
Il titolo, già da solo, dice praticamente tutto. MILF prende l’acronimo reso popolare dall’immaginario pornografico e dalla commedia americana di fine anni ‘90 e prova a costruirci sopra una commedia agrodolce sul desiderio, l’età e le relazioni intergenerazionali.
Il problema (il primo) è che Axelle Laffont, qui anche protagonista nel ruolo di Elise, sembra non sapere mai davvero che film voglia fare: erotico, sentimentale, generazionale, farsesco o malinconico.
Il risultato è un impasto confuso in cui ogni tono finisce per neutralizzare l’altro.
Cécile (Virginie Ledoyen), Sonia (Marie-Josée Croze) ed Elise sono tre amiche di lunga data arrivate nel Sud della Francia per svuotare e vendere una casa al mare. Cécile è ancora segnata dalla morte del marito, Sonia vive una relazione ormai logora, Elise è una madre single in cerca di leggerezza. Sulla Costa Azzurra incontrano tre ragazzi molto più giovani, attratti proprio dal fascino della donna matura. Da qui parte una vacanza fatta di feste, alcol, sesso occasionale e tentativi più o meno convincenti di sentirsi ancora desiderabili.

La premessa, in realtà, qualche possibilità la offriva. Il film avrebbe potuto riflettere sul modo in cui il desiderio cambia con l’età, sull’etichetta “M.I.L.F.” come prodotto di un immaginario maschile, sulla differenza tra esperienza reale e pornografia, e perfino sulla disparità con cui la società giudica relazioni analoghe quando è la donna a essere più grande. A tratti Laffont prova effettivamente ad affrontare questi aspetti, soprattutto quando le protagoniste smontano l’idea che i giovani siano sessualmente più sicuri solo perché iperconnessi e bombardati da immagini erotiche. È forse il passaggio più interessante del film: ragazzi convinti di sapere tutto del sesso perché ne conoscono la rappresentazione, ma incapaci di comprenderne davvero l’intimità.
Sono però intuizioni che restano isolate.
La sceneggiatura non costruisce un vero arco narrativo, procede per incontri, gag, discussioni e avventure estive che sembrano accostate più che sviluppate. Cécile, potenzialmente il personaggio più complesso per il lutto irrisolto che si porta dietro, viene presto messa ai margini, mentre Sonia ed Elise ricevono maggiore spazio, senza però acquistare altrettanta profondità. Anche i ragazzi finiscono ridotti a tipi: il vanitoso, il romantico e quello apparentemente più equilibrato.

Il problema maggiore resta comunque il tono. Le sequenze drammatiche sembrano appartenere a un altro film, quelle comiche raramente fanno ridere e quelle erotiche sono talmente prive di tensione da risultare quasi meccaniche.
Il sesso dovrebbe essere il terreno su cui MILF gioca la propria provocazione, ma paradossalmente è proprio lì che il film appare più timido e indeciso. Persino l’amicizia femminile, che avrebbe dovuto costituire il vero centro del racconto, resta spesso superficiale e sacrificata alle dinamiche sentimentali con i ragazzi.
La Laffont dirige con una certa vicinanza ai personaggi, spesso attraverso una macchina da presa mobile, ma nemmeno la fotografia riesce a restituire pienamente il calore e la vitalità che ci si aspetterebbe da una commedia estiva ambientata sulla Costa Azzurra. Il cast, con la Croze e la Ledoyen, possiede abbastanza mestiere da evitare il naufragio totale, ma è evidente la sensazione di materiale sprecato.

MILF avrebbe potuto trasformare un’etichetta triviale in una riflessione intelligente sul desiderio femminile adulto e sugli stereotipi che lo circondano. Si accontenta invece di flirtare con quelle idee senza approfondirle, preferendo un’alternanza di sesso, malinconia e comicità che non trova mai un vero equilibrio.
Non abbastanza scorretto per essere divertente e non abbastanza sensuale per essere erotico.
Non abbastanza.
Alessandrocon2esse
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