
TITOLI DI TESTA: Gioventù scannata…
TRAMA: come disse Cicciolina, partiamo dai preliminari. Predator è uno di quei franchise che nasce talmente forte che ogni volta che provano a rifarlo pare de sentì uno che dice:
“Me fate di nuovo il primo?” E Hollywood:“No.” E così avanti da trent’anni.
Il primo film è inarrivabile (la recensione la trovi qui) : Swarzy sudato, giungla che te mangia, testosterone nell’aria così spesso che ce puoi grattuggià il formaggio sopra, e soprattutto il Predator che fa il Predator, cioè: caccia, squarta, bracca, e soprattutto non parla de sentimenti. Poi la saga ha ballato tra alti, bassi, con certe robe da denuncia morale (e calcola che alcune le trovi tutte qui) , finché Dan Trachtenberg non c’ha rimesso un po de pepe coi film Prey e Killer dei Killers, ridando dignità al mostro con un’idea semplice: torniamo alle origini, ma famolo bene.
E fin qui tutto ok. Poi però arriva sto Predator: Badlands. E tu dici: “Vabbè, ormai Trachtenberg c’ha preso la mano, posso stà tranquillo…” E invece scopri che stavolta il regista ha deciso de giocasse tutto…come se Predator fosse un adolescente problematico di un teen drama Disney+.

Amici per la pelle
Perché qui – attenzione – il Predator è giovane, inesperto, fa le cazzate, ha problemi in famiglia e s’allea con un cyborg. Sì, un cyborg che c’ha più de qualche connessione con i film de Alien. E allora eccote servito una sorta de buddy movie futuristico dove i due imparano a fidasse l’uno dell’altro, a volesse bene, a rispettà le differenze…manca solo che facciano la coreografia al ballo di fine anno.
Che poi, inutile giracce attorno: il fatto che sia targato Disney spiega tutto. Sto Predator che viene mandato nella Badlands pe spanzà lucertoloni e mostri in CGI perché considerato la pecora nera della famiglia, diventa un pupazzo: un po’ violento sì, ma calibrato, ammiccante, con due-tre momenti in cui capisci che qualcuno in produzione sta già pensando: “Quanti action figure venderemo sotto Natale?”
È un film di formazione camuffato da sci-fi: carino, innocuo, niente che te resta appiccicato.
TITOLI DI CODA: non sto dicendo che è un disastro, ma almeno Trachtenberg prova a fà qualcosa de diverso invece de copiare il passato a buffo. Ma è chiaro che stiamo in un territorio nuovo, più morbido, più giocattoloso, dove il Predator non è più la bestia che t’ha traumatizzato nel ’87…è un ragazzino col futuro incerto che cerca de capì chi è. E ironicamente, questa sì che è una caccia…pe ritrovà che fine ha fatto in mezzo a Topolino.
EXTRA: nulla da aggiungere
Mklane
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