
Nome: lo Squalo
Segni Particolari: sguardo intenso
Attività: occupato all’occorrenza
Periodo di attività: tra un incontro ravvicinato e l’altro
Secondo una ricerca scientifica condotta dal noto settimanale d’inchiesta Novella 2000, pare che fino al 1974 in molti non erano a conoscenza dello squalo. Pesce di cui si sapeva poco: alcuni dicevano fosse un animale domestico (da lì la parola pescecane) altri invece ne avevano incontrato uno per poi sparire non si sà perchè (sembra che gli squali mettano soggezione). Fino a quando, un noto regista che qualche anno prima aveva girato un film sugli autoscontri, decise di realizzare una pellicola incentrata sul mondo dei bagnini di Ostia. Talmente grande la produzione che furono coinvolte numerose famiglie per le scene in acqua ma come direbbe un vecchio proverbio cinese e quindi da me tradotto male: “mai agitar mare che dorme”.
Tant’è che nelle profondità marine, tra un frigorifero, un motociclo e qualche Fiat Ritmo, dormiva da anni un giovane squalo (di cui non farò il nome perchè ho paura di ritrovarmelo nella vasca da bagno) dalla bocca piena di denti, tipo Gabriel Garko. Con tutto quel trambusto in superficie si fece girare le palle per poi farle girare all’addetta del casting dato che fece fuori numerose comparse.
Fu lì che davanti a quelle innate doti attoriali nonchè omicide che il giovane regista Stefanino Spielberg decise di affogare il film sui bagnini per farne uno incentrato sulla figura sullo squalo (mai accreditato poichè ha sempre preferito rimanere anonimo, così con tutta la gente che ammazzava i carabinieri potevano dire “è stato lo squalo”…vai a capire quale).
La sua prima esperienza cinematografica fù un successo: nel film doveva mangiare tutti gli attori presenti, cosa che tra l’altro gli riusciva benissimo. Purtroppo come tutte le dive ebbe qualche scaramuccia con il co-protagonista, quello con il nome scritto grosso sul cartellone: Roy Scheider nel ruolo di un pescatore serial killer. I due sul set si presero letteralmente a mozzichi con il noto attore che in tutte le interviste lanciava messaggi d’odio verso lo squalo che per rispetto fece la cosa che gli riusciva meglio: stava muto come un pesce.
Stefanino Speilberg venne osannato per aver voluto scommettere su quell’animale (lo squalo, mica Roy) mentre gran parte della critica diedero del pupazzo al giovane squalo, per non parlare delle associazioni di turismo balneare che videro calare le prenotazioni per la stagione estiva…salvo poi l’intervento del regista che se ne uscì dicendo “Lo squalo è sono uno”. Dichiarazione che portò tutti alla tranquillità fino a quando non se ne uscì con il seguito, Lo squalo 2, per non parlare di quello in 3d, per non citare il numero 4.
Lo squalo (si, si, sempre lui) divenne una figura di spicco tra i membri dell’Academy, vincendo addirittura il premio “Pinna d’Oro” agli Oscar e il premio del Gambero Rosso 1976 per il “Miglior Battuto di Carne dell’anno”. Dopo aver affrontato spargimenti di sangue, scene drammatiche, bombole scoppiate in bocca, piroette nei parchi acquatici e il sopracciglio di Michael Caine, alla veneranda età di 40 anni decide di mettere su famiglia con un bel pezzo di squalo femmina, una nota pescecagna, con lo quale riuscì a ripopolare mezzo mondo.
Il problema fu che molti dei suoi numerosi figli decisero di ripercorrere le pinne del padre dandosi alla recitazione, ma come dice il cugino di mia cugina che poi sarei io “ogni squalo è bello a mamma soja” e invece manco per il cavolo! C’è stato lo squalo di ghiaccio, quello con gli addominali, quello che quando gli giravano i coglioni pareva un tornado o quello con la passione per i calvi. Nessuno è riuscito a raggiungere l’eccellenza paterna poichè sarebbero tutti da prendere a pesci in faccia.
Mklane
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