
Nonostante alla fine siano la maggior parte, non è mai facilissimo parlare dei film di mezzo, quelli per intenderci che non splendono completamente ma che hanno comunque qualche elemento qua e la che non li rende proprio da buttare.
Ovviamente questo cappello per dire che The Forgotten fa parte di questa categoria.
L’incipit non è male ed ha l’enorme merito di essere limitato nel tempo. A mio avviso, infatti, un dilungamento delle presentazione delle carte in tavolo, visto poi lo sviluppo, sarebbe stato sproporzionato e quindi non cosi ficcante come alla fine è stato. Sostanzialmente Telly Perretta (Julienne Moore) scopre che il lutto che sta affrontando, la morte del figlio di 9 anni, è frutto solo della sua mente. Non accettando tale realtà, comincia la sua ricerca di quella che a conti fatti è solo una sua sensazione (nessuno ricorda l’esistenza del figlio).
Come è facile da intuire finisce qui la fase interlocutoria e inizia una lunga fase intermedia che poi porta la storia alla conclusione. In questa, quella intermedia, l’azione la fa quasi sempre da padrona senza per questo tralasciare, ed è un merito, le spiegazioni di quello che sta perxf/o è successo. E se la combinazione alla fine funziona ed è apprezzabile quello che lascia perplessi è proprio il contenuto e quindi il motivo e il cuore della storia. Il racconto in molti momenti sembra sfibrato e il rapporto cause/conseguenze molto labile soprattutto perché non permette una totale immedesimazione in quelle che sono le dinamiche. Fortunamente Joseph Ruben è un buon regista e nel momento più piatto del film tira fuori 3 / 4 momenti di cinema che rialzano l’attenzione evitando di far affondare, o meglio, rendere completamente mediocre il progetto. Questa linea di galleggiamento (l’immagine che ho avuto è di una persona sul serf che in un modo o nell’altro è riuscita a tenere la tavola a galla) ha perso il suo equilibrio nei minuti finali assolutamente confusi e tirati per i capelli. Perché se la morale è chiara, anche se comunque opinabile nell’economia sia generale che del film nello specifico, la costruzione da troppe cose per scontato e non riesce a spiegare e/o a far accettare le nuove/vecchie dinamiche. La sensazione di frattura, nonostante l’intenzione sia proprio quella contraria, è netta e quello che viene percepito è che si sia trovato un modo per risolvere dicendo e facendo il minimo possibile. E se questo da una parte non è proprio un demerito (esagerare è sempre pericoloso quando si parla si Sci-Fi) dall’altro è evidentemente una semplificazione, ovviamente se impostato come in questo caso, che allenta il messaggio e la morale. Messo come è stato messo, infatti, non riesce a regalare allo spettatore il senso circolare dei rapporti che cosi arriva quasi esclusivamente per condizionamento mentale personale che per raffigurazione del film.
Nella recensione di Still Alice ho detto come Julienne Moore non mi ha mai coinvolto più di tanto esaltando però quella specifica interpretazione. In The Forgotten si ritorna al mio pensiero originale e quindi a una prova sufficiente e senza un appeal di livello. Anche Domenic West rimane sul chi vive e non da per quello che sono le sue possibilità (in quel periodo ne ha fatti di ruoli buoni!!). Avulso Gary Sinise ma in questo caso, e faccio seguito a quanto detto qualche riga fa, più per demerito di uno script finale labile che per proprie sue totali mancanze. La sua figura infatti, improvvisamente scompare nonostante messa in mezzo all’improvviso per dare le spiegazioni del caso.
The Forgotten rientra dei miei classici acquisti mensili di DVD/BLU RAY che faccio tra l’online e i negozi di settore. In questo caso quello che mi ha attirato è l’impostazione della copertina e le righe legate al ricordo a margine di essa. Ovviamente, ma è intrigante anche per questo, quello che mi ero immaginato era altro, ma tirando le file non posso dire di aver assistito a uno spettacolo pessimo. Tirato, altalenante, magari non completamente sfruttato si, ma da buttare assolutamente no. Di certo, e questo è anche un limite, non ti lascia quasi nulla e quello che arriva (diciamo qualche buona briciola) si consuma in pochissimo tempo e la mente lo annebbia subito dopo i titoli di coda. Mi verrebbe da dire peccato soprattutto perché, come detto, i guizzi registici avevano alzato il livello e una fine meglio costruita avrebbe dato un sapore diverso e non, come appena detto, un boccone con non molto sale.
Jonhdoe1978























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