
TITOLI DI TESTA: cartoni rianimati
TRAMA: dopo secoli de mitragliate, alieni invisibili, muscoli unti e battute coatte, finalmente ce l’hanno fatta: un cartone animato de Predator! No, non è tipo quelli de Spider-Man co le musichette sceme — qui ce stanno teste mozzate, fiotti de sangue e Predator che se menano in tre epoche diverse. Si chiama Predator: Killer dei Killer, e già er nome è ‘na dichiarazione de guerra: chi lo tocca, muore male.
Er primo Predator animato della storia parte col botto e te spara in faccia tre storie separate che poi se incrociano in un delirio spaziale. L’idea funziona: invece de raccontà la solita storia der Predator che atterra e se rompe er cazzo a fa lo slasher tra i marines, qua lo vedemo coi vichinghi, coi samurai e in piena Seconda Guerra Mondiale. Capito? È come se Predator avesse detto: “Vabbè, mo ve faccio er tour della storia dell’umanità e ve sfascio le epoche”.
Nel 841 d.C. c’è ‘sta guerriera vichinga, Ursa, co er figlio Anders. Er marito gliel’hanno fatto fuori e lei parte per vendetta. Ma chi trova? Er Predator! Uno che quando tira fuori le lame de polso, ce potresti taglià er pane per un matrimonio. Finisce che ce resta secco pure er figlio, e Ursa va giù de brutto, tipo Kratos ma co’ la treccia.
Poi se passa ar Giappone feudale: due fratelli samurai che se menano pe’ er potere. Predator arriva e s’incazza pure lui. Alla fine i due fratelli, che se volevano ammazzà, diventano amiconi giusto pe fallo schiattà insieme ma uno ce rimane secco — bella fratellanza a tempo, diciamo.
Infine, 1942, piena guerra mondiale: un pilota americano, John Torres, vede Predator sbucà tra le bombe. Se spara manovre da Top Gun misto Indipendence Day, finché non riesce a far saltà l’astronave del mostro… e poi? Se sveja tipo Capitan America in criogenia. Cioè, questi Predator c’hanno pure er frigo portatile.
Ma er meglio arriva alla fine: i tre sopravvissuti — Ursa, Kenji e Torres — vengono rapiti da ‘na razza aliena sadica e portati nell’arena de Gladiatori, tipo Hunger Games ma con meno lustrini e più plasma. Là li aspetta er Grendel King che je vole fa er culo. Invece de scannasse tra loro, i tre se alleano e lo fanno fuori, spaccanno pure la base aliena. Finale? Fughe spaziali su hoverbike e un cliffhanger che t’annuncia er prossimo casino interstellare.

Come le metti le metti, sempre belle ste mandibole…
TITOLI DI CODA: Predator: Killer dei Killer è la botta de vita che serviva alla saga. Animazione in stile Arcane, tre linee temporali, tre eroi veri, tre Predator co’ l’artiglieria da rave. Il film ha coraggio: non copia, non ripete, rilancia. Ce mostra un universo dove i Predator non so solo dei turisti della giungla col vizietto dell’autopsia violenta, ma so dei killer rituali, religiosi, spietati, maniacali – ognuno con ‘na sua missione, na sua cultura, na sua timeline, ma tutti co la stessa fame: cacciare, scuoiare e tornà a casa co’ la collezione de teschi freschi.
In conclusione è il film che, senza fà troppo er fenomeno, dà uno scossone al franchise. È tipo “mo basta co Predator che perde contro la cheerleader – famolo tornà na leggenda”, e in un certo senso…ce riesce. C’ha il sangue, c’ha lo stile, c’ha pure er cervello…Altro che Jean-Claude Van Damme vestito da scampo.
EXTRA: Se questo è solo l’inizio, io me metto er casco e aspetto Badlands.
Mklane
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