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Rustin Cohle di Jonhdoe1978

⭐5 Agosto 2023 ⭐ Contrassegnato con: Recensione Rustin Cohle, Rustin Cohle, Rustin Cohle Recensione

Rustin Cohle Interna

Nome: Rustin Spencer “Rust” Cohle

Segni Particolari: Prende appunti su un enorme quaderno, da qui il soprannome: l’esattore.

Attività: Poliziotto, Reparto Narcotici, Detective e…Barista

Periodo di attività: Dal 1995 al 2012, ma non è detto che non sia ancora in giro…

Sin dai tempi antichi si ritiene che la genialità e l’intuito nascano dalla follia e/o dalla sofferenza. La teoria nasce dal fatto che in queste ultime due condizioni le nostre stimolazioni vengono portate all’eccesso raggiungendo quindi lo stesso livello, appunto, del genio. No, tale supposizione, seppur in perfetto suo stile, non è di Rust, ma per qualche motivo me la ha riportata in mente.

Se in un qualcuno dovessi cercare l’abisso, inteso come quel senso invadente di disperazione e ricerca di aiuto, sarebbe proprio in Rustin Cohle, uno dei personaggi più introspettivi, materialisti e pessimisti che la storia cinematografica ricorda. Perennemente con la sigaretta in mano, il vizio che non ha mani neanche cercato di abbandonare, dopo lo shock di una figlia persa e il tentativo di autodistruzione susseguente, sulla falsa scusa di un’indagine per droga, si trasferisce in Louisiana alla ricerca di un po’ di aria, trovando invece la crepa definitiva per la sua anima. Una crepa lunga e dolorosa durata ben 17 anni e nella quale luce e oscurità si sono alternate, con la seconda che molto spesso (una dei suoi motti è: Tocca l’oscurità e l’oscurità ti toccherà a sua volta) diventa l’indubbia protagonista. Si butta nell’indagine come se fosse l’enigma dell’esistenza della vita, subendo la sconfitta nello stesso modo in cui si sta per affrontare la roulette russa con una pistola completamente carica, riuscendo a fermare il dito sempre un millimetro prima dell’inevitabile.

Magnetico, con una dialettica superiore e un pensiero analitico più veloce del 90% di chiunque altro, trova la sua forza e il suo più grande limite proprio nell’idea del suo mondo che considera come il suo schiavo e il suo padrone. Il Re Giallo diventa quasi lo specchio della sua utilità, la risoluzione quasi completa della sua supremazia morale nei confronti di tutto il resto, di tutto il mondo. E non è, infatti, un caso che un bagliore lo trovi proprio sia quando sembra aver risolto il dilemma che quando, finalmente, lo risolve realmente. L’ultimo monologo sulla sua compagna oscurità e di una bellezza estrema e non tanto per l’immagine astratta che noi riusciamo a dargli mentre l’ascoltiamo, quanto per l’ennesima realizzazione che tutti e dico tutti, brilliamo solo grazie alla luce di chi amiamo. Quando questi ci lasciano, nel caso di Rust, figlia e padre, ogni cosa diventa in bianco e nero e tutto si trasforma, rubando una famosa frase di Figth Club, nella copia di una copia di una copia…

Matthew Mcconaughey è qui alla sua interpretazione più grandiosa. La sua intimità è dilagante, cosi come la sofferenza e la materializzazione di come un uomo giorno dopo giorno possa picconare la propria anima. Senza volerlo ti trascina nel suo mondo disintegrato e paradossalmente ci troviamo bene, e non perchè ne condividiamo pienamente il contenuto, in certe cose comunque non posso che ritrovarmici, ma semplicemente per una sorta di abbraccio cinematografico. In pratica, è troppo travolgente al di là della singola morale per non stargli accanto.

Credo che ti sbagli…sul cielo stellato.
In che senso?
Una volta c’era solo l’oscurità. Se me lo chiedessi, ti direi che la luce sta vincendo.

Queste sono le ultime parole di Rust e, facendo la somma di tutto quanto detto, sono metaforicamente (meraviglioso anche questo dialogo) il supremo esempio che esiste sempre un qualcosa, una minuscola possibilità che qualcuno, persona o evento, riesca anche all’ultimo istante a prenderti la mano salvandoti da un buio tutt’altro che piacevole. Si, parliamo di speranza, del non è mai troppo tardi, di capire che al di là del niente, delle storture del mondo e della solitudine quale panacea del dolore esiste qualcos’altro. Non sapremo mai se questo qualcos’altro in Rust rimarrà un momento o una nuova strada per il tempo rimasto, ma a me piace pensare che sia così (che rimanga) e che al di la di tutto, il genio, chiudendo il cerchio, prende si spunto dalla sofferenza e dalla follia, ma possa rimanere tale anche nell’esserci e nel lucido credere.

Jonhdoe1978

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