
TITOLI DI TESTA: nuovi modi di fare sega a scuola…
TRAMA: ho sempre pensato che organizzare una sega di gruppo fosse difficile, perchè tutte le volte che l’ho proposto nessuno m’ha mai cagato…forse perchè je stavo a tutti sulle balle ma non andiamo oltre. Sto film parte come se fosse na favoletta co na voce fuoricampo che te fa: “C’era na volta…”. Ma chi è? Ma che vole? Sta voce te spunta all’inizio e alla fine, manco fosse l’audioguida dei Musei Vaticani. E tu stai lì a pensà: “Ok, ma che cazzo c’entra? È una fiaba, è un horror, è un dramma familiare? Vallo a capì…”. E infatti Weapons campa proprio su sta cosa: te butta addosso i pezzi, uno dopo l’altro, e tu devi incollà tutto come un puzzle de quelli senza la foto sulla scatola…mica facile.
Fatto stà che in un giorno X, sarà stato il caldo, sarà stato che pure er regista o deve ancora capì come jè venuto st’idea, in un paesino de quelli americani in stile preconfezionato, tutti li regazzini de na classe scappano de casa alle 2:17 de notte. Ma ndo annate? Nun potevate aspettà er pomeriggio? Roba che quando li vedi correre sembrano avecce le braccia ingessate, o come i romanisti che imitavano Montella quanno faceva l’aeroplanino. Te fa ride e paura insieme, soprattutto se tifi Lazio.
La storia se svolge tutta a blocchi, ogni pezzo dedicato a un personaggio diverso, come se fossero mini-film che alla fine trovano il modo de incastrasse. Tipo Magnolia, ma senza rane nè Tom Cruise che fa er guru sessuale. Qui c’hai meno filosofia e più angoscia.

“Non è certo un film per bambini” disse Floradora
Oltre a sti regazzini, ce stanno tutti personaggi mica da ride. La giovane maestra, interpretata da Justine Mattera, una che c’ha dei limiti perchè a prima cosa che pensa dopo la sparizione è “Staranno a casa a fà li compiti…”
Archer è er padre disperato: il figlio è sparito e lui gira come na belva in gabbia. Un padre che non se dà pace, incazzato co Dio, co l’omini e pure co lo sceneggiatore È il personaggio che porta tutta l’ansia, quello che te fa pensà: “Oh, se sparisse a me un figlio, diventerei uguale”.
Marcus, il preside della scuola, uno che nonostante sto problema sul groppone, gira pe casa co la maglietta de Mickey Mouse, unico asiatico (SPOILER) co l’occhi grossi manco fosse er lupo cattivo.
Il poliziotto baffuto, o meglio il nipote di Magnum P.I., nonchè la classica guardia che invece de fa indagini pensa a corteggià Justine Mattera. Uno che c’ha la fissa de fasse accarezzà come lei faceva con Floradora.
Ce stà pure un tossico, che per solidarietà fà sempre bene mettecelo in mezzo. Uno che pe na dose se venderebbe pure la madre e che te gira come un’ombra tra le vicende.
E infine, ce stà Alex, l’unico regazzino stronzo rimasto della classe. Mò te vojo dì: perchè sò tutti spariti tranne lui? Manco è roscio! Così capisci subito de quanto pò portà zella, tant’è che quando lo incontravano pure la troupe sul set se grattava.
Ma tutta sta gente, com’è collegata alla sparizione dei giovani tifosi romanisti? Perchè c’è lei. La zia de Pennywise. Il male che te viene fatto annusà come nel trailer de Longlegs, che nun capisci chi cazzo è che te viene mostato per un solo secondo, da chi è interpretato, e che quando entra in scena sparecchia tutto. Na presenza che te resta addosso, più der fritto del Mc…er problema è che quello lo digerisci (certo che se te magni 3 Big Mac…) e invece questa manco per il cazzo. Dirò soltanto che l’attrice Amy Madigan (74 primavere) entra di diritto tra i villain del ventesimo secolo, ma roba che la mettemo comoda su na poltrona de velluto e je portamo er thè che nun se sà mai.

Io, lo zio Buck e la zia di Pennywise
TITOLI DI CODA: la forza de Weapons è che ogni storia singola sembra na roba a sé, ma poi scopri che tutto se lega. È come se stessero a giocà a domino, e tu aspetti solo che cada la tessera giusta. E mentre guardi, te chiedi sempre: “Ok, ma dove annamo a parà?”. Un horror diverso, e già solo per questo oggi vale oro. Niente mostri o l’assassini mascherati, solo inquietudine a ogni inquadratura. Conferma che il regista c’ha il coraggio de osà, basta ricordasse Barbarian. Pure lì aveva fatto un casino che partiva come commedia romantica e finiva co i cunicoli, i mostri e na madre rompicojoni. Sta a dimostrà che a lui piace mischiare le carte, e qui lo rifà. Resta solo una domanda: chi cazzo è la voce fuoricampo che apre e chiude il film, manco fosse un libro de favole?Boh. Forse è Dio. Forse è er regista. Forse è na regazzina che tifa Lazio e a cui Montella jè sempre stato sulle palle.
EXTRA: io non ho mai fatto sega, al massimo me chiudevo in bagno.
Mklane
Ti è piaciuta la recensione? Allora facce er favore e seguici anche su Instagram e Facebook


Lascia un commento