
Sino ad ora questo è sicuramente il capitolo del franchise può difficile da commentare e inquadrare.
Lo è dal punto di vista narrativo, lo è dal punto di vista strutturale, lo è dal punto di vista degli effetti speciali e lo è sull’opportunità.
Per avere un’idea completa credo sia corretto analizzare ognuno di questi punti.
Partiamo dalla narrazione e quindi della storia.
Considerando che l’intento iniziale era quella di fermarsi con il terzo film e vista l’impostazione a ritroso di quest’ultimo, è evidente che serviva un’idea più di rottura che di continuità (alla fine l’origine e l’ostilità tra le due specie era stata più volte analizzata e tornarci sarebbe stato probabilmente una stucchevole ripetizione). Detto ciò, la domanda ora è: lo switch scelto ha soddisfatto questa indubbia esigenza? Dal mio punto di vista, si ma non del tutto. Si perché se l’evoluzione della lotta da due a tre (gli umani si aggiungono a questa diatriba di sopravvivenza) mi è sembrata interessante, altrettanto non lo è stato l’introduzione di questo terzo stadio dell’evoluzione (che poi è doppio riguardando sia la bambina che i nuovi Lycans), che pur funzionale, mi è sembrato un filo forzato. Tanto per entrare nello specifico, dando uno spazio temporale tra gli eventi (il film ci dice 12 anni) è giusto inserire, come detto gli uomini, ma mettere nello stesso contesto un super lupo mannaro e un nuovo super ibrido mi è parso un filo fuori focus, se non altro perché si è perso il senso di quelle specie secolari.
Quest’ultima considerazione mi porta al secondo punto, quello strutturale. Underworld nella sua struttura iniziale doveva essere l’esaltazione della lotta clandestina e nascosta tra vampiri e licantropi. Tale impostazione ha portato oltre a dare quella bellissima idea del mondo nel mondo, ad avere una scenografia intrigante fatta di castelli, tunnel, vestiti sfarzosi e tradizioni. Insomma un viaggio tra presente e passato (questa d’altronde è l’immortalità) assolutamente affascinante. In Underworld – Il Risveglio questo si perde (non basta una piccola battaglia all’interno per rievocarlo) e la cosa c’è da dirlo convince a momenti. Vedere perennemente palazzi e strade è vero che attualizza l’ambito ma, appunto, fa un pizzico smarrire sulla provenienza e motivazione.
Terzo punto gli effetti speciali e qui le montagne russe sono veramente enormi. Passiamo (a volte anche nella stessa scena) da rappresentazioni incredibili ad altre veramente imbarazzanti. Tale enorme differenza mi ha portato a chiedermi come sia possibile che il primo film (ma anche il secondo) nonostante una distanza enorme (se consideriamo quanto pesa un anno nella tecnologia) con questo abbia una consistenza visiva molto più attendibile e immersiva. Credo che la risposta sia abbastanza semplice e risieda nelle capacitò del regista. Nonostante Len Wiseman, infatti, sia rimasto come scrittore della sceneggiatura, la sua assenza nella regia si sente pesantemente sia nell’ impostazione generale che proprio nelle scelte visive. Non posso dire che si tratti di un crollo enorme, ma di certo l’asticella si è abbassata in maniera evidente (anche più che nel terzo film, anch’esso non diretto da lui).
Quarto e ultimo punto: l’opportunità. Anche in questo caso credo che la risposta debba essere duplice. Se la prendiamo dal punto di vista dell’esigenza di raccontare oltre direi che alla fine la scelta di riprendere possa essere corretta, se invece, ci spogliamo da tutto e la mettiamo sul solo ambito di interesse, la motivazione cambia lato e non aggiunge molto a quello che volevamo sapere su quell’ambito. Mi spiego. La guerra tra due delle specie più affascianti del panorama narrativo fantastico mai concepite ti crea una curiosità istintiva e quindi un senso di passione molto forte. Finito quell’ambito (e questo film parte da una prospettiva diversa), il proseguire è una “semplice” aggiunta e come tale può essere interessante ma mai intrigante nel senso stretto del termine.
Punti chiusi e prima di fare la somma di tutto e soffermarci un attimo sulla fine, credo sia corretto spendere due parole su Kate Beckinsale e più in generale su come le cose nella vita cambiano. Come tutti sanno si era rifiutata di partecipare al terzo film, ma poi qualcosa si perde e quando la fama tende a girare un attimo l’angolo ecco che quello che ci sembrava una cattiva idea diventa l’ancora di salvezza. Sarà un caso ma dopo questo film (che seguiva 3 anni di inattività) la sua carriera di attrice è ridecollata con ruoli quasi a raffica. Detto questo, questo film conferma che non è e mai sarà più di una sufficiente attrice, ma nel ruolo ci sta bene e riesce a gestirlo con capacità.
Come ormai si è capito Underworld – Il risveglio è un film altalenante che gioca, un po’ come il secondo, più sull’azione pura che sull’azione emotiva (su questo il primo è inarrivabile). Ci sono momenti decisamente attraenti con scelte anche originali e intriganti e altri assolutamente rivedibili e dimenticabili. Se lo inseriamo nel contesto generale del mondo Underworld, il giudizio è molto simile se non uguale al Underworld – La ribellione dei Lycans. Se quest’ultimo, infatti, aveva un decifit di originalità, cosa che questo evidentemente non ha, di certo l’evoluzione narrativa aveva qualcosa in più. Di uguale fattura la fine, entrambe (ma questo è un must della serie) frettolose e aperte, con la differenza che questa probabilmente presupponeva un ulteriore appendice.
Appendice che appunto ci sarebbe stata, ma ne parleremo nel prossimo pezzo.
Jonhdoe1978
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