
Mi piace stare da solo. Mi piace passare le ore della notte in completa solitudine a guardare la televisione, giocare o semplicemente perdermi nei miei pensieri. Mi piace farmi le domande e darmi le risposte. E mi piace nell’arco di una giornata assaporare il silenzio e comunque i rumori non fastidiosi. Mi piace tutto questo però, perché so che inconsciamente è una mia scelta.
Mi piace l’intelligenza artificiale. Mi piace poter sintetizzare una domanda e trovare subito la risposta, cosi come mi piace che quest’ultima possa con il dialogo “elettronico”, prendere una strada ulteriore portandomi altre risposte. Mi piace però, perché sono io che la stuzzico e non lei che cerca risposte o tenti in qualche modo di addossarmi bisogni o idee che non ho.
Mi piace attaccarmi con le persone, credo che sia un mio modo per sentirmi, vivo, umano. Mi piace, però, perché è vario, specifico, multiforme. Se il mio obiettivo fosse sempre la stessa, il senso si smarrirebbe e quindi anche il senso stesso della rabbia.
Mi piace la soggettività, anzi amo la soggettività. Tutti i sentimenti più grandi nascono proprio dal contrasto tra idee e sensazioni diverse, oggettivizzarle ci trasformerebbe in un gruppo di persone piene d’oppio e senza più quei picchi che rendono tutto più interessante.
Messi questi punti in chiaro, che poi sono i macro argomenti di questa serie (non tutti, ma nella serie sono proprio tanti), credo che sia giusto aprire con una considerazione generale. Le persone nascono con delle predisposizioni, alcune evidenti e altre meno. Le prime le percepiamo attraverso la comunicazione, e il cinema/tv è senza dubbio il mezzo più conosciuto e immediato per riscontrarle. Vince Gilligan nella costruzione, ideazione, realizzazione e costanza nell’argomento delle serie tv, non ha rivali. Già dopo Breaking Bad e Better Call Saul la sua candidatura e re di genere era molto alta, ma dopo Pluribus credo che la palma di imperatore sia sua di diritto.
Degli scienziati captano dei segnali lontani, le decifrano e capiscono si tratti di una variazione molecolare trasmissibile come un virus. La sintetizzano e con un errore ci troviamo di fronte alla più grande mutazione della storia dell’uomo. Sostanzialmente tutte le persone si trovano connesse tra loro ed è come se tutti fossero una (un grande classico della fantascienza). Tutte tranne 11 e tra queste 11 c’è Carol (Rhea Seehorn). La particolarità di questi esseri (essere) è che a differenza del prototipo narrativo visto e rivisto è che essi sono buoni, accondiscendenti e impossibilità a offendere e conquistare.
Devo essere onesto, capito l’argomento ero sia eccitato che dubbioso su questo prodotto, la fantascienza è fantastica, ma anche molto scivolosa. La prima puntata mi ha incuriosito, ma tanti dubbi me li aveva lasciati, dalla seconda tutto è cambiato e Pluribus è entrata di diritto nel vate delle serie dell’anno. E se questo è a mio avviso indubbio, qualche cautela in più l’avrei sulla sua valenza generale: se è vero come si vocifera che saranno 4 le stagioni, solo alla fine si potrà avere un giudizio definitivo. Certo, questa prima stagione è di un livello cosi alto che i dubbi diminuiscono, ma l’aspettare e d’obbligo.
Ma cos’è che rende Pluribus cosi interessante e appassionante? Di certo (e i primi 4 capoversi dovrebbero essere chiarificatori) per la gestione delle metafore e il modo visivo con cui si è riuscito a concretizzare le nostre paure e quelle del mondo. Che l’AI possa diventare il sostituto delle nostre azioni è ovviamente reale, ma come detto ci sono le soggettivazioni e per quanto l’uomo sia nato per l’omologazione non ci sarà mai quell’unanimità perché una cosa del genere possa accadere. Certo, la serie estremizza tutto portando il discorso su un contrasto di 1/2 contro 7,5 miliardi di persone, ma il concetto è chiaro. Come è chiaro, è forse questo è il punto più bello, ammaliante e commovente di questa prima parte, di come la nostra sete di amore e condivisione possa spostarci la realtà, accecandoci e rendendoci più deboli e accondiscendenti. In pratica, anche se solo per qualche tempo pur di provare qualcosa siamo disposti a venire a patti con noi stessi, contraendo e distorcendo anche la realtà. Carol, si arrabbia, si violenta, si dispera, si illude, si adegua e poi alla fine si arrende. Passaggi meravigliosi, con una scenografia e una fotografia stratosferica, che ha accompagnato una prestazione attoriale che a mio avviso meriterebbe qualsiasi premio inventato e non di specie. Rhea Seehorn per come la vedo io, deve essere costretta a cambiare l’impostazione della sua casa per mettere tutte le statuette che dovrebbe vincere, compresa di qualche mensola al rialzo. Intensa, appassionata, disperata, devastata. E’ riuscita ha parlare con gli occhi cosi tante volte che alla fine ho perso il conto, senza però farmi smarrire la sensazione che fosse una cosa meravigliosa.

L’altro punto fondamentale e che mi ha più colpito di altri è la nostra indole a separarci anche nei momenti più disperati. 11 persone non sono riuscite a mettersi d’accordo su nulla e anche i due che volevano/vogliono fare la guerra, hanno dovuto annusarsi e capirsi, come se già la situazione non fosse cosi estrema e quindi fuori dalla classica logica di decisione. Per carità, il dubbio e l’irrazionalità del contesto, confonde e destabilizza, ma anche in questo caso il messaggio è chiaro cosi come la sua perfetta realizzazione.
Questa prima stagione di Pluribus (l’eccezionale fine, perché completamente inaspettata, fa promettere scintille nella prossima) è a mio avviso, spettacolare ma non è adatta a ogni spettatore. In queste 9 puntate ci sono tanti momenti lenti, introspettivi, che cercano di condire l’animo umano, spogliandolo e rivestendolo in continuazione. Una cosa che io adoro, ma che capisco non può avere lo stesso appeal su tutti. Sotto questo aspetto, la settima puntata credo sia l’epitaffio della perfezione, il concentrato della sintesi più inconscia dell’uomo e di tutte le sue esigenze/contraddizioni.
Detto questo, forse si sarebbe potuto dire un po’ di più (ci sono almeno una dozzina di domande che mi sono venute in mente senza che la serie le abbia mai toccate), ma magari troverò le risposte più avanti e capirò la motivazione di questa dilatazione. Non resta che aspettare, ma il quadro per il momento è assolutamente luminoso.
Jonhdoe1978























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