
TITOLI DI TESTA: la rabbia come identità.
TRAMA: se First Blood era il racconto di un uomo che voleva scomparire, questo secondo capitolo è la storia di un uomo a cui viene chiesto di tornare a essere visibile, ma solo come strumento. John Rambo è in prigione, non tanto per ciò che ha fatto, quanto per ciò che rappresenta: un problema irrisolto, una coscienza scomoda. Il colonnello Trautman lo va a prendere come si va a recuperare un’arma lasciata troppo a lungo in un deposito, toglie la polvere in superficie, ma sotto di essa sono presenti la solite ferite di un tempo. Così gli offre una missione, e con essa una promessa vaga di libertà. Non una casa, non una pace…ma una possibilità.
Una trama semplice e figlia del suo tempo: tornare in Vietnam per verificare la presenza di prigionieri di guerra americani. Ma il sottotesto è feroce. Rambo viene rimandato là dove tutto si è spezzato, non per chiudere una ferita, ma per tappare una falla politica. Il Vietnam del film non è realistico ma è un luogo mentale: giungla come labirinto, passato come trappola. Rambo accetta perché non ha alternative interiori. La rabbia, in questo film, non è una reazione: è un’identità.
Il rapporto con Co Bao è l’unico momento in cui il film lascia intravedere una vita possibile. Lei non rappresenta l’amore romantico, ma la normalità: un nome, un futuro, una scelta. È una parentesi breve e necessaria, spezzata con brutalità, perché Rambo non può ancora permettersi di vivere. Quando Co Bao muore, non è solo una perdita affettiva: è la conferma che ogni tentativo di pace verrà punito.

Il futuro che avrai domani non sarà lo stesso che avrai ieri
Il vero antagonista del film, però, non è il nemico esterno, ma il tradimento interno. Quando Rambo scopre di essere stato mandato lì per “osservare”, non per salvare, qualcosa si spezza definitivamente. La rabbia esplode, ma non è cieca: è lucida, mirata, vendicativa. Rambo non combatte più per la missione, combatte per riprendersi la dignità.
Trautman torna come figura paterna impotente. Lo avverte, lo capisce, ma non riesce a fermare il meccanismo. Nel confronto finale tra i due, Rambo non accusa: constata. Chiede che i suoi compagni vengano a casa, chiede rispetto. E questo risulta come un grido di dolore politico travestito da film d’azione.
TITOLI DI CODA: questo secondo capitolo rappresenta l’anima della rabbia necessaria, quella che nasce quando la sofferenza non viene riconosciuta. Rambo diventa un simbolo, ma a costo di perdere un altro pezzo di sé. Qui non cerca più la pace: cerca giustizia. E scopre che anche quella, spesso, è una bugia. Non siamo ai livelli del primo film, ma è un altro tassello necessario per capire il tipo di uomo che diventerà in futuro.
EXTRA: “Quello che voi chiamate Inferno… lui lo chiama Casa!”
Mklane
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