
TITOLI DI TESTA: vai tigre.
TRAMA: ci sono film che raccontano la nascita di un supereroe. E poi ci sono film che raccontano cosa significa diventarlo. Spider-Man di Sam Raimi appartiene alla seconda categoria. Oggi può sembrare impossibile pensare a un film di supereroi senza avere negli occhi decenni di universo condivisi, battute e rimandi continui a capitoli precedenti, CGI onnipresente e personaggi che sembrano sapere perfettamente di essere dentro un fumetto. Nel 2002, però, Raimi ne prende uno conosciutissimo e fa una cosa sorprendentemente semplice: racconta Peter Parker.
Peter è un ragazzo timido, impacciato, innamorato della ragazza sbagliata e incapace di trovare il proprio posto nel mondo. Tobey Maguire è fondamentale proprio per questo. Il suo Peter non è un ragazzo cool che improvvisamente riceve dei poteri. È un ragazzo qualunque che riceve qualcosa di straordinario e deve capire cosa farsene. Il morso del ragno cambia il suo corpo, ma non la sua testa. All’inizio Peter prova i suoi poteri per curiosità. Li usa per guadagnare, per impressionare Mary Jane, per sentirsi finalmente qualcuno. Ed è proprio quando decide di non intervenire davanti a un criminale che arriva la morte di zio Ben. Da quel momento tutto cambia.

Con quella faccia un po così…
La famosa frase sulla responsabilità non è semplicemente una morale da supereroe. Diventa una condanna. Peter sa di aver potuto fare qualcosa e di non averlo fatto. Spider-Man nasce quindi dal senso di colpa prima ancora che dal desiderio di fare del bene. Ed è questo che rende il personaggio così diverso da molti supereroi contemporanei. Peter non vuole essere Spider-Man. Semplicemente (mica tanto) deve.
Mary Jane rappresenta invece la vita normale che Peter vorrebbe avere. La guarda da lontano, la idealizza, la ama senza riuscire a dirglielo. Il suo problema è che più diventa Spider-Man, più quella vita gli sfugge. Il costume gli permette di essere ciò che vorrebbe essere, ma allo stesso tempo gli impedisce di vivere come vorrebbe. Poi arriva la nemesi…Norman Osborn. Willem Dafoe trasforma il Green Goblin in una presenza folle, teatrale e inquietante. Norman un uomo che vuole controllare tutto e che finisce divorato dal potere. È anche il primo grande specchio di Peter: entrambi ricevono qualcosa che li rende più potenti, ma scelgono di reagire in maniera completamente diversa. Peter capisce che avere potere non significa avere il diritto di usarlo come si vuole.Norman no. Lo scontro tra loro npn è una semplice battaglia tra eroe e cattivo. È lo scontro tra due uomini che hanno ricevuto un potere straordinario e hanno scelto due strade opposte.

Qui è dove i sensi di ragno non hanno funzionato…
Raimi mette in scena tutto questo con una sensibilità molto particolare. C’è il fumetto, naturalmente, ma c’è anche l’horror, il melodramma, la commedia e persino una certa innocenza da cinema romantico. Le inquadrature dal punto di vista di Spider-Man, i movimenti impossibili della macchina da presa, la musica di Danny Elfman, la cifra stilistica di Raimi (Darkman torna ad urlare “presente” più e più volte) e quel costume diventato immediatamente iconico costruiscono un mondo che non cerca di essere realistico. Cerca di essere fumettistico. E funziona proprio perché Raimi non ha paura di esserlo.
TITOLI DI CODA: ci sono momenti che oggi (2026) possono sembrare ingenui. Su alcuni effetti speciali sembra esserci un po di polvere sopra. Alcune battute sono figlie di un cinema che non esiste più. Ma c’è un elemento fondamentale: la sincerità. E soprattutto c’è una scena che riassume perfettamente la filosofia del personaggio: Peter che, dopo aver scelto definitivamente di essere Spider-Man, si lancia tra i palazzi. Non sta semplicemente volando. Sta accettando la propria responsabilità. Il primo Spider-Man non è perfetto. Ma ha un merito enorme: ha dato al pubblico (e al mio immaginario) un Peter Parker che non era soltanto un supereroe. Era un ragazzo. Con tutti i problemi di quell’età strana, dove si perde, si ama, si soffre…ma alla fine dove tutti continuiamo ad andare avanti. Tobey Maguire per me sarà sempre il mio Spider-Man: non perché sia stato il primo, ma perché è stato quello che ha fatto capire a tutti noi chi c’era davvero dietro quella maschera.
EXTRA: le ragnatele organiche (da quel matto di James Cameron).
Mklane
P.S: se vuoi farti male, leggi questa sviolinata dedicata a Tobey Maguire proprio qui.
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