
Top Gun per me è un pezzo di cuore. Uno di quei film che a ogni visione, e sono state innumerevoli, riesce a travolgermi sia emotivamente che visivamente sempre con la stessa intensità. Sapere di un seguito, quindi, mi ha ovviamente fatto storcere la bocca e l’unico pensiero di salvezza che ho avuto, vista la personale convinzione che era impossibile fare qualcosa di minimamente paragonabile, era di sperare in almeno un po’ di cura e rispetto. Ma il cinema e la vita in generale hanno sempre delle sorprese in serbo, e cosi Top Gun Maverick non solo ha avuto, appunto, cura di quell’enorme pezzo di cuore di cui si diceva all’inizio ma lo ha, se mai fosse stato possibile, reso ancora più luminoso e pulsante.
Joseph Kosinski, scelta avallata con forza da Tom Cruise (i due avevano lavorato insieme in Oblivion), ha avuto il duplice merito sia di riuscire a mantenere visivamente, e con lo stesso risultato, l’impostazione dell’epoca di Tony Scott che soprattutto di legare sentimentalmente tutta la storia a un’emotività nostalgica meravigliosamente travolgente. Sotto questo aspetto Ice e Goose (il cui solo nome provoca inevitabilmente un groppo alla gola) l’hanno fatta da padroni diventando in tutto e per tutto i ponti d’oro e di congiunzione tra i due film, la spiegazione morale e professionale per rendere chiari i trent’anni passati. E se questa non è una sorpresa (era comunque la scelta più logica) lo è il modo: bilanciato, appassionato, morbido e soprattutto, credibile. Perché al di la di tutto, l’amore verso Top Gun risiedeva nella percezione che si è avuto della storia, dei personaggi e del loro cuore, ritrovarlo in tutta la sua interezza in questo nuovo film è stato qualcosa di intimamente impetuoso oltre che sorprendente.
Mentre lasciavo la sala per la prima volta da molto, moltissimo tempo, ho provato una sensazione di completezza e soddisfazione piena. Nessuna critica, nessun commento, solo la convinzione di aver assistito a qualcosa di unico. Si perché Top Gun Maverick non è un film, è un viaggio emozionale superiore, un abbraccio ai sentimenti e a tutto quello che il cinema dovrebbe sempre essere.
Il voto che sto per dare sfugge dunque da una critica generale logica e segue quanto appena detto, come una sorta di ringraziamento pubblico per tutto quello che ho provato e che proverò per molto, molto tempo.
Jonhdoe1978
Voto 10/10
TRAILER: Nostalgia nostalgia canaglia…
TRAMA: è il 1986 e a nessuno frega un cazzo degli F-14 fino a quando non arriva nei cinema Top Gun. Il sorriso di Tom con i Ray-Ban, la moto Kawasaki, la colonna sonora da sfondo alla regia adrenalinica di Tony Scott, Iceman e Goose a bilanciare i rapporti tra rivalità e amicizia…e tanto altro.
È il 2022 e a nessuno frega un cazzo degli F-14 ma tutti si ricordano di Top Gun e questo è un seguito dove tutto sembra rimasto inalterato…o quasi. Maverick con qualche primavera in più ha sempre lo stesso carattere, ma i problemi sulla terra sono diversi e non basta sfrecciare nei cieli per allontanarli. Fuori tempo massimo per un mondo che và a Mach 9 e ancorato a un passato che non riesce a lasciarsi alle spalle, Maverick dovrà andare ancora una volta più veloce di tutti per superare paure e ossessioni.
Guai a chi mi tocca Top Gun. Il classico film che se passa in tv ti fà dire “Fammi vedere come và a finire…” roba che dopo anni ancora te lo chiedi. C’era davvero bisogno di un seguito? Ero convinto di no, ma a fine film ho capito di aver sbagliato. È tutto dannatamente uguale al primo ma con una consapevolezza diversa, come Maverick siamo cresciuti anche noi e finalmente osserviamo le cose da un punto di vista nuovo. Era il 1986 e ancora non siamo scesi da quegli aerei…come direbbe qualcuno la fine è inevitabile, ma non oggi. E il mito continua.
Mklane
Voto 10/10
Il sorriso e gli occhi verdi sono sempre gli stessi.
Partecipano anche i Ray-Ban, la Kawasaki Ninja e la giacca di pelle (seppur con qualche toppa diversa per accontentare la distribuzione asiatica) alla sottintesa dedica riferita ai “non più giovani” fan.
Eppure (e questa cosa va chiarita da subito), nonostante l’incipit identico per forza di cose alla pellicola originale di Tony Scott, il sequel di Top Gun presentato fuori concorso al 75° Festival di Cannes può considerarsi un “Cult Moderno”, riuscendo a costruirsi una propria identità all’interno delle due ore piene di durata, arrivando a toccare in alcuni punti (e non avete idea di quanto sia difficile per il sottoscritto ammetterlo) dei livelli soltanto sfiorati dall’originale del 1986.
Top Gun: Maverick è quello di cui il morente cinema aveva bisogno. Ed anche noi.
La dimostrazione che non è necessario ricorrere al viagra dei supereroi e al doping della computer grafica, ma si può ancora far ricorso al naturale peperoncino di un’intelligente sceneggiatura e di un protagonista ormai sessantenne, ma che incredibilmente riesce ancora a risultare attendibile nei panni del ribelle, per realizzare un blockbuster dall’immediata spettacolarità e dall’adrenalina esplosiva.
Un’operazione che funziona sotto ogni aspetto, con un Tom Cruise che torna ad essere Pete “Maverick” Mitchell a distanza di trent’anni dalla prima apparizione e, a giudicare dal risultato finale, sono certo che non abbia mai abbandonato il personaggio.
Il sequel diretto da Joseph Kosinski è divertimento ed azione pura, mischiata all’ottima scrittura di Christopher McQuarrie (vincitore dell’Oscar alla Migliore Sceneggiatura Originale per I soliti sospetti) e ritmata dalla colonna sonora di Hans Zimmer. Un cinema d’intrattenimento ideato e studiato nei minimi particolari, come si evince anche dalla scelta di non dare né un volto, né un’identità geografica ai “Nemici”.
Top Gun: Maverick ha l’enorme merito di aver saputo cogliere gli elementi più amati del primo film e di riuscire ad integrarli con precisione svizzera in questo secolo. Un abecedario da studiare a menadito e scolpire ad imperitura memoria nella testa, quando si decide di andare a scomodare icone cinematografiche che hanno segnato una generazione, per pura iniziativa commerciale.
Facile da recensire quanto impossibile da giudicare obiettivamente, senza lasciarsi prendere dall’effetto “Nostalgia Canaglia”.
Nel film si parla di due miracoli da compiere. Il terzo lo compie lo stesso film.
Alessandrocon2esse
Voto S.V.
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