
Top Gun: Maverick più di ogni altra cosa, ha gridato al mondo che il cinema, inteso come luogo, non era per nulla morto, aveva solo bisogna di una smossa e una storia che riuscisse di nuovo a toccare le corde giuste. Va da sè che questa catena bellissima creata da Tom Cruise si è ripercossa anche sul nuovo Mission: Impossible, facendo salire l’attesa della sua uscita più, e non era bassa, dei capitoli precedenti. Io stesso, che ti solito aspetto un po’ prima di vederli, sono stato in qualche modo condizionato da quell’onda lunga, tanto che ho scelto il primo giorno di uscita per andare e non ho sbagliato.
C’era un tempo in cui Tom Cruise e il suo Ethan Hunt erano in discussione, con la Paramount pronta a metterlo in pensione, magari sostituito dal primo Jeremy Renner di turno. Sembra fantascienza solo a pensarlo, ed effettivamente per me lo era già all’epoca, ma abbiamo veramente rischiato che ciò avvenisse. Questa premessa per dire che se tutto ciò fosse avvenuto ci saremmo persi tanto, Protocollo Fantasma, Rogue Nation, Fallout (soprattutto) e questa splendida prima parte di Dead Reckoning. Per il momento, tratteggiando la prima linea, non si può dire che questo sia il miglior Mission: Impossible di sempre, non perchè gli mancano i contenuti e le applicazioni, probabilmente si le migliori di sempre, ma semplicemente perché non ha ancora una conclusione e come si sa la fine può esaltare, confermare o uccidere il percorso. Faccio un esempio. Avergers: Infinity War ha preso ancora più lustro e senso per la meraviglia di Endgame, se quest’ultimo fosse stato un flop avrebbe trascinato giù anche il primo.
Detto questo ed entrando più nel dettaglio, mi sono seduto in sala, si sono spente le luci e dopo pochi minuti, almeno questa è stata la mia percezione, si sono riaccese. 163 minuti praticamente volati e che hanno ancora una volta dimostrato l’enorme capacità di Tom Cruise di essere, in certi generi, un vero e proprio incantatore di serpenti e che Christopher McQuarrie è di gran lunga il miglior regista action del momento.
Dead Reckoning, strutturalmente, concettualmente e visivamente è impeccabile e riesce a gestire con enorme capacità, forse più di altre volte, il vero cuore dell’IMF: salvare il mondo da qualche minaccia. Mai come in questo capitolo, si percepisce il pericolo globale e di quanto fondamentale sia l’intervento di Ethan e compagni per evitare l’irreparabile. Questo concetto, tranne forse in Fallout, non è mai stato cosi capillare e, sinceramente, ora è facile pensarlo, era l’unica strada percorribile per alzare di nuovo l’asticella. Intorno a questo macro nemico, invisibile, onnipresente, subdolo e quasi alieno, si è però costruito un’altrettanta coinvolgente maglia di situazioni che però non solo, vero rischio, non hanno mai fatto perdere il focus della questione, ma lo hanno reso ancora più intrigante ed avvolgente. La scena dell’aereoporto, per come concepita e realizzata, è di una bellezza estasiante sia per idea, la sensazione che tutto il mondo fosse li era ben chiara, che, fondamentale, per realizzazione.
Altro step che Christopher McQuarrie ha voluto fare è rendere Ethan Hunt e compagni un’entità completamente a sè, evolvendo cosi il fondamento stesso della genesi della squadra. Se nei primissimi secondi tale approccio, di solito lo scollamento dai poteri forti avveniva per incomprensioni o false piste, è sembrato un filo esagerato, subito dopo è apparso conferme non solo all’idea generale del film ma proprio al percorso che tutti i personaggi hanno fatto. Ecco i personaggi, questa è stata un’altra delle genialità di McQuarrie. Tenere uno zoccolo duro costante che andava anche oltre la cerchia stretta degli uomini di Hunt (vedi la vedova Bianca) ha a mio avviso esteso di più l’ambito di partecipazione di tutti, permettendo cosi allo script continui passi in avanti senza però “perdere tempo” nell’introdurre identità nuove da confinare e descrivere. Ovviamente, e questo è riuscito meravigliosamente, senza renderli statici e quindi piatti nella loro evoluzione.
Prima per spiegare l’importanza che avrà la parte due nell’economia complessiva di questo prodotto, ho preso come punto di riferimento Endgame e non è stato un caso. In certi momenti, nelle pieghe dei discorsi soprattutto di Gabriel, mi è venuta in mente l’unica famosa possibilità tanto paventata dal Dottor Strange per fermare Tanos. Ora, è possibile che la mia sia solo una sovrapposizione fantasiosa, ma quel prevedere le mosse, continuare a dire che c’è solo una strada, mi è parso veramente vicino, almeno concettualmente, a quella situazione. Sicuramente troverò risposta nella seconda parte.
Capitolo attori, se non siamo all’eccellenza poco ci manca. Tutti a fuoco, tutti inquadrati, tutti coinvolgenti e soprattutto, tutti attendibili. Certo il copione ha reso le cose molto più facili, ma questo non esclude la qualità medio/alta mostrata.
E’ inutile girarci intorno il fatto che questo storia non finisca lascia veramente l’amaro in bocca. Il fatto che lo sapevamo da prima non riesce a calmare la sete di sapere che ogni secondo questo film ti provoca, rendendolo cosi allo stesso tempo una croce e una delizia. So benissimo che il focus dovrebbe essere solo su quanto visto, e vi assicuro che è buonissimo, ma la mia parte intima non riesce a darmi tregua e io, da buon gentiluomo, non posso non darle retta. Certo questa era una cosa decisa a tavolino, convinti che proprio questa sete che Dead Reckoning lascia porterà a giugno 2024 (questa la data di uscita del film due) un fiume di gente a riversarsi di nuovo nelle sale, e hanno ragione…sarà cosi.
Ultima annotazione sulla scena del treno. Domanda: quante volte abbiamo visto treni precipitare e i protagonisti impigliati da qualche parte nel tentativo di risalire? Ovviamente sappiamo tutti la risposta. Proprio per questo, e vi assicuro che momenti fantastici ce ne sono, il treno penzolante è forse la vera perla della creatura di Christopher McQuarrie, se non altro perché è riuscito a rendere mozzafiato qualcosa che già conoscevamo bene e se a qualcuno può sembrare poco, per me non lo è per niente.
Jonhdoe1978
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