
Se tutti noi nati tra gli anni settanta e ottanta (potrei dire anche cinquanta e sessanta ma ho voluto circoscrivere il discorso) avessimo dovuto pensare a un film con protagonista il Coyote e Beep Beep di certo avremmo pensato come sfondo solo il canyon e accanto un’infinità di tentativi di cattura e fallimenti. E invece, James Gunn, Jeremy Slater e Samy Burch sulla base di un articolo di Ian Frazier hanno pensato bene di raccontarci che tutti i fallimenti dell’underdog più sconfitto e coriaceo della storia dell’essere aveva un motivo per fallire! E quel motivo si chiamava Acme. Nome che sfido chiunque a ricordare con immediatezza e che invece è presente spesso negli episodi del cartone.
Prima di continuare però, vorrei fare un passo indietro. L’universo Looney Toones è nato negli anni 30 e piano piano ha conquistato un posto alla tv sotto forma, come era consueto (e aggiungo bellissimo), di brevissime storie autoconclusive. I personaggi creati sono stati molti e negli anni sviluppati tranne, e veniamo al punto, proprio Coyote e Beep e Beep ma semplicemente perché non parlavano. E’ ovvio che tale “impedimento” qualche problema lo portava che poi si aggiungeva alla confinalità proprio dell’ambito di azione dei due personaggi. Questo dal mio punto di vista, aumenta ancora di più il merito di questa storia soprattutto, perché alla fine non ha forzato nulla (strane trasmigrazioni, passaggi temporali, situazioni capovolte completamente) e anzi è riuscita proprio ad armonizzare quello stesso impedimento portando sostanzialmente quel mondo nel mondo.
Detto questo ed entrando nello specifico, a parte l’idea geniale di partenza, il film non è che ha chissà quali meraviglie: è una storia di cui già si sa l’andamento, lo sviluppo e la fine e non è neanche interpretata benissimo. Ma funziona maledettamente bene e il motivo risiede proprio sulla percezione del personaggio accennata nelle prime righe.
Il Coyote è stato, è e sempre sarà un’emanazione di noi stessi. Quell’essere buffo che perde sempre e che non si arrende mai. La derivazione perfetta della sfortuna, della tenacia, della resilienza e perché no della speranza. Il suo continuare a tentare è molto di più di quello che vediamo, è un’idea, è istinto e la voglia di continuare a essere quello che si è e portarlo sino allo stremo. Stremo che poi altro non è che la propria linfa, la motivazione essenziale della vita e degli scopi. Il film in un certo senso vuole dare un riscatto sociale a questa figura senza però, cosa a mio avviso più importante, accendere moralità esagerate o ancora peggio politiche, rimanendo cosi nella “semplice soglia” della percezione e dell’intimo.
Il film però, e anche in questo caso torno alle prime righe, un limite interpretativo lo ha: può essere vissuto con vera cognizione solo per chi le avventure del Coyote le ha almeno un po’ vissute. Senza non si può assaporare quel piccolo senso di rivalsa che si nasconde dietro e quindi proprio il fondamento e l’origine dello script.
Altra cosa che ho apprezzato è la gestione degli altri cartoni. Sarebbe stato facile introdurli (vedi Bags Bunny o Duffy Duck) con maggiore frequenza e invece quel centellinamento è stato corretto lasciando cosi che il protagonista silenzioso rimanesse protagonista.
Questa scelta ha comportato anche a un’altra conseguenza: il fatto che dietro al Coyote ci sia sempre un alone di tristezza/dolcezza/empatia e, appunto, rimanendo sempre lui il principe, ha fatto in modo che le debolezze qua e la della trama fossero sopperite proprio da questo sentimento che cosi ha fatto rimanere alta e continua l’immedesimazione. Voglio pensare che sia stata una scelta, ma anche se non lo fosse questo è quello che a me è arrivato e tanto mi basta.
Chiudo con qualche nota di colore che poi non ha fatto altro che aumentare il mio trasporto per questa storia. Ho visto questo film con mia figlia di 10 anni che dei Lonney Toones qualcosa sapeva (i personaggi li conosce e vorrebbe da dire “ci mancherebbe”) ma non cosi tanto. Il giorno dopo la visione ha voluto rivedere qualche puntata proprio del Coyote e dopo qualche spezzone degli altri personaggi Looney Toones. E questo dal mio punto di vista vuol dire che il film ha fatto centro su tutto la linea: ha dato una scossa ai ricordi dei più grandi lasciando un buon sapore e ricordandoci la regola numero uno della vita del non mollare mai e ha fatto avvicinare le nuove generazione a questo mondo. E non mi paiono proprio obiettivi da poco conto.
Jonhdoe1978























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