
TITOLI DI TESTA: RoboCop 2.0
TRAMA: Dopo aver visto il RoboCop di Paul Verhoeven, uno pensa che è un film talmente perfetto che nun se può rifà. Hollywood, come al suo solito, non la pensava così. E nel 2014 arriva il remake, diretto da José Padilha, che prende tutto quello che funzionava nel primo film, lo mette dentro un frullatore, aggiunge un po’ de CGI e tira fuori RoboCop per la next generation.
Siamo nel solito futuro che sembra il presente, dove la OCP esiste ancora ma evidentemente ha licenziato tutti quelli con un minimo de buon gusto. Stavolta Alex Murphy è un poliziotto bravo, meno figo dell’originale, onesto e pure sposato, quindi praticamente l’unico essere umano rimasto a Detroit che paga il parcheggio. Durante un’indagine viene fatto saltare in aria e la OCP legge la sceneggiatura e decide de rifà esattamente quello che hanno fatto nel primo film: prendono quello che resta de Alex (la testa, un polmone, la milza, un unghia incarnita) e lo trasformano in RoboCop.
Solo che qua arriva la genialata: nel film originale RoboCop sembrava un frigorifero della Sipra con le gambe. Questo invece sembra una PlayStation 5 che ha fatto domanda per entrare nei Carabinieri. Nero lucido, tutto aerodinamico, pieno de sensori e tecnologia…manca solo che quando parte dica: “Inserire disco”.
E siccome evidentemente un robot poliziotto non era abbastanza tecnologico, Michael Keaton e Gary Oldman decidono di installargli pure una modalità stealth. Praticamente RoboCop può cambiare colore (tranne il rosa shocking) diventà più veloce, usare la visione notturna, collegarsi ai computer, analizzare le targhe, mandare le PEC gratis e c’ha pure la fibra. Più che un cyborg è un elettrodomestico con la pistola. Nel frattempo Alex dentro la corazza c’ha ancora sentimenti, tifa ancora pe la Maggica, pensa a la famiglia, al fatto che messo così non potrà più anda allo stadio, quindi passa metà film a chiedersi chi cazzo è e l’altra metà a fare il poliziotto.
Poi c’è Samuel L. Jackson che conduce un programma televisivo dove praticamente passa il tempo a dire che RoboCop è una ficata e che bisogna fidarsi della tecnologia. Mancava solo Barbara D’Urso.
Il problema è che il film vuole pure essere serio, politico, drammatico, filosofico e parlare del rapporto uomo-macchina. Peccato che ogni volta che compare RoboCop pensi: “Ma questo quanto consumerà de corrente?” Pare che prima de uscì de casa debba controllà pure la percentuale de batteria.
E così arriviamo allo scontro finale, dove RoboCop combatte contro un altro esercito di robot ma sembra na partita de Tekken. Spara, salta, corre, si rialza, fa parkour, ammazza gente… praticamente tutto tranne quella cosa che dovrebbe fare meglio: essere RoboCop.
TITOLI DI CODA: Questo remake non è brutto perché è fatto male. È brutto perché non aveva bisogno de esistere. Prende un film che era satira, violenza, Frank Miller, critica sociale e puro cinema anni ’80 e lo trasforma in un blockbuster tecnologico con l’anima de un aggiornamento firmware. Il RoboCop originale sembrava un uomo trasformato in macchina. Questo sembra una macchina che ha fatto un corso de recitazione per convincerti d’avè un’anima…l’anima de li mejo, oserei dire.
EXTRA: er primo RoboCop c’aveva la pistola, il computer nel cervello e pure la dignità. Questo de sicuro c’ha l’aggiornamento automatico alle tre de notte.
Mklane























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