TITOLI DI TESTA: mi trovavo nei paraggi.
TRAMA: ci sono sequel che provano semplicemente a fare più grande quello che ha funzionato nel primo film. E poi ci sono sequel che capiscono che per continuare una storia bisogna prima di tutto far soffrire il protagonista. Spider-Man 2 è uno di quei rarissimi casi in cui il secondo capitolo non è soltanto migliore del primo. È più profondo.
Dopo aver scoperto cosa significa essere Spider-Man, Peter Parker deve affrontare la domanda più difficile: quanto della propria vita è disposto a sacrificare per continuare ad esserlo? Sam Raimi prende il personaggio costruito nel primo film e lo porta davanti alla sua crisi più grande. Peter è stanco. Non riesce a studiare, perde il lavoro, arriva sempre tardi, Mary Jane si allontana, Harry continua a considerarlo (in parte) responsabile della morte del padre e persino il suo rapporto con zia May sembra sgretolarsi. Essere Spider-Man è diventato un lavoro che non paga, non ha ferie e rischia di farti ammazzare ogni sera.
Tobey Maguire interpreta questa stanchezza con una malinconia disarmante. Peter non è infelice perché essere Spider-Man è brutto. È infelice perché essere Spider-Man gli impedisce di essere Peter Parker. Ed è qui che entra Otto Octavius. Alfred Molina non interpreta solo un semplice villain. È un uomo che, come Peter, vuole fare qualcosa di importante. Crede nella scienza, vuole costruire qualcosa che possa migliorare il mondo e ama davvero sua moglie. Ma un esperimento fallito distrugge tutto. I tentacoli meccanici prendono il controllo della sua mente e Otto diventa Doctor Octopus. Non nasce cattivo: viene consumato dalla propria ossessione.

Il villain perfetto, quasi meglio del Goblin
E proprio per questo è il nemico perfetto per Peter. Otto rappresenta quello che Peter potrebbe diventare se lasciasse che il proprio obiettivo divorasse tutto il resto. Entrambi sacrificano la propria vita per qualcosa che considerano più grande di loro. La differenza è che Peter, lentamente, comprende che il sacrificio non può significare perdere completamente sé stessi. Il momento in cui abbandona il costume (riferimento a una delle cover più omaggiate della storia dell’Arrampicamuri) è probabilmente uno dei più belli dell’intera trilogia.
Peter cammina. Vive. Parla con le persone. Si innamora. Sorride. Per qualche minuto sembra finalmente libero. E Raimi ci fa capire quanto Peter desiderasse quella vita. Non è un supereroe che vuole essere un uomo normale per capriccio. Perché in fondo È solo un ragazzo che ha sacrificato ogni cosa e finalmente prova a riprendersela. Ma quella libertà ha un prezzo. Quando New York ha bisogno di Spider-Man, Peter deve scegliere. E torna. Non perché abbia risolto i suoi problemi. Ma perché ha capito chi è. La famosa sequenza del treno è il momento in cui questa consapevolezza diventa immagine. Spider-Man salva le persone, viene massacrato, perde le forze e alla fine viene sorretto proprio da coloro che ha salvato. Per qualche secondo non è più un supereroe. È semplicemente un uomo. Ed è forse la cosa più bella che Raimi abbia mai raccontato sul personaggio.

La scena iconica
Anche Harry trova finalmente la propria strada, scoprendo la verità sull’identità di Peter e aprendo la porta al conflitto che esploderà nel terzo film. Mary Jane, invece, smette di essere soltanto l’oggetto del desiderio di Peter e prende una decisione propria. Il loro rapporto diventa finalmente qualcosa di più adulto. Spider-Man 2 funziona perché non parla realmente di superpoteri. Parla di responsabilità nel senso più ampio del termine. Di amore. Di sacrificio. E soprattutto della difficoltà di scegliere ciò che è giusto quando ciò che è giusto ti fa stare malissimo.
TITOLI DI CODA: un film che riesce a essere spettacolare senza mai perdere il cuore. Raimi usa ancora il fumetto, l’horror, la commedia e il melodramma, ma questa volta tutto sembra perfettamente calibrato. Persino gli effetti speciali, oggi inevitabilmente datati, hanno una fisicità che rende Doc Ock ancora incredibilmente efficace. E poi c’è ancora lui, Tobey Maguire. Qui capiamo definitivamente perchè quel volto sia diventato inseparabile dal personaggio. Il suo Peter non è un vincente. È uno che continua a perdere qualcosa. Eppure continua. Quando alla fine Mary Jane sceglie di seguirlo, Peter non ha finalmente trovato la felicità. Ha trovato qualcosa di più importante. La possibilità di essere Peter Parker senza smettere di essere Spider-Man. E questa volta non sono più due identità che combattono tra loro ma finalmente la stessa persona.
EXTRA: c’è poco da aggiungere.
Mklane
P.S: se vuoi farti male, leggi questa sviolinata dedicata a Tobey Maguire proprio qui.
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