
Sono combattuto, molto combattuto. Confido, come spesso mi capita, nel fluire delle prossime righe per schiarirmi le idee e trovare la giusta dimensione del mio giudizio. Normalmente, nei casi limite ovviamente, quanto le cose sono molto chiare non serve, mi succede ed è quasi pacifico (nel senso che mi concilia emotivamente).
Premessa fatta (che poi è stato come un pensiero a voce alta), partirei questo percorso da un dato incontrovertibile: visivamente Arcane si conferma una delle cose più belle e più appaganti, per il genere ovviamente, che ho mai visto. C’è un’armonia cromatica e di movimenti assolutamente stupefacente e soprattutto, finalizzata. In pratica, anche con l’aiuto di diverse tecniche, l’immagine ti rende l’emozione avvolgendoti per quello che è il momento. E cosi ti arriva la tenerezza quando serve, l’angoscia spirituale della scena o la frenesia e l’irruenza della battaglia. I particolari oltre a essere meravigliosi riescono ad esaltare tutto il discorso rendendolo, nella maggior parte dei casi, delle stilettate, attenzione bellissime, nel cuore e negli occhi.
E se questo è un dato soggettivo, veniamo a quello che, invece, sta suscitando molte discussioni ed è il motivo del mio essere combattuto: lo sviluppo e la fine della storia. Qui, almeno per me, è necessario segmentare il discorso per poi trovare, o tentare, una linea comune sulla quale avvolgere tutto. Prima di iniziare, magari è superfluo, dico che questo problema nella prima parte non si era posto, la perfezione era tangibile, preziosa, inarrestabile.
Il primo dato incontrovertibile è che la fruizione della trama (nonostante non sia in generale, nemmeno nella prima parte, un prodotto di lettura immediata) non è facilissima, anzi azzarderei abbastanza complessa. Per non perdersi è necessaria la massima attenzione e, e questo è un neo che non riuscirò a togliere neanche armonizzando il mio pensiero, un’apertura mentale abbastanza ampia. Entrando nello specifico, in queste seconde 9 puntate ci sono personaggi appena accennati, ricorsi storici anche lontani non approfonditi e situazioni prese e lasciate senza dargli subito un senso compiuto e/o chiarificatore. Per carità, il genere evidentemente lo permette, ma alla lunga questa pesantezza di elementi la si percepisce e un po’ distacca dall’evoluzione della trama. Sono abbastanza i momenti in cui pensi: troppo e in troppo poco tempo. E la cosa si accentua quando all’improvviso ti trovi davanti altre scene che invece pensi abbiano bisogno di altro tempo, creando cosi un controsenso dal sapore contrastante.
Ed è per questo che per quanto possa sforzarmi non riesco a non pensare e provare che il taglio scelto sia stato troppo complicato e che alla fine il progetto riesca ad andare a dama solo e soltanto se si è capito nel profondo la prima parte. In quest’ultima, cosa da me evidenziata nella recensione corrispondente, la grande capacità era stata di rendere tutto facile anche per chi personaggi e gioco non lo conoscevano. Questo in questa seconda parte non avviene e non si può far finta di nulla.
Con questo non voglio dire che alla fine non arrivi l’amore, la disperazione, il bisogno della socialità allargata o l’importanza dell’anima e della memoria, ma di certo è meno irruento, meno travolgente, meno indispensabile. Il primo Arcane mi aveva rubato l’aria, il cuore, gli occhi, i pensieri e i sogni, questo lo ha fatto a tratti e molto come conseguenza di quello che avevo visto.
Anche la gestione della fine è, purtroppo, rivedibile. Era necessaria, a mio avviso, più enfasi, più dolore, più sofferenza e di conseguenza, più speranza. L’ultima battaglia andava sviscerata di più, doveva essere sbattuta in faccia allo spettatore più e più volte e con essa tutta l’ingiustizia del destino.
Tutto queste sofferenze di trama, però, ed è un merito, non hanno minimamente toccato la perfezione di quello che è, dal mio punto di vista, il miglior personaggio del progetto: Jinx. Se nella prima parte le sue gesta sono segnate anche da un pizzico di ingiustificata follia, qui c’è un filo comune in tutto quello che fa e dice che non può non rapire, deliziare e commuovere. C’è la lotta, la rassegnazione, le seconde possibilità, il cuore, l’anima, il sacrificio, l’abbandona e, bellissimo, il per sempre. Non c’è soluzione di continuità e anche dove la trama si dilunga e si attorciglia, anche troppo come detto, lei rimane coerente e perennemente spiazzante. Altresì in quella incoerenza di pensieri che la contraddistingue ci si riesce sempre a trovare una costante umana calda e disperata. Una solitudine di fondo che ti calpesta anche a te e che, in qualche modo, ti educa a quello che vedi o che vedrai. Un perdere e vincere che esalta quel tutti colpevoli a cui evidentemente Arcane punta e che alla fine riesce a raggiungere anche, se non soprattutto, per merito suo.
Nelle ultime righe della recensione di Arcane scrissi che il continuo non sarebbe non potuto essere un nuovo capolavoro. Purtroppo, sbagliavo. Arcane 2 è un ottimo prodotto, ma non un capolavoro, di quel termine rimane intrisa solo la prima parte. E non credo sia neanche corretto fare una media ponderata tra i due e questo perché quello che ho provato nella prima stagione mi rimane e non può in nessun modo essere intaccato da questo continuo un pizzico “fuori tema”.
Con questa ultima considerazione, credo di aver raggiunto la dimensione di giudizio di cui diceva all’inizio e quindi, della definitiva accettazione che qualcosa stavolta non è andato completamente nel verso giusto, con contestuale piccolo amaro in bocca. Verrebbe da dire peccato ed, infatti, un po’ lo è.
Jonhdoe1978


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