
Ogni argomento è degno e soprattutto opportuno di essere affrontato. Quello che varia è la capacità di farlo o meglio, l’inclinazione che si riesce ad avere su quel tipo di tema.
Senza nascondere la mano o far finta che sia tutto uguale, un film sulla religione o nel caso specifico su Gesù crea una valutazione sociale diversa e questo perché l’argomento è uno di quelli che divide socialmente e che crea più fraintendimenti in generale.
Cappello finito (e garantisco che non è un materasso per atterrare), non posso nemmeno io nascondere la mano e quindi dico con tranquillità che Oh mio Dio! è una delle cose peggiori che ho visto negli ultimi anni. Vederlo in molti momenti mi ha creato imbarazzo soprattutto perché non sono proprio mai riuscito a capirne la finalità compresa evidentemente, la principale: traslare temporalmente la vita di Gesù al mondo attuale armonizzandone messaggio e mezzi.
Il problema secondo me è cha la storia si è presa troppo sul serio scivolando in banalità, incomprensioni e morali correlate non altezza o comunque gestite ancora peggio di quelle principali. Ne è venuto fuori un tritatutto pesante, inutile e controproducente proprio all’intenzione del e dei suoi autori.
Aggiungo, a corollario e a chiudere, qui ovviamente entriamo nel personale, che la religione è cambiata e questo al di la del modo con cui uno si approccia ad essa. Questo cambiamento ha portato a una comunicazione diversa, non dico meno asfissiante, ma diversa. Creare una storia con quella teologia cosi pressante ripercorrendo alla fine leggende conosciute (ovviamente forzandole) e questo senza mai dare aria al racconto a cosa serve? Mi verrebbe da dire a poco ma la verità è che non serve a nulla.
Voto 0.5/10
Jonhdoe1978
TITOLI DI TESTA: oh Gesù!
TRAILER: C’è una domanda che l’umanità s’è posta per duemila anni: “Che succederebbe se Gesù tornasse sulla Terra?”. Giorgio Amato nel 2017 decide di rispondere. E la risposta è che poteva evità de fasse sta domanda.
Gesù torna a Roma, si mette la tunica, si fa crescere barba e capelli e comincia a predicare. Solo che stavolta c’ha pure due cameraman che lo seguono 24 ore su 24, perché evidentemente pure il Messia ha capito che senza contenuti social non vai da nessuna parte. Fa miracoli, cammina sul Tevere, guarisce gente, resuscita li morti, raccogli undici apostoli per strada…ma c’è un problema.
Il film vuole parlare dell’indifferenza della società moderna, della perdita della fede, dell’egoismo, della religione, della povertà, praticamente vuole risolvere duemila anni di storia dell’umanità in 96 minuti, ma lo fa con la profondità di un post su Facebook scritto (male) alle tre de notte.
L’idea poteva essere pure interessante: Gesù torna davvero e nessuno lo riconosce perché ormai siamo talmente abituati alle bufale che pure un miracolo sembra una televendita. Peccato che il film confonda la provocazione con la predica e la satira con una recita scolastica. Un film cristiano, ma manco troppo per le parolacce che dirai se decidi di guardarlo.
Voto 0/10
Mklane
L’idea, sulla carta, avrebbe persino qualcosa di interessante: cosa accadrebbe se Gesù tornasse oggi, nel pieno di una società disincantata, individualista e impermeabile ai propri stessi valori dichiarati? Giorgio Amato costruisce Oh mio Dio! attorno a questo spunto, scegliendo la forma del mockumentary e seguendo un nuovo Cristo per le strade di Roma, accompagnato da due cameraman incaricati di documentarne miracoli, predicazioni e incontri con i nuovi apostoli.
Il problema è che tra idea e film si apre un abisso.
Gesù (Carlo Caprioli) appare durante la messa di Natale, richiama l’umanità al comandamento dell’amore, recluta discepoli tra disoccupati, imprenditori falliti, baristi, controllori e persone comuni, incontra una moderna Maddalena (Giulia Gualano) e compie (ridicoli) miracoli aggiornati al presente.
Il materiale avrebbe consentito una satira feroce sull’egoismo contemporaneo, su l’ipocrisia religiosa, sul rapporto tra fede, istituzioni e spettacolarizzazione e molto altro ancora, ma Amato resta perennemente in superficie, limitandosi a esporre situazioni senza trasformarle in vera analisi.
Peggio ancora quando il film prova a prendere posizione. Alcuni passaggi, come la condanna di una pratica abortiva legale o la guarigione di una paziente psichiatrica attraverso un esorcismo, risultano più anacronistici che provocatori. Per non parlare della componente politica, presente nei riferimenti all’immigrazione, all’esclusione sociale e al culto del benessere personale, che non trova mai abbastanza forza da diventare, anche solo lontanamente scomoda.
Nemmeno il linguaggio del falso documentario riesce a salvare l’operazione. L’alternanza tra finzione e momenti da candid camera è incerta, la fotografia e la messa in scena denunciano pesantemente il basso budget e la recitazione oscilla tra rigidità e la recita della Pro Loco di provincia per “ragazzi speciali”.
Più che un lungometraggio indipendente, in diversi momenti sembra di assistere a un cortometraggio dilettantistico allungato ben oltre le proprie possibilità.
Qualche intuizione resta, così come l’ambizione di raccontare una società che probabilmente ignorerebbe Cristo anche qualora tornasse davvero. Ma sono frammenti sepolti decine di metri sotto una scrittura fragile, una regia poverissima e un tono incapace di essere davvero né comico, né drammatico, né satirico e né spirituale.
Oh mio Dio! non fallisce perché osa troppo, ma perché osa pochissimo pur partendo da un’idea che avrebbe richiesto esattamente il contrario.
Novantacinque minuti di bestemmie.
Voto 0.3/10
Alessandrocon2esse
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