
Con il tempo, i film di animazione hanno avuto una radicale evoluzione e questo sia sotto il profilo prettamente tecnico che come pubblico di destinazione. Soprattutto sotto il primo aspetto, l’arrivo del digitale ha comportato la naturale contaminazione del settore con il duplice risultato sia di far perdere un pizzico di quella poesia che i disegni fatti interamente a mano avevano che di ottenere chiarezza, velocità e dinamicità prima, per forza di cose, sconosciute.
Le giovani sorelle Vi e Powder stanno camminando in una strada in devastazione quando vengono avvicinate da Vander che, dopo aver visto che la loro madre era morta, decide di portarle con sè.
Qualche anno dopo le stesse Vi e Powder (ancora piccola) insieme a Mylo e Claggor si dirigono nella città di sopra (loro sono di quelle di sotto, la parte povera) allo scopo di fare l’ennesimo furto. Questo volta però, fanno il passo più lungo della gamba e si imbattono in degli strani oggetti luminosi che oltre ad avere un grande valore sperimentale, distruggono metà del palazzo, scatenando cosi la reazione della parte nobile della città.
Nel contempo, il proprietario dell’appartamento, e quindi di quegli oggetti, Jayce Tallis, talentuoso studente, viene prima intimato dalla consulta (i padroni) della città di fermare la sperimentazione di tali gemme per la pericolosità che il loro potere magico (Arcane) potrebbe avere e successivamente, anche grazie a Victor, di continuare.
Entrambi questi eventi portano a dei cambiamenti radicali, soprattutto, riguardo agli equilibri tra le due parti della società.
Quando si pensa a una serie animata la mente non può non andare in Giappone, luogo dove questo genere è nato prima e sviluppato poi. E’ qui che piano piano quello che all’inizio era stato pensato per un pubblico al massimo adolescente è diventato un qualcosa non solo per tutti ma, in certi casi, per gli argomenti trattati, solo per adulti. Per anagrafica e passione ho avuto la fortuna di assistere a questo passaggio rimanendone molte volte ammaliato ed estasiato. Questo tipo di esperienza mi ha portato ad approcciarmi ad Arcane con molta curiosità ma anche con pizzico di sano timore, come se in qualche modo, vista la provenienza occidentale (la serie è americana-francese), avessi la certezza che il livello, vuoi per esperienza che per capacità “territoriali”, non sarebbe stato sempre all’altezza. Niente di più sbagliato, Arcane è un vero capolavoro destinato a diventare una delle pietre miliari del genere, almeno dalle nostre parti.
Adattamento del famoso videogioco League of Legends, di cui vuole essere una specie di prequel, la serie ci narra della nascita e dell’evoluzione dei vari personaggi a cui esso è dedicato. A dispetto di quello che si potrebbe pensare, e qui sta già molto della bravura degli autori, per entrare completamente in ogni aspetto della storia non è assolutamente necessario conoscere l’origine della vicenda che al di più può facilitare l’immediata comprensione di un mondo stratificato e straordinariamente complicato. Tale complessità, intesa come l’insieme di vari e strutturali livelli percettivi, sociali e sentimentali, ti rapisce sin da subito tanto l’armonizzazione, nonostante il ritmo schizofrenico, del racconto che ha la duplice caratteristica di rubarti l’anima e riempirti gli occhi. La saggezza e aggiungerei, l’enorme sensibilità nell’utilizzo della tecnica CGI (computer-generated imagery, letteralmente immagini generate dal computer) ha portato Arcane a scavalcare il semplice racconto animato diventando una centrifuga di ogni aspetto dell’uomo e delle sue enormi debolezze. Il nessun angelo e tutti colpevoli, che poi è la vera storia del genere umano, qui trova la sua esaltazione con l’aggiunta di una magia mascherata quale simbolo, nel caso specifico, dell’ estremizzazione del progresso. Ogni personaggio, aspetto a mio avviso geniale, è allo stesso tempo vittima e carnefice. In ognuno, infatti, viene mostrata la parte buona e quella crudele, fotografia perfetta di quello che, ovviamente con sfumature magari meno drastiche, siamo noi. Dietro ogni cielo sereno c’è una nuvola nera o, invertendo i fattori di partenza, dietro ogni cinicità c’è un cuore con la foto dell’altruismo accanto. I buoni si sporcano le mani e i cattivi se le puliscono, e questo senza cercare inutili compromessi visivi che altro non sarebbero che mistificazioni del proprio io. All’interno di questo principio l’eterna divisione tra ricchi e poveri e tra padroni e servi con i primi che non sono necessariamente i secondi della prima distinzione, essendo la ricchezza, a volte, solo apparenza di qualcos’altro.
In termini strettamente visivi, a tratti si è raggiunta la perfezione. L’immagine e il messaggio arrivavano in modo pulito e chiaro nonostante, e questa è magia, la continua sovrapposizione di idee e dialoghi. Le tematiche trattate, cosi come i personaggi, sono stati tutti sviscerati in pieno e questo grazie a una capacità di scrittura che definire di altissimo livello è quasi un insulto. La sintesi e la corretta esposizione hanno trovato sempre il loro punto di equilibrio dando un senso di stabilità e appagamento costante e senza tentennamenti.
Magia e follia, potere e sentimento, forza e necessità, amore e gelosia. Arcane riesce ad abbattere i muri dell’animato diventando una storia nella quale trovarsi e immedesimarsi. Un viaggio viscerale e devastante sulle complesse dinamiche dell’anima e di come la percezione delle cose sia spesso la bussola insostituibile delle nostre scelte. Un racconto sulle difficoltà di accettarsi, sull’indispensabilità di non sentirsi soli e soprattutto sulla necessità di trovare un paracadute per le proprie lacrime. Perché in Arcane, come d’altronde nel mondo che conosciamo, tutti prima o poi piangono, la differenza la fanno i momenti successivi, la capacità di digerire la triste salinità che ti ritrovi in bocca. In quei momenti, infatti, si crea la distinzione tra l’accettazione di quello che si è stati e quello che si potrebbe diventare, con una scelta tra continuità di essere o cambiamento definitivo che fa tutta la differenza del mondo e che può portare all’estremo errato giudizio.
Detto questo non ci resta quindi che aspettare con immensa trepidazione la seconda parte che allo stato attuale non vedo come non possa non essere un nuovo capolavoro.
Jonhdoe1978
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