
TRAILER: Opp-Opp
TRAMA: Emily Blunt, non me ne voglia il marito, è una brava attrice. Oltre a primeggiare nella recite scolastiche dei figli, ha partecipato ai filmini del marito (non quelli osè, ma quelli con gli alieni di Sorrento), ha ripetuto sempre la stessa scena con Tom Cruise e adesso ha una figlia malata e le tocca lavorare negli strip-club. Uno dei suoi grandi sogni era quello di fare un film Marvel, ma vuoi che era troppo brava come attrice, vuoi che non aveva i baffi per interpretare Thor, questo sogno non si è mai avverato…fino a quando in uno strip-club non incontra Capitan America, che appeso lo scudo al chiodo la invita a lavorare con lui per una società che ha creato un farmaco che allevia il dolore dei pazienti malati di cancro. Purtroppo Emily non potrà lucidare l’armatura di Iron Man, ma data la nobile causa potrà candidarsi al Nobel per la Pace.
Il problema è che la smania del guadagno aumenta e questo farmaco lo iniziano a prescrivere a chiunque, pure a gente che era andata dal medico solo per la dissenteria (chissà come c’era arrivata)…fino a quando non scoppia uno scandalo e pure Emily inizia a cagarsi sotto.
Così ci ritroviamo Emily Blunt che prova a fare l’attrice, Chris Evans che non riesce ad avere la benché minima chimica con lei, in una pellicola girata da un regista abituato a magie e animali fantastici bensì alla vista reale, quella dove l’algoritmo di Netflix gli ha chiesto di trattare l’argomento trend-topic a Hollywood dopo che Dopesick, Painkiller e in parte La Caduta della Casa degli Usher, l’avevano in parte e a loro modo toccato. Ma il problema è proprio qui, toccare non vuol dire vivere qualcosa né tantomeno provare dolore…e come un oppiaceo Pain Hustlers dopo un po’ svanisce, ma senza creare nessuna dipendenza.
Voto: 5/10
Mklane
Tra le varie conseguenze che ha lasciato il Covid-19 di certo c’è l’appesantimento del giudizio negativo sulle case farmaceutiche. Se prima, infatti, almeno nella gran parte dei casi, si riteneva che in quel campo alcune volte le forzature economiche fossero superiori ai benefici complessivi, ora (e vale per tutti, complottisti e non) si ha quasi la certezza che tali aziende non siano altro che famelici esseri che compongono rimedi medici esclusivamente con la calcolatrice vicino.
Pain Hustlers, presentato in anteprima al Toronto International Film Festival e arrivato da noi il 27 ottobre tramite Netflix, sulla base di un evento realmente accaduto, si addentra proprio nella suddetta tematica seppur vista e/o arricchita anche dal punto di vista dei medici e di conseguenza dei pazienti. Purtroppo dopo un inizio frizzante ed estremamente interessante il film improvvisamente si smarrisce distruggendo completamente tutta la parte empatica che fin li aveva creato. Tale frattura, questa è stata l’impressione che ho avuto, stranamente, coincide con la fine della parte ludica/sognatrice della questione, quasi che il padre registico degli ultimi Harry Potter, David Yates, non sia riuscito a gestire il cambio repentino di prospettiva sull’argomento. La storia, improvvisamente, dà proprio la sensazione di scivolargli via tanto da far pensare, ed è un’utopia per un film durato comunque quasi due ore, che sarebbe servito più tempo per colorare completamente l’anima e il cuore di quello che stava succedendo. Insomma un paradosso mentale che alla fine è diventato la spia che qualcosa si era rotto e che tutte le intenzioni stavano collassando.
E a salvare la baracca che non sono bastati nè un bravissimo Andy Garcia nè una più che buona Emily Blunt, nonostante, è giusto dirlo, ci abbiamo provato in tutti i modi. Purtroppo certi tipi di emozioni, per alcune basta l’attore, vanno costruite con calma e profondità e non fatte comparire all’improvviso mirando sul concetto generale che hanno di natura. La predisposizione, infatti, è una cosa, il trasporto emozionale conseguente su quella stessa idea un altro. Ed evidentemente quest’ultimo in Pain Hustlers manca quasi del tutto.
Jonhdoe1978
Voto 5/10
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“Sei utile quanto un buco del culo sul gomito.”
Sta tutta in questa meravigliosa citazione di Larry Bishop la mia idea su Pain Hustlers – Il business del dolore.
Pronunciata in Kill Bill: Volume 2 di Quentin Tarantino a Budd (Michael Madsen), mentre interpreta Larry Gomez, il proprietario dello strip club di El Paso dove è ormai costretto a lavorare l’ex membro della Squadra Assassina Vipere Mortali, rende alla perfezione il mio pensiero durante i titoli di coda del film diretto da David Yates ed ispirato ad un articolo del 2018 di Evan Hughes sul New York Times.
La sensazione è che sia il regista (scritturato già nel 2021 dalla Sony per un progetto “Senza titolo”), che Netflix (acquirente l’anno successivo del progetto per una cifra intorno ai 50 milioni di dollari), non avessero la benché minima idea del “vestito” da realizzare intorno ad un argomento, quello della crisi degli oppioidi negli Stati Uniti, affrontato già da tanti ed in tanti modi.
Prima di tutti c’è stata la Serie TV Dopesick – Dichiarazione di dipendenza di Danny Strong, poi a trattare ancora il tema è arrivata la miniserie Painkiller, diretta da Peter Berg ed infine, escludendo la lunga lista di documentari in materia, la miniserie La caduta della casa degli Usher di Mike Flanagan. Queste ultime, peraltro, distribuite entrambe sempre da Netflix.
Più che crisi da oppioidi, sembra di ritrovarsi in una molto più grave (si scherza) crisi di idee.
Anche la scelta di Yates alla regia somiglia più ad un’operazione commerciale per dire “Hey, non so occuparmi solo di maghetti e animali di fantasia…so fare anche altro!”, perché oltre ad un pacchetto globale stilisticamente e ritmicamente incriticabile ed una prima buona mezz’ora, ci si ritrova a guardare l’ennesima pellicola da 122’ (pare che sotto le due ore non si possano più fare film) senza una propria anima. In Pain Hustlers c’è di tutto: da War Dogs di Todd Phillips a The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, il saccheggio è ad ogni angolo.
E senza idee, puoi ficcarci dentro tutte le Emily Blunt e gli Andy García che vuoi…restano sempre 122’ di preziosa vita sprecata.
Alessandrocon2esse
Voto 4.5/10
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