
La coda di E’ andata cosi, film presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma, è stata di un lunghissimo applauso, probabilmente uno dei più lunghi da quando seguo questa kermesse, ed è stato più che meritato. La nuova creatura di Gianni Zanasi, infatti, ha avuto la capacità sia di rapire la nostra parte ludica (non ricordo quante risate di pancia ho fatto) che di lanciare qua e la messaggi sui quali riflettere, fine in primisi. Un mix a tratti travolgente e che credo e spero abbia dei giusti riconoscimenti.
Elisa, una giovane ragazza di 16 anni, dopo aver visto il suo ragazzo baciarsi con un’altra, senza coscienza, si taglia una vena. L’evento richiama l’attenzione sia ovviamente della madre Cecilia che quella degli uomini, compreso il padre, della sua vita.
Ho cercato di sintetizzare ma la trama è un po’ più complessa di cosi e anche se poi è di facile fruizione, metterla nei giusti binari significherebbe dire troppo del film. Andando a metaforizzare credo che la storia sia una sorta di grande processo di espiazione che tutti i personaggi fanno, ognuno per i propri motivi e ognuno per l’età e l’attitudine che ha. Quello che sorprende di questa produzione, come accennato, però non è il fine ma il modo con il quale lo si raggiunge. Questo andare nell’inferno personale e sorseggiare vino con i propri demoni avviene attraverso molta comicità e situazioni di pure commedia cosa che cosi ha permesso al racconto di prenetrarti prima la pelle e poi il cuore, lasciando evidentemente il segno. Quando, infatti, si ride di gusto, le difese per la soddisfazione si abbassano e le cose fluiscono meglio e con più intensità. Cosa che appunto è successa.
Soprattutto la parte centrale, che poi è anche quella più intensa anche a livello emotivo essendo il passaggio fondamentale della definizione dei personaggi, ha raggiunto livelli altissimi e questo, merito immenso, senza smarrire mai il percorso generale. Sostanzialmente le battute e le gag erano completamente e splendidamente indirizzate verso l’obiettivo senza mai essere o sembrare quindi fini a se stesse. Insomma, tutto odorava di percorso.
A differenza di quello che si potrebbe pensare, che poi è uno dei temi maggiormente usati nella cinematografia e nelle storie di questo tipo in generale, questo processo di espiazione non porta assolutamente alla ricerca di una seconda possibilità. E’ più che altro un processo di accettazione e di consapevolezza legata però maggiormente al presente (il futuro è più rado) che al passato. Certo, il passato c’è ma, come dice nel suo monologo Christophe, è solo un qualcosa che ci logora e come tale non va cavalcato con tutto noi stessi.
Questo in qualche modo trovarsi (non ritrovarsi) ha anche la conseguenza, direi ovvia, di ridistribuire anche il modo con il quale si rapportano tra di loro e come riflesso, con gli altri. Sembra lapalissiano, ma quando cambiamo le prospettive cambiamo anche il modo di vedere le cose e quindi anche i rapporti. Questa evoluzione nel film è evidente e anche profondamente soddisfacente per il significato che vuole avere.
Se il film ha regalato risate su risate gran parte del merito va a Valerio Mastandrea, vero mattatore della pellicola. Il personaggio è bellissimo ma lui lo rende immenso. Ho provato a fine visione a trovare un altro attore che magari avrebbe potuto farlo al posto suo, non ci sono riuscito. I suoi tempi, le sue movenze, il suo essere quasi un’emanazione della gente comune, ha dei tratti unici e quindi introvabili. Detto questo, tutto il cast è stato all’altezza e per una volta, non lo faccio mai, va nominato: Michele Riondino, Valentina Lodovini, Pier Luigi Pasino, Leonardo Lidi e Alma Teresa Giardina.
In un ambito di soddisfazione e appagamento c’è però una cosa che mi è venuta in mente durante e dopo la proiezione: l’ambito di fruizione. Questo evidentemente è un film che difficilmente può avere lo stesso impatto fuori dai nostri confini. Lo slang delle battute è troppo preciso (e bello) per avere una traduzione e anche se si lascia l’audio uguale e i sottotitoli (è come l’ho visto io), la traduzione si perde e non incontra la fonetica. Ed è un vero peccato.
E’ andata cosi è veramente un bel pezzo di cinema, per la sua completezza riesce a farti stare bene e a lasciarti un gran bel sapore, che dura per ore. Se proprio devo trovare un difetto è la gestione degli ultimi 20 minuti. Non per il significato e l’intenzione, corretti per quello che si voleva dire ma per il mezzo. Ci sono stati almeno un paio di momenti in cui c’era la possibilità di metterci una battuta all’altezza di quanto già visto e invece si è abbassato un pizzico il tono. Per carità, il momento era l’apice di quella redenzione di cui si diceva, ma tutta la pellicola lo era e non era necessario cambiare leggermente il tiro per esaltare la parte più intima. Andava già benissimo come si era fatto.
Detto questo, e concludendo come ho iniziato, E’ andata cosi merita applausi convinti e vi consiglio vivamente di andare al cinema e godervi lo spettacolo.
Jonhdoe1978
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