continuo ci sarà (non ho quasi dubbi) il giovane regista vorrà mettere più di suo e la cosa mi sembra molto interessante.
E veniamo alla domanda iniziale e quindi a quel paragone tra Obsession e Backrooms. Se parliamo di pura idea iniziale non credo ci sia dubbio che Backroom sia superiore, in particolar modo perché apre un mondo nuovo, pauroso, non toccabile e asfissiante, ma su tutto il resto non c’è partita. Obsession è pieno in ogni aspetto e unisce storia, idea, horror, moralità e abisso ovunque non avendo praticamente mai pause.
Semmai il problema (per modo dire) sarà per il proseguo (anche per l’opera di Curry Barker si parla del secondo) perché dal mio punto di vista le cose potrebbero invertirsi completamente, proprio per il fondamento della storia, facendo perdere un po’ la strada al primo (rischio ripetività) e al contrario far piombare il secondo in un ancora più conturbante, attraente e claustrofobico mondo.
Jonhdoe1978
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