
TITOLI DI TESTA: la perdita dell’innocenza
TRAMA: First Blood è il punto zero. Non dell’azione, ma del dolore. Prima è un film sul silenzio, sull’America che non sa cosa farsene dei suoi reduci, su un uomo che ha già combattuto una guerra e ne trova un’altra appena mette piede a casa, ormai un territorio ostile che non riconosce i suoi figli quando tornano rotti. È l’inizio del viaggio di John Rambo, ma soprattutto è il suo momento più umano, più fragile, più doloroso.
Rambo arriva in una cittadina qualunque con addosso solo uno zaino e il peso di una guerra che nessuno vuole più ricordare. Cerca un commilitone ma scopre che è morto di cancro. Non c’è eroismo, non c’è gloria: solo assenza. È da lì che parte tutto. Non da una missione, non da un nemico armato, ma da uno sceriffo – Teasle – che lo vede come un problema da spostare, un fastidio da far uscire dai confini. Un uomo sbagliato nel posto sbagliato.
La grandezza di First Blood sta proprio in questo conflitto minimo che diventa gigantesco. Rambo non cerca lo scontro, non vuole dimostrare niente. Vuole solo essere lasciato in pace. Ma quando viene arrestato, umiliato, spinto oltre il limite, la guerra che credeva finita torna a galla. Non perché lui la voglia, ma perché non l’ha mai davvero lasciato andare.

THIS IS AMERICA
Il suo silenzio diventa assordante. Rambo parla poco, osserva, incassa. Ogni reazione è figlia di un trauma, non di un desiderio di violenza. Quando scappa nei boschi e mette in difficoltà poliziotti, guardie nazionali ed esercito, non lo fa per uccidere: li supera, li neutralizza, li umilia quasi. È un sopravvissuto che usa quello che sa fare meglio: restare vivo. La violenza non è spettacolo, è conseguenza.
Accanto a lui c’è il colonnello Trautman, l’unico che capisce davvero cosa sta succedendo. Non perché Rambo sia un mostro, ma perché lo hanno creato così. Trautman non lo giustifica, ma lo SPIEGA. Ed è una differenza enorme. In lui c’è il rimorso di chi ha addestrato uomini a essere armi e poi li ha lasciati soli in un mondo che non li riconosce più.
Il finale è il cuore del film. Quando Rambo crolla, quando finalmente parla, First Blood smette definitivamente di essere un film d’azione e diventa una confessione. Le parole che pronuncia non sono rabbia, sono dolore puro: amici che muoiono, sogni che non tornano, una società che applaude i soldati finché combattono e li dimentica quando rientrano…tutto mostrandosi come uno dei momenti più onesti del cinema americano degli anni ’80.
TITOLI DI CODA: rivederlo oggi fa ancora male. Perché non parla solo del Vietnam, ma di ogni guerra che promette eroismi e restituisce solitudine. È il primo capitolo di una saga che cambierà tono, scala e linguaggio, ma resta il più sincero. Qui John Rambo non è un’icona: è un uomo spezzato che chiede solo di non essere spinto oltre. E proprio per questo, è un tassello importante della settima arte.
EXTRA: “Non sono qui per salvare Rambo da voi, ma voi da Rambo”.
Mklane
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