
Sequel voleva essere e sequel è stato.
Len Wiseman aveva chiuso il suo Underworld, che ricordiamo essere stato il suo esordio sia alla regia che alla sceneggiatura, lasciando chiaramente intendere che avrebbe potuto (e voluto) continuare e cosi è stato. Ovviamente tutto dipendeva dal successo del primo film e il più che buon riscontro di quest’ultimo ha favorito tutto il progetto e permesso alle sue intenzioni di prendere vita.
Per l’incipit Wiseman, anche in questo caso nella duplice veste di regista/scrittore, è uscito dal classico schema conosciuto e si è affidato a un arco a tre punte. Nei primi dieci minuti, e questo segna la grande capacità di sintesi e chiarezza che ha, ci ha raccontato l’origine storica dei vampiri e dei licantropi, fatto un sunto di quanto successo nel primo film e favorito lo scivola per questa nuova storia. Soprattutto quella di mezzo, che normalmente non mi appartiene, mi ha colpito per come è stata impostata e per come è riuscita a dare la dimensione di tutto l’ambito narrativo passato in poche frasi e pochissime immagini. Questo è una dote naturale che non si insegna ed è giusto che la sfrutti pienamente.
Detto questo, è opportuno in prima analisi dire che il risultato di Underworld: Evolution (stavolta il titolo è veramente pensato male) non è all’altezza del primo e questo perché si è un po’ smarrito il messaggio a favore dell’azione pure. In Underworld, infatti, quello che aveva stupito era stato quell’equilibrio tra intrigo e horror e che aveva portato a vivere la storia in maniera emotiva oltre che visiva. Qui questa immistione si è in gran parte smarrita lasciando spazio a una corsa sfrenata verso la classica salvezza. Ecco proprio la parola classica credo possa essere la discriminate tra questi due progetti: il primo ne era quasi priva risultando cosi originale e pieno, il secondo ne è pieno.
Tracciata e capita la linea scelta, è ovvio che cambia anche la prospettiva di giudizio e questo perché a differenza del progetto di 3 anni fa, questo, proprio per essere rientrato completamente nei ranghi di genere, deve subirne il paragone. Messa cosi sembra quasi una spada di Damocle, invece non lo è pienamente cosi. Certo non possiamo dire che questo sia l’apice dell’affettività, anzi in molte circostanze la storia appare un po’ distante, ma non si può neanche dire che non si segua con interesse e, in certi casi, intensità. Ovviamente, si rimane nell’ambito puramente di azione, ma la capacità visiva è evidente e per certi versi sorprendente. Siamo sempre nel 2006 e come successo per il primo film la sensazione di veridicità delle immagini rimane. Sostanzialmente non si mai la sensazione di star assistendo a qualcosa di lontano (la scena dell’elicottero è meravigliosa per ingegnosità e realizzazione) e questo se si pensa a quante cose sono cambiate in vent’anni è una cosa straordinaria. Parliamo sempre di trasformazioni, maschere, cambiamenti scenografici continui e improvvisi…
Come detto, questo sequel ha perso un po’ di cuore ed è giusto soffermarsi un attimo sulle conseguenze e sulle prospettive. Il fatto che la motivazione si sia appiattita non solo capovolge il merito di giudizio ma cambia anche il modo con il quale approcciarsi agli altri sequel (all’epoca non si sapeva). La fine, peraltro devo dire molto provvisoria e veloce, apparecchia con convinzione un continuo, ma mentre in Underworld c’era quasi un obbligo in questo si ha la sensazione di “solo” una possibilità seppur concreta. Certo, alla fine quello che potrebbe essere rimane molto nelle intenzioni (Evolution non ci dice nulla sul futuro delle due razze se non che Selene e Michael sono la speranza), ma un minimo di punto e accapo c’è. Quello che lascia perplesso è proprio l’attenzione che rimane al termine del film che rende l’aspettativa meno frenica e feroce. Purtroppo, capisco che può sembrare ripetitivo, ma la perdita di coralità, all’affezione alla morale e la complicaziona sociale si sente e la distanza cosi creata tra personaggi e spettatore alla fine c’è e con essa di conseguenza il processo di affiliazione allo script. Distanza che a mio avviso si crea anche per la differente consistenza tra le figure del primo e del secondo film. Tralasciando quella completamente sbagliata di Alexander Corvinus (il re dei re fa una figura inutile e tutto tramette tranne la potenza del Primo immortale) anche gli altri non sono cosi ficcanti come dovrebbero. Marcus, ad esempio, passa da buono a macchietta in continuazione e anche la stessa Selene è un filo più “robotica” del dovuto. Ora non sappiamo se per colpa dello script o perché Kate Beckinsale non cambia mai passo. Io propongo per entrambi.
Sostanzialmente Underworld: Evolution passa ma non stravince e se escludiamo le fasi di pura azione (che poi è quello a cui puntava) campa molto della luce del primo. Da apprezzare pienamente il fattore tempo (anche in questo caso tutto si svolge in poche ore) che in un certo senso smorza quell’eccessivo cambio di prospettiva tra i due progetti facendo quasi percepire che si tratti della seconda parte dello stesso film. Il problema è che sono passati 3 anni e che quindi non ci può essere quella continuità che invece due tempi vicini possono avere e questa era una cosa da considerare nel momento in cui la penna a iniziato a scrivere la sceneggiatura.
Jonhdoe1978
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