
Furiosa: A Mad Max Saga (da ora in poi solo Furiosa) è un progetto che nella mente di George Miller era già presente ancor prima di scrivere Fury Road. Lo affermo per chiarire, magari prima a me stesso, che quindi l’idea non è nata per il successo del 2015, ma era già in cantiere nella psiche del regista australiano. Che poi tale enorme apprezzamento abbia confermato la fattibilità nonché la possibilità di avere un budget enorme, è tutto un altro discorso.
Detto questo e a visione effettuata, la domanda se era opportuno fare questo film ha cominciato a martellarmi in testa e dopo un enorme lotta ho dovuto arrendermi che no non era propriamente necessario. Con questo non dico che si tratta di un brutto film, delle impostazioni nuove e sulle sperimentazioni visive parleremo a breve, ma, soprattutto nella seconda parte, qualcosa si è smarrito lasciando solo un ottimo spettacolo senza però l’anima necessaria. Il grande merito di Mad Max: Fury Road, infatti, è stato quello di riuscire ad armonizzare uno spettacolo meraviglioso a un’emotività intensa e dal sapore mistico/percettivo quasi sognante. Ecco tutto questo passaggio, in Furiosa manca e manca dalla testa e cioè dalla protagonista. Il momento migliore di questo film, che mi aveva fatto credere in un altro enorme spettacolo, è la prima parte e non è un caso che si parli solo della furiosa bambina. Appena entra in scena Anya Taylor-Joy, infatti, e chiarisco che in generale la apprezzo molto come attrice, qualcosa si rompe e non si riaggiusta più sino alla fine. Il paragone con Charlize Theron è veramente impietoso soprattutto a livello di percezione del cuore del personaggio. La Furiosa della Theron era intensa, potente, complessa, turbata, implacabile, ma anche speranzosa, gentilmente irruenta e a volte morbida e possibilista. La Furiosa della Taylor- Joy è solo vendetta e durezza e dà questa sensazione anche quando instaura un qualche legame umano e evidentemente non può essere. Per carità, Miller non è mai stato, o meglio, non ha mai voluto esasperare il sentimentalismo, ma ha sempre lasciato un’ombra di umanità in questa disperazione apocalittica. In questo quinto capitolo questo passaggio mi manca o almeno è presente solo nei primi 45 minuti.
Altra nota non proprio riuscita, l’impostazione data al personaggio Dementus interpretato da Chris Hemsworth. Quel suo essere un guascone e un po’ implacabile, molto alla Thor c’è da dirlo, non sempre è adatto a questo contesto narrativo che proprio nella definizione drammatica ha sempre tratto la sua forza. La percezione di questo personaggio è veramente altalenante e alla lungo questa sensazione un po’ stanca oltre a far diminuire drasticamente l’immedesimazione. Molto più centrato, proprio perché rispettoso dei compiti nel bene e nel male, del francishe, Immortal Joe.
Passiamo ora al vero cambiamento che Miller ha adottato in questa pellicola: la realizzazione delle scene di azione. L’impronta del digitale è evidente ed è un grande cambiamento rispetto a quello a cui eravamo abituati. La prima parte per il suo tono quasi epico (mi ha ricordato 300) mi aveva convinto, poi però piano piano mi è sembrato tutto troppo esagerato se non altro perché si è andati oltre a quel possibile di cui ho parlato nella recensione di Fury Road. Miller avendone la possibilità, qui ha spinto al limite portando l’adrenalina a un livello superiore, livello però che è diverso dagli altri. In questo caso, però, non può esistere un’oggettività di giudizio: c’è a chi piacerà e a chi, come me, a cui lascerà qualche dubbio. Credo che l’ingegnosità dei primi 3 film e la ferocia possibile del quarto abbiano un’altra resa e soprattutto, un’altra intensità di arrivo. L’equazione esagerato=esaltante non sempre è corretta, esistono tanti passaggi intermedi e la vera forza di Miller è sempre stata quella di scegliere quelli giusti.
Miller credo che sia ossessionato dalla giovinezza. Da un certo momento in poi ha sempre sostenuto che Mel Gibson non avrebbe potuto più essere il suo protagonista e che aveva bisogna di un Max più giovane. E se questo passaggio ad un certo punto aveva un senso, molto meno dal mio punto di vista, ha avuto cambiare Furiosa. Per carità, vent’anni sono tanti (questa la differenza tra le due attrici) ma la Theron ha dimostrato di reggere ancora benissimo le scene action (vedi Old Guard) e se il digitale vale per la strada e le macchine non vedo perché non possa valere qua e la per un personaggio. Sicuramente l’impostazione di questa Furiosa è stata data da Miller, ma nulla mi toglie dalla testa che l’attrice sudafricana avrebbe dato un altro taglio, un’altra potenza, un’altra complessità (forse la cosa più importante).
Ora, da più parti si vocivera che ci sarà un sesto Mad Max e io me lo auguro. Una saga tanto meravigliosa non può chiudersi con un capitolo monco e cosi poco travolgente. Ripeto per molte ragioni non si può definire un progetto sbagliato, ma credo che questo mondo abbia bisogna di ritrovare la sua anima cosi da dare il fuoco d’artificio finale e diventare/restare una delle saghe migliori della storia del cinema.
Jonhdoe1978
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