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Darkman (1990) A Sei Mani

⭐5 Luglio 2025 ⭐

Darkman Interna

TRAILER: viuuuuulenzaaaaaaa!

TRAMA: pe parlà de sto pezzo de cinema non basterebbero 300 parole, infatti cercherò d’usarne di più. Prima de andà a cercà tutti li pezzi de merda der pianeta, Liam Neeson era scienziato a Tor Vergata dove lavorava su na pelle sintetica pe aiutà i poveracci sfigurati…roba che per 90 c’aveva già la stampante 3d. Purtroppo stava pure insieme a una tipa che nun se faceva li cazzi sua così, e certi birbaccioni, ingaggiati da quel pezzo de regista de Joel Coen, danno foco ar laboratorio. E Liam? Stava dentro a coce come er barbecue.

In teoria morirebbe comunque, ma Liam no. Riporta solo ustioni che lo fanno sembrà na salsiccia de fegato bruciata, ma co la rabbia de n’romano in tangenziale senza aria condizionata, inizia la sua vendetta contro quei gentiluomini che l’hanno ridotto così.

Vestito che pare n’incrocio tra na mummia e n’barbone, rimette in piedi er vecchio laboratorio pe fasse le maschere de Big Jim, così quanno ammazza la gente lo pò fà pure co la faccia de Gabriel Garko.

E via di gente co le mitragliette al posto delle rotule, er cugino de Putin cattivo de turno, green screen fatti male, Liam a cui se squaglia er viso come na provola in padella, conigli rosa che guai a nominalli, e momenti de scapocciamento vari che te fanno dì “Ma sotto tutte quelle bende non è che ce stà Nicolino Cage?”.

La regia è de quel matto de Sam Raimi al suo primo film co i piccioli: zoom impazziti, montaggio frenetico, sovrapposizioni che Windows Movie Maker se le sogna e la sensazione de guardà na giostra co i freni rotti. Un mix Frankenstein, Il Fantasma dell’Opera e La Polizia s’incazza, tutto frullato dentro na bottiglia de benzina accesa co l’accendino.

Voto 7.3/10

Mklane


Sam Raimi è stato un visionario meraviglioso. Dico è stato perché dal 2009 in poi, dall’uscita di Drag Me to Hell per intenderci, è un po’ sparito dai radar. I motivi sono diversi e non è questa la seda per parlarne. Tra i suoi lavori che hanno segnato un genere non può non fare parte Darkman, un film quasi sperimentale e, per il periodo, visivamente fuori schema. Immagini in sovrapposizione, cambiamenti improvvisi di prospettiva e sfondo e soprattutto, un’idea di base che solo un genio poteva concepire. Il film trasuda anni 80/90 da tutti i pori, ma ha anche tutti gli elementi portanti di quella che sarà la filmografia di genere (per gli effetti) dell’inizio anni duemila.

Dentro i 90 minuti del film, come ogni progetto di Raimi, non ci sono solo immagini (e che immagini!) ma anche una motivazione e quindi una morale complessiva. E non mi riferisco al gioco a eliminazione dei cattivi (questo, rimandando a quanto detto, classico di quegli anni), ma al senso del progresso e al fatto che un trauma ci cambia non solo fisicamente ma anche spiritualmente e, soprattutto, che i cambiamenti possono essere incontrollabili. Insomma psiche e corpo che in maniera inversamente proporzionale cambiano e si trasformano cercando un nuovo equilibrio.

Darkman è la dimostrazione evidente di come la percezione della cinematografia sia profondamente cambiata nel tempo. La trama è piena di semplificazione e salti narrativi appiccicati, ma funziona maledettamente e tutto va esattamente come dovrebbe. Si è invasi dal contesto, dal momento, dalle ripercussioni e dal senso opposto del supereroe che cosi diventa stranamente vicino e condivisibile. Anche l’appeso finale è corretto, funzionale, al limite dell’intimo aiutato, c’è da dirlo, dalle parole finali che negli anni sono diventate quasi un epitaffio di un certo genere di film.

In quel periodo, e qui chiudo, non c’erano i supereroi per come li conosciamo oggi, era tutto più estemporaneo e per certi versi più attaccato alla realtà anche se con mezzi evidentemente più scolastici. Questo comportava un modo diverso di approccio e quindi di arrivo al nocciolo della questione. Poi come sempre c’erano i progetti sbagliati e quelli indimenticabili e posso dire con cognizione (a mio avviso anche visivamente regge ancora oggi) Darkman fa parte di questa seconda categoria.

Voto 7.2/10

Jonhdoe1978


Nel 1990 Sam Raimi, reduce dai deliri horror della saga de La Casa e frustrato dal mancato accesso al mondo dei cinecomic ufficiali, decide di crearsi da solo il suo supereroe.

Nasce così Darkman, una creatura che è insieme omaggio e reinvenzione: figlia dei mostri classici della Universal, cugina del Fantasma dell’Opera e sorella bastarda dei vigilanti mascherati dei pulp anni ‘30.

Non un cinecomic tratto da un fumetto, ma un cinecomic che sembra uscito da una tavola illustrata.

Visto per intero solo dopo anni, dopo aver rubacchiato piccole scene qua e là a causa del Parental-Control “vivo” (i miei genitori) che mi impediva di guardare horror e film contenenti violenza in generale, la pellicola racconta la storia di Peyton Westlake (Liam Neeson), scienziato brillante, lavora a una pelle sintetica rivoluzionaria. Quando la sua compagna Julie Hastings (Frances McDormand) si mette contro i poteri forti della città, Peyton viene brutalmente aggredito e sfigurato. Creduto morto, sopravvive grazie a un esperimento medico che annulla il dolore fisico ma lo rende preda di rabbia e squilibri. Dall’abisso di questa trasformazione nasce Darkman: figura tragica, mostruosa, assetata di vendetta e incapace di reinserirsi nel mondo che ha perso.

Raimi orchestra la metamorfosi del protagonista come una discesa agli inferi.

Il superpotere di Darkman è anche la sua condanna: non sentire dolore lo disumanizza, e le sue maschere sintetiche diventano emblema di un’identità ormai perduta. La vendetta è l’unico scopo, il ritorno all’amore solo un’illusione.

Come Frankenstein o Clayface, Darkman non evolve: involve, diventando mostro nell’anima ancor prima che nel volto.

L’ibridazione di Raimi tra horror, melodramma romantico e fumetto pulp trova una sintesi travolgente in una messinscena virtuosistica, fatta di soggettive impossibili, ironia slapstick, dissolvenze ardite e violenza surreale. Ogni inquadratura è dinamica, espressionista, volutamente sopra le righe. Il dolore fisico si fa cinema del corpo, la sofferenza psicologica esplode in traiettorie visive iperboliche. A contenere tutto questo caos creativo, c’è la prova intensa e generosa di Neeson, trasformato in icona tragica prima ancora che in eroe.

Darkman non è solo il primo passo di Raimi verso quella che sarà la sua trilogia di Spider-Man, è un atto d’amore verso un cinema che muta, che si contamina e che, soprattutto, osa.

Un film che ha anticipato molto di ciò che il genere supereroistico sarebbe diventato, restando, al contempo, un oggetto strano, malinconico e furiosamente libero. Come il suo protagonista.

Voto 7.1/10

Alessandrocon2esse

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Darkman

Darkman
7.2

Valutazione Complessiva

7.2/10

SCHEDA

  • Regia: Sam Raimi
  • Anno: 1990
  • Durata: 96'
  • Genere: Fantascienza/Thriller

Interazioni del lettore

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