
Nome: Colonnello Samuel Trautman
Segni Particolari: Un berretto verde dal quale non si separa mai
Attività: Comandante Forze Speciali dell’esercito degli Stati Uniti d’America
Periodo di attività: 1982 – 1988
Rambo sarebbe mai potuto essere il Rambo che conosciamo senza il colonnello Trautman? La risposto da qualunque angolazione la si vede è no. E’ no dal punto di vista prettamente narrativo, libro o film che sia, ed è no dal lato strettamente umano/metaforico. La sua figura, infatti, è la perfetta fotografia di quel compromesso tra padre spirituale e padre e/o simbolo della patria tanto caro, oggi forse un po’ meno, al popolo americano. Questa duplice veste gli ha permesso di esternare e in qualche modo, quindi, regalare tutta l’anima del personaggio arricchendolo di quell’umanità “popolare” a cui ogni spettatore si è alla fine ritrovato e paragonato.
Trautman è stato il collante temporale delle motivazioni e delle decisioni nonché l’equilibratore di ogni racconto del nostro solo e triste reduce. La sua grande ombra, anche grazie ad una scrittura ad hoc (ricordiamo la profonda differenza della fine del film di First Blood rispetto al libro), è stata cosi sentimentalmente importante da restare costante anche quando materialmente la sua figura non era più presente. La sua cupola di protezione, seppur personalissima, infatti, è sempre stata necessaria per controbilanciare istinto e azioni di Rambo rendendole in qualche modo più comprensibili e condivisibili.
La storica frase Capo pattuglia chiama Corvo, a posteriori ovviamente, è la perfetta sintesi di tutto quello che il colonnello Trautman ha rappresentato: un uomo attento e dedito ai suoi uomini e un rispettoso e devoto servitore della sua nazione. Questo compromesso esistenziale, l’alone di giusto a prescindere è stata una conseguenza, lo ha sopraelevato a untore della giustizia, anche oltre il paese che stava rappresentando. E’ come se lui per tre film (i due successivi seppur, come detto, spiritualmente presente, non possono aver lo stesso impatto) fosse la reincarnazione dello Zio Tom con tutto quello che esso ha rappresentato e in un certo senso rappresenta. Era la figura su cui affidarsi completamente e con cui ritrovare motivazione e equilibrio seppur in un contesto, parliamo sempre di guerra, per definizione esasperato e al limite.
Come si sa Richard Crenna non è stato il primo attore contattato per rivestire questo ruolo (i prescelti erano Kirk Douglas e Rock Hudson) e a conti fatti, seppur non avremmo mai la prova contraria, “ritrovarselo” è stato una fortuna. La sua calma travolgente unita a una personalità e a una risolutezza naturale ha consentito al personaggio di assumere quella figura trasversale, umana e narrativa, di cui si è detto. La sua attendibilità è totale sia nelle battute/freddure, alcune delle quali entrate nell’enciclopedia universale del cinema, che nei dialoghi storico/sentimentali, quello tra lui e Rambo alla fine del primo è sublime, nei quali si è cimentato.
Corpo e anima. Se devo pensare al colonnello queste sono le parole che mi vengono in mente e questo per quella meravigliosa elaborazione mentale tra intenzione ed esecuzione che egli è riuscito a trasmettermi/trasmetterci. Se ci pensiamo, infatti, il suo andiamo ad uccidere per il paese, anche se sempre con un fine, almeno sulla carta, di salvataggio, è un controsenso assoluto, ma in lui riesce quasi a diventare “l’unica e giusta via”, a volte anche in maniera più significativa dello stesso Rambo. Perché se anche è vero che quest’ultimo ha vissuto, e in qualche modo vive, giorno dopo giorno è altrettanto vero che senza Trautman non sarebbe stato lo stesso, anzi, probabilmente quei giorni si sarebbero interrotti molto prima del Last Blood del 2019.
Jonhdoe1978
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