
Il non accontentarsi è uno di quegli atteggiamenti che rendono l’uomo vivo. Ma quando questo si tramuta in cieca ambizione, si corre il rischio di perdere, direttamente o indirettamente, una parte di se stesso.
Sono passati due anni dagli eventi del Derby di Epsom e troviamo tutta la famiglia Shelby in chiesa accanto a Thomas, intento ad aspettare la sua futura moglie. Ella si avvicina con il volto coperto e a passi lenti nel chiaro tentativo di proseguire sino alla fine il mistero su di chi fosse ricaduta la scelta. Un mistero che non poteva che risolversi con i capelli color oro di Grace.
Dopo la splendida stagione di apertura e un prosegue ottimo ma con qualche ombra, la mia curiosità sulla terza stagione era altissima. Quello che mi premeva scoprire era il taglio scelto, capire quanta anima ci fosse dentro la semplice narrazione, elemento che aveva distinto la prima stagione dalla seconda.
Quello a cui assistiamo è un uragano di emozioni, un turbine continuo di cuore, sudore, sangue e paure. Ogni personaggio viene spogliato e rivestito continuamente, mostrandoci ogni volta dei demoni nuovi, dei nuovi nemici da combattere senza, molte volte, ne vincitori ne vinti. Fantasmi giganti di un inferno troppo piccolo, che non riescono a essere scacciaci conficcandosi dentro la pelle come una cicatrice dolorosa per quanto non visibile.
Ognuno di loro raschia le proprie paure facendo assumere all’ombra che li perseguita una forma che per quanto conosciuta, diventa indefinita di fronte ai propri limiti.
E su tutti, in questo continuo circolo di morte e rinascita, c’è Thomas Shalby, mai cosi profondo, mai cosi coinvolgente, mai cosi fragile, mai cosi leader, mai cosi solo. La fine della seconda puntata segna il confine tra il bene e il male, dipingendo la realtà di un colore scuro che trova la sua origine in un’arroganza di troppo. Un’arroganza che ha strappato il suo angelo dal suo posto, distruggendo il suo equilibrio che per quanto particolare, solo l’amore era riuscito a fargli trovare.
Grace è sempre stata la grande compagna di Thomas, sia quando non c’era che quando era al suo fianco. Ne ha sempre indirizzato sentimentalmente e quindi emotivamente, le scelte, essendo, a prescindere di tutto, quasi una sua emanazione, il proseguimento del suo sguardo. Una parte di lui per questo, se ne è andata con lei, con un amor proprio che per lunghi tratti ha vacillato, tenuto in piedi solo dal piccolo Charles, loro figlio, al quale si è aggrappato alla ricerca di un po’ di ossigeno per ridare un minimo di vita a testa e cuore.
In questa terza stagione l’anima tiene completamente in scacco la storia in se, trasformando il tutto in qualcosa di unico. In ogni scelta c’è una sofferenza di fondo che rende tutto tangibile, vivido, a tratti soffocante per quanto intenso. Questo approccio rivaluta verso l’alto, tutte le scelte narrative fatte sino a questo punto, evidenziando se ancora ce ne fosse stato bisogno, come Steven Knight aveva ben chiaro sin dall’inizio, tutto il quadro generale, sapendo esattamente dove voleva andare a parare.
Mettere in questa terza parte di mezzo i russi, è stato a mio avviso una scelta quasi geniale, quale modo per rappresentare sia la continua ascesa della famiglia Shalby che i delicati quanto labili e corrotti equilibri di potere dell’Inghilterra del periodo.
La prova interpretativa è stata in generale, di valore assoluto ma ancora una volta, non si può non parlare di Cillian Murphy autore, a mio avviso, di un capolavoro. E’ riuscito a trasmettere, dietro le sue innumerevoli sigarette, i suoi dubbi, i suoi ideali, le sue debolezze, le sue convinzioni e spesso senza aprire bocca. Ha tolto completamente i freni, mostrandoci sia la parte più intima del Thomas uomo con tutti i suoi limiti che il freddo e spietato calcolatore a capo dei Peaky Blinders. Oltre lui citerei ancora una volta Tom Hardy che, pur se molto meno presente rispetto alla stagione scorsa, ci ha deliziato con uno dei migliori monologhi della serie, per intensità, trasporto, coinvolgimento e personalità.
L’impressione è che con l’ultima puntata di questa stagione si sia conclusa la prima parte della storia cosi per come è stata raccontata sino ad adesso, aprendone un’altra che probabilmente, prenderà le mosse da una prospettiva completamente diversa. E’ come se si sia voluto far cicatrizzare un pezzo di vita ormai troppo scoperta per sopportarne il dolore tale erano, ormai, le profondità della ferite. Gli ultimi secondi mostrano una tristezza di fondo negli occhi di Thomas che rappresentano al meglio quella parte di se stesso che se ne è andata la sera dello sparo o meglio, che è andata via insieme a lei per farle e farsi compagnia. L’altra è rimasta qui ancorata nonostante l’apparenza, alla sua famiglia e a quella disillusione momentanea di una situazione che forse, al momento, è andata troppo oltre, con un prezzo pagato assolutamente spropositato e inaccettabile e con un “fidatemi di me” che ha il sapore forte di qualcosa di più di una “semplice” promessa.
Jonhdoe1978
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