
Per una strana forma mentis, associamo spesso un luogo a un qualcosa. Molto spesso questo accade per una persona o un evento particolarmente stimolante, in altri casi attraverso, come in questo caso, un racconto. E’ indubbio, infatti, che per gli amanti delle serie tv e della settima arte in genere Birmingham ha un solo slogan: I fottuti Peaky Blinders! Tutto questo per dire che vedere Joe Cole in una storia ambientata proprio nella contea metropolitana delle West Midlands è stato un modo perfetto per introdurla e darle, anche solamente inconsciamente, un contorno ben chiaro.
Il film si sofferma sul rapporto di 5 amici all’alba dei 30 anni e dal rapporto che li ha legati dall’infanzia e che tra una problematica e l’altra li lega.
I See Buildings Fall Like Lightning è stato presentato alla Directors’ Fortnight di Cannes (il festival indipendente e parallalo del festival di Cannes) per poi atterrare (che poi è dove ho avuto l’opportunità di vederlo) alla Festa del cinema di Roma nella categoria Progressive.
Clio Bernard sulla base dell’omonimo romanzo di Keiran Goddard, ci porta nei meandri della crescita e cioè nella fase dove la superficialità si accompagna alle difficoltà della vita. Per farlo, utilizza uno spettro abbastanza grande (al di là del confine sociale di provenienza dei protagonisti) e questo probabilmente per coinvolgere il maggior numero di possibilità e fattispecie. Nonostante lo sfondo principale rimanga le difficoltà sociali ed economiche dei personaggi (escludendo proprio il personaggio di Joe Cole), infatti, la sensazione è che il 360 gradi sia più importante dei singoli angoli e questo secondo me è la forza e il limite di questa produzione. Limite perché alla fine non tutto è stato approfondito come si sarebbe potuto fare e in certe circostanze, direi quasi ovviamente, si è andati in filo troppo veloci. Forza perché questa quasi ominiocomprensione avvolge maggiormente permettendo a ogni spettatore di trovare almeno in parte la sua dimensione nella quale trovarsi. Non dico identificazione, il contesto è comunque settoriale (pensiamo solo al titolo), ma almeno a livello morale questo è possibile. Sempre a livello morale in alcuni passaggi c’è un filo di retorica di troppo ma la bravura è stata proprio tenerla a bada riuscendo ad arrivare e dare cosi il messaggio corretto.
Detto questo, la cosa o meglio, il passaggio che più ho apprezzato (attenzione da qui un minimo di spoiler ci sarà) è il fatto che l’evento più nefasto ha coinvolto quello dei 5 protagonisti che in qualche modo aveva il/i problemi più “normali”. E’ stato come dire, almeno per come l’ho vista io: guarda che il buio può arrivare da qualsiasi direzione e non sempre dallo squarcio più evidente. E devo dire che qui la preparazione è stata molto accurata e soprattutto gestita con sensibilità spiccata (mostrare cinematograficamente la discesa nervosa di una persona attraverso scale narrative morbide non è proprio la cosa più facile del mondo). E se anche la singola gestione dei personaggi non è stata male (forse un pizzico veloce quella di Oli, almeno per il passaggio di redenzione) non proprio all’altezza quello del trilatero amoroso (almeno se paragonato proprio a quello citato della discesa di Conor). Tralasciando la nascita della questione, quello che non mi ha convinto è l’evoluzione di questa specie di tragedia sia dal punto di vista emotivo che situazionale. Sostanzialmente credo che sia un evento cosi devastante (morte esclusa) che i danni sarebbero dovuti essere più dirompenti e soprattutto molto più sofferti. Per carità, capisco la necessità del tempo ma una volta sparato il colpo non si può dire poi dire che era parzialmente a salve.
Due note di merito a mio avviso vanno alla colonna sonora, meravigliosa specialmente all’inizio e alla fine, e all’attenzione che Clio Bernard ha dato proprio alla fruizione del film. Ho avuto la netta impressione che quest’ultimo sapesse di trovarsi davanti a un prodotto già funzionante di suo e che quindi non voleva un’eccessiva spinta per arrivare. In casi del genere ci vuole poco a fare danni.
Crescere alla fine è una gran bella cosa a patto che si sia in grado di gestire i passaggi. La vita infatti, è bella proprio perché ti porta a step sempre diversi senza per questo, ed è essenziale, smarrire proprio tutto quello che è stato e si è fatto. Alcune cose, anche molto fanciullesche, hanno la necessità di rimanere cosi come la percentuale di cazzate da fare. In questi passaggi i rapporti di amicizia e di amore diventano non importanti ma fondamentali se non altro perché hanno l’enorme ruolo di riportarci nella giusta direzione nei momenti di deraglio e di ricordarci da dove siamo venuti. E sono cosi fondamentali che spesso ci fanno cambiare redistribuendo le nostre necessità e i nostri parametri di accettazione ed errore. I See Buildings Fall Like Lightning ci vuole appunto parlare di questo mondo/confine dando ovviamente la sua di visione e questo senza però stroncare quella personale di ognuno di noi. Che poi quel cuscinetto di perdono, ed è il passaggio finale di questa storia, è fondamentale e quasi oggettivo in ogni rapporto rimane evidente, e attenzione (e questo il film ce lo dice benissimo) non solo per chi fa il torto ma anche per chi lo subisce…quando qualcuno perde una persona (metaforicamente), infatti, il sangue è sempre bilaterale e le ferite quasi di pari intensità.
Jonhdoe1978
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