
Attesa, botteghino, risultato. L’attesa di un titolo, vediamo tutto quello che succede intorno a ogni film Marvel i primi giorni di uscita, è direttamente proporzionale alla fortuna, ovviamente inizialmente, che esso avrà al botteghino. Successivamente, l’aumento di tale successo segue inevitabilmente la valenza del prodotto che però, non solo influenzerà il suo esito finale ma anche, se trattasi di un franchise, almeno in partenza, di quello di eventuali sequel.
La non corretta gestione del secondo capitolo di Mission: Impossible (di tutti i suoi limiti ho scritto nella recensione apposita) ha comportato (e qui il motivo delle mie affermazioni) un abbassamento di incassi, soprattutto all’inizio, di questo terzo capitolo rispetto ai precedenti. E’ come se lo spettatore, in un certo senso deluso dall’enorme differenza tra la creatura di Brian De Palma e quella di John Woo, si fosse approcciato a questo titolo con più diffidenza, fino (occhio, parliamo sempre di incassi altissimi), magari, a non andarlo proprio a vedere. E questo, dal mio punto di vista, nonostante questo Mission: Impossible sia di gran lunga superiore al precedente.
Dei peccati di Mission: Impossible 2, deve esserne reso conto anche lo stesso Tom Cruise, essere il produttore dà dei privilegi nonché una possibilità di scommettere su se stessi non indifferente, tanto da aver avallato la scelta di un regista, J.J. Abrams, giovane e dalle vedute spesso estreme (e intriganti aggiungerei). Il risultato è di un film che taglia con il passato e che per tre/quarti è quasi superiore al primo per poi sciogliersi in qualche ripetizione e faciloneria narrativa di troppo.
Ma andiamo con ordine.
Per prima cosa, almeno all’inizio, abbiamo finalmente un cattivo che è realmente cattivo (trafficante senza scrupoli, assassino..), un continuo avvicendarsi di scene action ben studiate e perfettamente inserite nel contesto narrativo (nel secondo almeno per un’ora non ce ne era stata quasi traccia) e la capacità di aver stravolto lo schema femme fatale in una sentimentalità diversa ma a più a portata di mano. Il paradosso tra stabilità affettiva e instabilità lavorativa, infatti, alla lunga funziona (mi è venuto in mente True Lies), della fine parliamo dopo, facendo in qualche modo avvicinare al pubblico il personaggio Ethan Hunt ancora di più di quello già non fosse. Si è riusciti ha mischiare l’infallibilità e il sangue freddo al fremito dell’amore e alle corrispondenti fragilità che tale combinazione spesso comporta.
Anche il valore della missione e soprattutto della squadra, è molto più rotondo rispetto al secondo capitolo e porta lo spettatore sia a carpirne l’importanza (Luther torna ad essere giustamente protagonista) che la profondità storica. Lo sfondo della trama torna cosi ad essere visivamente e sensorialmente il mondo, com’è giusto che sia, seppur con una minaccia che per eccesso di attenzione, o meglio, per paura di uscire fuori rotta, rimane troppo indefinita. Questa lacuna si inserisce nell’improvvisa “caduta” di livello del film negli ultimi 30 minuti. Questo non riguarda tanto l’intensità delle scene quanto il contenuto e la loro motivazione, che diventano, a mio avviso, aggiustate e poco approfondite. Per prima cosa il modo quasi naturale con il quale Julia (Michelle Monaghan) accetta il lavoro “misterioso” del marito è completamente irreale cosi come la nonchalance con cui uccide due uomini. Capisco lo scivolo e la voglia di armonizzare, come detto, la forza e la fragilità con l’azione e la comprensione (obiettivo avvicinare il personaggio all’uomo comune) ma cosi è stato troppo eccessivo. Anche la scelta di riproporre nuovamente un membro dell’organizzazione statale come aiutante per i misfatti, seppur con un motivo diverso dai precedenti, non l’ho apprezzato granchè. Mi ha dato l’impressione, esattamente come la figura di Julia appena citata, di un aggiustamento esagerato verso uno sviluppo se non già pensato almeno ampiamente (e giustamente) previsto.
Se è Ethan Hunt è sempre Ethan Hunt il merito rimane di Tom Cruise e il suo modo quasi viscerale di interpretarlo. L’unico grande limite di questo Ethan Hunt è il doppiaggio del personaggio, Riccardo Rossi almeno per abitudine è lontano anni luce da Roberto Chevalier e la differenza di intensità si avverte. Molto probabilmente si sarebbe dovuto dare più spazio a Philip Seymour Hoffman, ma quello che in certi momenti fa è delizioso. Trasmette esattamente la follia e la cattiveria del personaggio, peccato, come tutta la fine, per il suo frettoloso epilogo. Anche la scelta di Michelle Monaghan è quanto mai azzeccata. Il suo modo intimo e dolce di gestire Julia si incastra perfettamente per risolvere quel paradosso emotivo di cui si diceva qualche riga fa.
Dopo i quattro anni fatti trascorrere tra il primo e il secondo capitolo di Mission: Impossible, ce ne sono voluti altri sei per dare alla luce il terzo. Tale distanza conferma l’attenzione (come produzione intendo) con il quale ci si è approccia a tale franchise, evitando cosi facile e inutile onde emotive. Sarebbe stato facile, molto facile, diminuire la distanza sfruttando l’abbrivio emozionale del pubblico, ma molte cose, tecnologia visiva compresa, si sarebbe perse. Sotto quest’ultimo aspetto, deliziosa la scena della costruzione del finto viso, finalmente sappiamo come le creavano e l’immagine è stata forse superiore all’idea. Peccato per l’ultima parte, ha sminuito un incipit e un lungo svolgimento, almeno ottanta minuti, di livello altissimo, ovviamente per il format della saga. L’esaltazione, l’azione, il mistero e i sentimenti (mai rappresentati cosi bene), pensiamo anche alla cura della storia di Lindsey (Keri Russell), infatti, erano stati armonizzati con grande capacità e sarebbe bastato, a mio avviso, un pizzico di coraggio in più per chiudere la storia in crescendo, mantenendo comunque sia lo stesso messaggio che lasciando aperta la porta per ulteriori sviluppi.
Jonhdoe1978
Ti è piaciuta la recensione? Seguici anche su Instagram e Facebook
Potrebbero interessarti anche Mission: Impossible, Mission:Impossible 2 , Mission: Impossible – Protocollo Fantasma, Mission: Impossible – Rogue Nation, Mission: Impossibile – Fallout, Mission Impossible – Dead Reckoning – Parte Uno – Mission: Impossible – The Final Reckoning























Lascia un commento