TITOLI DI TESTA: giuda ballerino.
TRAMA: ci sono film che vorresti amare più di quanto riescano a permetterti. Spider-Man 3 è uno di questi. Perché dentro questo film c’è tantissimo…pure troppo. Sam Raimi aveva costruito nei primi due capitoli un percorso preciso per Peter Parker: dal ragazzo che scopre i propri poteri all’uomo che comprende cosa significhi sacrificare qualcosa per gli altri. Nel terzo capitolo avrebbe dovuto arrivare la conseguenza naturale di tutto questo. E in parte ci arriva. Ma lungo la strada (e non per sua volontà) mette dentro praticamente mezzo universo dell’Arrampicamuri.
Harry Osborn, Sandman, Venom, Gwen Stacy, Eddie Brock. Doveva essere un film incentrato sul perdono e sulla redenzione, con il personaggio di Sandman al centro della storia…ma talvolta le visioni dei registi vengono buttate al cesso solo perché qualche produttore aveva bisogno di vendere più action figure e di portare più giovani possibili al cinema.
Eppure il cuore del film rimane interessante. Peter, finalmente, sembra aver raggiunto una certa stabilità. È amato, è riconosciuto come eroe e il rapporto con Mary Jane sembra ormai consolidato. Ma proprio quando pensa di aver trovato il proprio equilibrio, il passato torna a presentargli il conto. Harry vuole vendicare suo padre. Il vero assassino di zio Ben sembra essere stato scoperto. E poi arriva il simbionte.

“Tiè, guarda che bicipite!”
Il problema di Venom non è soltanto narrativo. È che il simbionte rappresenta qualcosa di molto interessante per Peter: la tentazione di essere finalmente libero dalle proprie responsabilità. Il costume nero gli dà più potere, più sicurezza, più aggressività. Ma soprattutto gli permette di smettere, per un po’, di essere il bravo ragazzo. E Peter ci prende gusto. La famosa scena del Peter “emo” è diventata una delle parti più prese in giro della trilogia, e non senza motivo. Ma sotto la parodia c’è un’idea abbastanza intelligente: Peter non diventa improvvisamente un’altra persona. Semplicemente smette di reprimere alcuni lati di sé: vanità, ego, rabbia, desiderio di piacere. Ed è proprio questo che rende il simbionte pericoloso.
Sandman, invece, è forse il personaggio più riuscito del film. Flint Marko non è un mostro. È un uomo disperato che vuole tornare dalla propria figlia. La sua storia obbliga Peter a mettere in discussione una delle certezze su cui ha costruito la propria identità: la necessità di vendicare zio Ben. Quando scopre che la realtà è più complessa di quanto pensasse, Peter deve scegliere se continuare a vivere attraverso la vendetta oppure lasciarla andare.
Ed è qui che il film arriva al suo tema più importante. Il perdono. Harry rappresenta invece l’amicizia distrutta dal dolore. Per tre film è stato il migliore amico di Peter e contemporaneamente l’uomo che lo considera responsabile della morte di suo padre. Il loro rapporto attraversa odio, vendetta, riconciliazione e sacrificio. Ed è probabilmente la parte più emotivamente riuscita del film.

Il giorno che riusciranno a capire come adattare Venom, chiamatemi.
Il problema è che tutto questo viene continuamente interrotto. Gwen Stacy. Eddie Brock. Venom. Il triangolo amoroso. Il simbionte. Troppe storie che combattono per avere spazio nello stesso film. E la cosa più frustrante è che alcune di queste idee avrebbero potuto essere sviluppate magnificamente se avessero avuto più tempo. Eddie Brock, interpretato da Topher Grace, funziona soprattutto come versione distorta di Peter: anche lui vuole essere riconosciuto, ma reagisce al fallimento con il rancore. Alla fine, però, Spider-Man 3 trova comunque il modo di chiudere il percorso di Peter. Non deve più vendicarsi. Non deve dimostrare di essere migliore degli altri. Non deve essere perfetto. Deve imparare a perdonare. E il rapporto con Mary Jane arriva finalmente a un punto in cui entrambi comprendono quanto il loro amore sia stato condizionato dalle bugie, dai sacrifici e dalla paura.
TITOLI DI CODA: per tutta una serie di motivi contrastanti, e per le mie continue discussioni con persone che darebbero fuoco a questa pellicola, non riesco a considerare Spider-Man 3 un film fallito. Certo, è sbilanciato, confuso, troppo carico e talvolta pure comico. Ma dentro c’è ancora il Peter Parker di Raimi, e c’è ancora Tobey Maguire che riesce a dare al personaggio quella fragilità che gli altri elementi del film spesso non riescono a sostenere. Il terzo capitolo non raggiunge la perfezione del secondo e non possiede la freschezza del primo. Ma chiude il cerchio. Peter era partito pensando che essere Spider-Man significasse punire chi faceva del male. Arriva alla fine comprendendo che essere Spider-Man significa anche sapere quando smettere di punire. Ed è questo che rimane: non il costume nero, Venom o i meme. Ma un ragazzo che finalmente riesce a guardare il proprio passato senza lasciarsene divorare. Non è il finale che meritavamo. Ma è il finale di cui Peter Parker aveva bisogno.
EXTRA: col senno di poi neanche Tom Hardy è riuscito a portar bene quel costume nero…
Mklane
P.S: se vuoi farti male, leggi questa sviolinata dedicata a Tobey Maguire proprio qui. Nel dubbio trovi anche Spider-Man e Spider-Man 2






















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