
Ogni religione è nata e si è sviluppata per un solo motivo: soddisfare la necessità dell’uomo di credere e sperare nell’immortalità. Anche quella più materialista, che quindi esclude l’esistenza di un’anima intangibile e intoccabile, infatti, fonda il suo credo nell’inevitabile ritorno per ogni essere vivente nella terra, dalla quale proviene, quale passaggio per una futura riemersione (reincarnazione senza memoria di se stesso) sotto una nuova forma.
Ritornato dalle coste del Portogallo, dove era andato per recuperare dal trafficante Panama la croce d’oro di Coronado, che peraltro già gliela aveva soffiata nel 1912 quando ancora era un ragazzo, Indiana Jones (Harrison Ford) viene invitato dal multimiliardario Walter Donovan (Julian Glover) a partecipare alla campagna per la ricerca del Santo Graal (coppa nella quale bevve Gesù nell’ultima cena). All’inizio titubante decide, venuto anche a conoscenza della scomparsa del padre Henry (Sean Connery), anch’esso archeologo e ossessionato dal suddetto calice, di accettare.
A differenza delle recensioni de I predatori dell’arca perduta e Indiana Jones e il tempio maledetto, le mie prime attenzioni per il film in oggetto vanno a Steven Spielberg e George Lucas, e questo per un motivo molto semplice: Indiana Jones e l’ultima crociata è dei tre film fin qui presentati quello girato e scritto meglio, seppur complessivamente non il migliore. La complessità di questo terzo capitolo risiedeva nella difficoltà, una volta scelta una continuità narrativa, a differenza del secondo che se ne estraniava, con il primo film, di proporre qualcosa di profondamente previsto mantenendo una buona dose di originalità. Insomma tutti volevano una storia nuova e avvincente ritrovando però, tutte le caratteristiche, di linguaggio, tempo e movimenti, dell’Indiana Jones che conoscevano. Ecco proprio l’essere riusciti a trovare la formula perfetta tra richiesta e aspirazione personale (sappiamo quanto i due autori siano sempre stati esigenti con se stessi) è il grande merito di questo titolo.
A differenza di quello che si pensa il vero cambiamento tra il secondo capitolo e questo terzo non risiede nel ritorno alla luce (Il tempio maledetto è stato da più parti accusato di un’oscurità e una violenza troppo spinta) quanto, a mio avviso, a una struttura narrativa più attenta al possibile. La grande differenza, come ho peraltro scritto, tra I predatori dell’arca perduta e Indiana Jones e il tempio maledetto stava proprio nell’atteggiamento più fantasioso della trama, che per lunghi tratti ha perso le linee del mentalmente accettabile, confinandosi cosi, come una storia ben costruita ma non altrettanto umanamente coinvolgente. Il ritorno a quella struttura, insieme a un ritmo di dialoghi assolutamente intelligente e umoristicamente “sveglio”, ha fatto si che tutto diventasse e per certi versi ritornasse, umano e soprattutto vicino. Il rapporto tormentato tra padre e figlio, specchio di migliaia di storie, ha fatto il resto portando lo spettatore a quella sensazione di “potrei anche io” di cui il personaggio si era nutrito fin dal suo esordio.
Altra nota di merito: la rotondità della colonna sonora. In questo caso John Williams, da grandissimo conoscitore com’è delle esigenze cinematografiche, ha creato un motivetto ripetitivo, con delle intonazioni epiche legate alla religione ebraico/cristiana, da alternare a quello ormai famoso che ci ha accompagnato nei primi due film. Questo ha a mio avviso, esaltato sia il percorso generale che quella che reputo una delle migliori sequenze di tutta la filmografia del dottor Jones: le tre prove per arrivare al Graal. In quel momento c’è tutto il cuore dell’idea per cui tale produzione è venuta alla luce: avventura, ricerca, umorismo, sorpresa, conoscenza, scaltrezza e soprattutto, la complessità dell’animo umano. La ricerca del Santo Graal, come detto nella premessa, diventa metaforicamente e anche visivamente, il film alla fine in qualche modo si schiera, la ricerca continua dell’uomo di esorcizzare e rimandare la morte. Attenzione rimandare, non evitare. Questo passaggio, rappresentato meravigliosamente dalla vecchiaia dell’ultimo cavaliere, rientra in quel possibile di cui si parlava pocanzi, perché una cosa è essere immortale un’altra riuscire a dilatare la proprio esistenza. La percezione è completamente diversa.
Mi soffermo sugli attori, di Harrison Ford è del suo modo di interpretare il personaggio non c’è nulla da aggiungere a quello che si è già detto, solo per sottolineare l’importanza di aver inserito in questa storia Sean Connery. E questo non solo per l’immensa capacità comunicativa dell’attore scozzese ma per aver cosi ampliato la visione complessiva della trama moltiplicandone le prospettive.
Primo accennavo al fatto che questo film è quello scritto e girato meglio ma non il migliore della fin qui trilogia. Il motivo è semplice: per quanto complessivamente di livello altissimo Indiana Jones e l’ultima crociata non ha, e non poteva avere, l’effetto crack cinematografico de I Predatori dell’arca perduta, che all’epoca dell’uscita ha rappresentato un unicum assoluto. Il fatto, però, di poter avvicinare la portata e l’intensità di queste due storie è la dimostrazione di quanto ben pensato e realizzato sia questo titolo, con dei picchi che superano di gran lunga la media generale del genere e, azzarderei, del cinema in generale. La stessa regia, mi ripeto, è per lunghi tratti più matura e ricercata ma sempre figlia di quello che già Spielberg aveva provato e sperimentato nelle prime due pellicole risultandone cosi, un’evoluzione e non una creazione. Ultima annotazione, ed è poi uno dei motivi per cui si sente il personaggio cosi vicino, il fatto che Indiana, per una ragione o l’altra, non si tenga mai un tesoro. Propria questa sfortuna, insieme alla scelta di fare catalogare a un museo tutto quello che trova, l’ha esonerato dall’equazione mentale archeologo/scoperta/ricchezza, per regalarcelo come un uomo alla folle ricerca solo dell’avventura, della scoperta e della giustizia, che poi è quello a cui ideologicamente, anche solo oniricamente, appunto, tutti, almeno uno volta, abbiamo aspirato.
Jonhdoe1978
Ti è piaciuta la recensione? Seguici anche su Instagram e Facebook
Potrebbero interessarti anche I predatori dell’arca perduta e Indiana Jones e il tempio maledetto, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, Indiana Jones e il quadrante del destino























Lascia un commento