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The Dog Stars – Le stelle dopo la fine (2026) di Jonhdoe1978

⭐14 Settembre 2026 ⭐ Contrassegnato con: Recensione The Dog Stars - Le stelle dopo la fine, The Dog Stars - Le stelle dopo la fine, The Dog Stars - Le stelle dopo la fine Recensione

The Dog Stars Interna

The Dog Stars non è un film di fantascienza, cosi come non è un film apocalittico post pandemia e distruzione. L’inizio, tra l’Io sono leggenda e The Last of Us, vuole farcelo credere ma le mire sono decisamente altre.

Il nuovo progetto di Ridley Scott verte sostanzialmente sulla natura umana e su come essa reagisce alla perdita e alle nuove dinamiche. Certo, tutto estremizzato ma sempre di questo si parla.

E se questo approccio può andare anche bene quello che però non convince, facendo cosi subito un’istantanea al progetto, è quel senso di sufficiente che ogni attimo della storia ti trasmette. Non c’è sostanzialmente mai un passaggio che riesce a scavare nell’anima come dovrebbe risultando cosi solo l’ennesimo esempio di solitudine, perdono, rinascita e possibilità della storia del cinema.

L’inizio è abbastanza immediato: Una pandemia influenzale ha decimato il mondo e Hig (Jacob Elordi) vive insieme al suo cane Jasper (che definisce il suo migliore amico) e Bangley (Josh Brolin) in un piccolo posto con a disposizione un aereo. Ma mentre tale vita sta bene a Bangley, Hig, anche per i sensi di colpa per la perdita della moglie, è sempre in viaggio alla ricerca di qualcosa.

Già la prima mezz’ora, che è quella di preparazione si distacca da quello che è il senso comune di apocalittico. La pandemia e la distruzione conseguente appare lontana e tutto si concentra sulla moralità dei personaggi e quindi sui loro gesti in senso stretto. Tale impostazione non varia praticamente mai e anche quando c’è una sorta di rivoluzione guerriera la sensazione è sempre di stare nell’ambito uomini contro uomini e questo a prescindere dalla motivazione. In pratica, non si percepisce da tali azioni la follia del momento o come spesso è stato, l’approfittarsi dello stesso. Sembra sempre che tutto nasca e muoia per la bramosia generale e per l’indole conseguente complessiva dell’uomo che per veri e proprie motivazioni situazionali.

Accanto a questo, che poi è il cuore di tutto il film, ci sono le emozioni e quel processo di resurrezione a cui, come detto, il film mira. Vicino alla desolazione, ormai si è capito non cosi convincente, tutto ruota sulla parabola di Hig e il suo cercare disperato un motivo per non sentirsi morire ogni giorno. La sua meccanicità iniziale è probabilmente la parte migliore del film e questo perché è l’unica vera parte che si ferma un po’ di più riuscendo cosi a scavare sull’attenzione dello spettatore. La risalita è molto meno pregnante, soprattutto perché da un certo punto si è fermati di aggiungere elementi significativi che potessero stuzzicare la fantasia che cosi si è ancorata al fatto che la fine sarebbe stata quella che poi è stata.

Ecco, questo dalla sua grande esperienza Scott lo dovrebbe sapere. Una storia senza aria, nel senso senza sorpresa finale, necessita di sbocchi pesantissimi durante il suo percorso. Se ti accontenti di raccontare solo gli andamenti senza neanche approfondirli più di tanto (vedi Grand Junction) l’emozione può sfuggirti di mano e con essa il senso stesso del progetto. Con questo non dico che le stille d’amore che la storia ci vuole dare lasciano indifferenti, direi una bugia, ma non uccidono, non urlano, con chiedono, non pretendono.

Più a fuoco, alcune sottigliezze sono veramente pensate bene, il rapporto tra Hig e Bangley. C’è quella rudezza romantica che in quel contesto ci sta benissimo, un affetto quasi strampalato e forse per questo contagioso e delicato. Ancora di più, e non credo fosse lo scopo, di quello tra Hig e Jasper (il cane).

Inevitabile non spendere due parole su Ridley Scott. Non è questo il caso di stare a dire quello che ha fatto o non ha fatto, ma credo che questo film sostanzialmente non ci dica nulla di più e nulla di meno di quello che già sapevamo. Magari c’è un pizzico di aggravante nella stardizzazione delle immagini, ma la cosa sposta poco.

Jacob Elordi è la nuova faccia buona di Hollywood e questo a prescindere dai ruoli, quello che emerge è quello. E devo dire che se lo merita. In The Dog Stars fa esattamente quello che deve trovando un romanticismo e un senso sognante e disperato della situazione comunque buono, Altrettanto centrati sia Margaret Quelley, anch’essa entrata bene nell’immaginario collettivo, che Josh Brolin che ormai è una certezza assoluta per quella solidità che da a ogni suo ruolo.

Leggendo queste ultime righe sembra quasi esserci una contraddizione con tutto quello fin qui detto, ma non è cosi. The Dog Stars non è assolutamente un brutto film, è un film che non ha osato. Ed è diverso. Ha detto di tutto un po’, mettendo dentro tante buone e belle cose ma rimanendo nella superficie e questo, dal mio punto di vista e per la finalità cercata, è un grande limite. E con questo non dico che la redenzione e quel senso necessario di avere una seconda possibilità non mi è arrivato, ma avrei preferito che mi ci trascinasse dentro e non farmi rimanere nella descrizione generica della mia immaginazione dei sentimenti e dell’amore in particolare.

Jonhdoe1978

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The Dog Stars - Le stelle dopo la fine

The Dog Stars - Le stelle dopo la fine
6

Valutazione Complessiva

6.0/10

SCHEDA

  • Regia: Ridley Scott
  • Anno: 2026
  • Durata: 119'
  • Genere: Fantascienza/Drammatico

Interazioni del lettore

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