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La Casa di Carta 4 (2020) di Jonhdoe1978

⭐25 Aprile 2020 ⭐ Contrassegnato con: La Casa di Carta 4, Recensione La Casa di Carta 4, Serie Tv

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Una serie tv deve capire quando fermarsi onde evitare di perdere le sue caratteristiche peculiari e soprattutto, il motivo per cui è venuta alla luce.

Ci ritroviamo esattamente dove avevamo lasciato: il Professore (Alvaro Morte) disperato per la morte di Lisbona (Itziar Ituño) (invece viva), Nairobi in fin di vita per il colpo subito da un cecchino e la situazione generale completamente diversa da quella che erano gli intenti iniziali.

C’era un’attesa spasmodica per l’uscita di questa quarta stagione, la conclusione della terza lasciava più domande che risposte e questo, ovviamente, ha incentivato la curiosità del continuo. A questo si deve aggiungere la grande intuizione che ha sempre avuto Netflix: fare uscire tutte le puntate nel medesimo momento. Questo porta lo spettatore a vederle tutte di un fiato, non spezzando cosi mai ritmo e trama.
Senza usare troppi giri di parole, la Casa di Carta 4 è sicuramente la peggiore, e lo è per un motivo molto semplice: ha perso in parte la sua identità. La grande peculiarità della serie era quella di raccontare, tra flashback e presente, la realizzazione di un piano pensato e preparato per anni nei minimi particolari. Ma mentre il racconto temporale è rimasto bellissimo e performante la parte realizzativa è quasi completamente naufragata. Per molte puntate, il Professore, mattatore sino a quel punto, è completamente in balia degli eventi e tutta la bellissima attuazione del disegno pensato diventa un adeguarsi a quello che succede al momento, e non più splendidamente previsto, trasformando cosi la serie in un thriller come tanti altri. La situazione viene riportata alla “normalità” nelle ultime due puntate, ma con un taglio diverso, non è più il piano maniacale di un genio ma il piano improvvisato di una mente brillante messa al muro. E la differenza è enorme.

Da applausi invece, la gestione dei ricordi e sopratutto, la capacità  di mostrare l’animo dei personaggi attraverso un meccanismo di narrazione inusuale quanto efficace. Tutti i protagonisti, infatti, sono perfettamente identificabili sia per le motivazioni del momento che per il passato che li ha portati all‘ attuale situazione. E questo è stato possibile grazie a una sceneggiatura complessa, con strappi emotivi e temporali continui, al dire sino ad un certo punto per poi riprendere, anche in puntate diverse, dopo aver incastrato temporalmente e sentimentalmente un’altra storia funzionale alla prima.
Questo splendido modo di agire ha portato l’impossibilità a non immedesimarsi in ogni personaggio, elemento indispensabile per rendere una serie da bella a un evento globale. Emblematico quello che è successo qualche giorno fa a Berlino (intesa come città): la comparsa di un gigantesco murales dedicato a Nairobi. L’uomo ha bisogno di sogni, di storie in cui identificarsi, di eventi più o meno reali su cui poggiarsi almeno per qualche ora. Diciamoci la verità, ma chi è che non ha mai pensato di rapinare la Banca Centrale o la Zecca del proprio paese? Nell’immaginario collettivo non è rubare, è prendere qualcosa a qualcuno di astratto a cui per definizione, non vogliamo molto bene: lo Stato.

Ma torniamo a noi, Nairobi. A Lei direttamente o indirettamente associo le due scene migliori della stagione: l’inquadratura sul foro del vetro da cui era stata colpita che punta quasi a circondarla la bara che la sta portando via e soprattutto il momento in cui si ricongiunge, nell’istante del suo ultimo respiro, metaforicamente con Berlino (Pedro Alvonso), Mosca e Oslo. Il vestito rosso e un fiore bianco in mano,  quale simbolo di quel senso di pace e eternità che istintivamente ci fa riabbracciare le persone con le quali abbiamo passato probabilmente, la parte più importante della nostra vita. In quei pochi secondi c’è una poesia nascosta, un senso di ingiustizia, ammorbidita e sottolineata dal sorriso di Berlino e al suo modo beffardo di affrontare prima la vita e poi la morte. Non c’è nulla da fare Pedro Alonso è senza ombra di dubbio, a mio avviso ovviamente, il personaggio più affascinante della serie, e questo probabilmente, per la sua complessità e imprevedibilità. Una specie di pazzo razionale, un sognate cinico figlio di puttana che da assente/presente posa la sua mano su tutto quello che succede.

Gandia (José Manuel Poga), Sierra (Najwa Nimri) e il crollo dei poteri spagnoli. Questi tre elementi, per diversi motivi, sono stati forzati, innestati in un contesto che era nato per un altro fine.
Gandia, capo della sicurezza del Governatore della Banca di Spagna, è stato sicuramente l’elemento di rottura che è servito all’ideatore per portare la storia dove voleva ma che è stato anche, il personaggio, più finto e irreale della Casa di Carta. Possibile, tra le altre cose, sia riuscito ad evitare tutti quei colpi d’arma da fuoco senza essere mai colpito neanche di striscio?
In una puntata, sono crollati tutti i maggiori poteri della Spagna, in quel classico gioco di parafulmine/colpevoli  a cui alcuni sono stati costretti per evitare l’implosione interna. Pur trovandolo un po’ troppo oltre, è stato comunque un passaggio utile al ritorno del Professore e alle dinamiche che tante ci piacevano di tutta la vicenda.
Parafulmine dicevamo, a cui si è sottratta l’ispettore Sierra. Nella recensione della terza parte ho riconosciuto il grande impatto di questo personaggio come alter ego del Professore e dell’idea stessa della banda. In questa parte perde un po’ la sua caratterizzazione mostrandoci una parte più umana, cosa che però le permette di essere vista in un contesto più ampio anche in virtù del proseguo.

Facendo seguito alla premessa credo che La Casa di Carta non sia giunta ancora, alla sua dead line ma che non le manchi molto, una forse due stagioni, non di più. Un altro ottimo e imprevedibile finale, che sancisce tra l’altro l’ennesimo errore di previsione del Professore, non può nascondere i limiti evidenti di idee che hanno portato a cambiare le linee guida per cui è stata creata. Rimane il grande solco emotivo che i personaggi hanno fatto di nuovo e che ha consentito alla storia di non naufragare consentendo, ancora, di mantenere un discreto ottimismo per la quinta stagione che spero, abbia sapore di antico.

Jonhdoe1978

La Casa di Carta 4

La Casa di Carta 4
6.8

Valutazione Complessiva

6.8/10

SCHEDA

  • Ideatore: Alex Pina
  • Puntate: 8
  • Durata: 45'-65'
  • Genere: Drammatico

Interazioni del lettore

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