
TITOLI DI TESTA: si può sapere chi sei?
TRAMA: ci sono thriller costruiti attorno a un mistero. E poi ci sono quelli che funzionano perché non sai mai davvero cosa pensare del personaggio che hai davanti. The Beast in Me appartiene alla seconda categoria.
La trama segue Aggie Wiggs, una scrittrice bloccata sia creativamente che emotivamente dopo la perdita del figlio. La sua vita cambia quando, nella villa accanto, si trasferisce Nile Jarvis, potente imprenditore immobiliare da anni sospettato di aver ucciso la prima moglie. Nessuna prova definitiva. Solo sospetti, voci, mezze verità e una reputazione che lo precede ovunque. Da quel momento la serie costruisce una relazione strana, quasi magnetica, tra Aggie e Nile. Lei vuole capire chi sia davvero. Lui sembra voler essere capito. E lo spettatore rimane intrappolato esattamente nello stesso gioco.

“Che ce l’hai du spicci?”
La grande forza della serie è proprio Nile Jarvis, interpretato da Matthew Rhys. Per gran parte del racconto non è tanto importante capire cosa abbia fatto, ma capire chi sia. Ogni scena aggiunge un dettaglio e contemporaneamente ne cancella un altro. È affascinante, intelligente, manipolatore, ironico, a volte persino vulnerabile. In alcuni momenti sembra sinceramente umano. In altri dà l’impressione che dietro il sorriso ci sia qualcosa di profondamente sbagliato.
La serie vive di questa ambiguità. Più Aggie si avvicina a lui, più cresce il dubbio. E la cosa interessante è che non riguarda solo il possibile crimine. Riguarda la sua natura. Nile è davvero un mostro o è semplicemente un uomo che tutti hanno deciso di trasformare in un mostro? Claire Danes è ottima nel ruolo di Aggie, ma è evidente che il vero motore della serie sia il rapporto tra i due. Una sorta di duello psicologico in cui attrazione, diffidenza e curiosità finiscono continuamente per sovrapporsi.
Non tutto funziona allo stesso livello. Alcune sottotrame legate all’FBI, alla politica e agli affari immobiliari tendono ad allargare il racconto più del necessario. Ogni volta che la serie si allontana dal confronto tra Aggie e Nile perde un po’ della sua forza. Ma quando torna a concentrarsi su di loro diventa coinvolgente.
TITOLI DI CODA: The Beast in Me non è il thriller più sorprendente degli ultimi anni. Non reinventa il genere e in certi passaggi si percepisce persino dove sta andando. Eppure non ho voluto abbandonarlo. Perché continuavo a fare la stessa domanda episodio dopo episodio. Non “cosa è successo?” Ma: “Chi è davvero Nile Jarvis?” Ed è una differenza enorme. Quando un personaggio riesce a diventare più interessante del mistero stesso, una serie ha già fatto gran parte del lavoro.
EXTRA: chi è mio padre? Mi faccio spesso sta domanda perché non gli somiglio pe niente!
Mklane
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