
TRAILER: non me ricordo…
TRAMA: ci sono film che parlano della malattia cercando continuamente il momento strappalacrime.
E poi ci sono film come Per te, che scelgono una strada più silenziosa, più fragile, e proprio per questo spesso più dolorosa. La storia segue Paolo, poco più che quarantenne, interpretato da Edoardo Leo, che scopre di avere l’Alzheimer precoce. Ed è qui che il film trova subito qualcosa di profondamente inquietante: vedere una malattia che associamo alla vecchiaia entrare nella vita di un uomo ancora giovane, ancora nel pieno della sua quotidianità, ancora padre, marito, fratello.
Paolo non è pronto. E forse non lo è nessuno intorno a lui. Accanto c’è Michela, la moglie, che prova disperatamente a tenere insieme tutto: la coppia, la famiglia, una normalità che lentamente comincia a sgretolarsi. Ma il cuore emotivo del film è soprattutto il rapporto con Mattia, il figlio undicenne.
All’inizio Mattia viene tenuto lontano dalla verità, quasi per proteggerlo. Ma il film mostra molto bene quanto i figli capiscano spesso più degli adulti. E infatti, mentre Paolo perde progressivamente pezzi di sé stesso, è proprio Mattia a raccoglierli fino a diventare il punto fermo. Non nel modo retorico del “bambino eroe”, ma in quello molto più semplice e umano di un figlio che prova ad accompagnare suo padre dentro qualcosa che non riesce davvero a comprendere.
Un film che non racconta solo la malattia, ma cosa succede ai rapporti quando la memoria comincia a sparire. Quando le persone che ami sono ancora lì fisicamente…ma iniziano lentamente a sfuggirti. Per te non cerca grandi scene madri o frasi memorabili. Resta piccolo, umano, fragile. E forse è giusto così. Perché certe storie non hanno bisogno di alzare la voce per fare male.
Voto 7/10
Mklane
“Era come se finchè non te lo dicevo…non era vero”.
Inizio con quella che dal mio punto di vista è la frase chiave di tutto il film, almeno per l’impostazione data alla storia. A differenza di Still Alice, altro film sullo stesso tema, qui gli effetti dell’Alzheimer vengono mostrati alla fine e quello che spicca è, appunto, la preparazione a quegli stessi effetti. In questo limbo di vita (parola che usa lo stesso protagonista) è proprio la non accettazione che all’inizio prende il sopravvento e la non ammissione, o meglio, non dirlo è proprio un modo per esorcizzarla e in qualche modo combatterla. Ma quando lo si dice tutto cambia, scatta qualcosa ed è come se il corpo ascoltasse accelerando tutto.
Alessandro Aronadio, regista e sceneggiatore (insieme a Ivano Fachin, Renato Sannio) prende spunto da una storia nota (precisamente da libro Un tempo piccolo di Serenella Antoniazzi che a sua volta è ispirato da un evento realmente accaduto) per raccontarci una storia semplice, ricca di dolore silente e di tanto, tanto, tantissimo coraggio e dignità. Una tragedia silenziosa che ha il suo apice emotivo (mi scuso dello spoiler) nel momento in cui Mattia (il figlio) porta il padre ormai segnato dalla malattia davanti alle foto e comincia a raccontargli avventure completamente inventate e costruite. Un gesto d’amore senza parentesi e senza confini.
Avendo già lavorato insieme diverse volte, si potrebbe pensare che Aronadio scegliendo Edoardo Leo sia andato sul sicuro, ma non è cosi. Questo era un ruolo diverso dal solito, ricco di momenti complessi e interpretativi e non era proprio scontato che l’attore romano poteva dare la solita resa. L’ha data. Ha gestito tutto con cura dando la perfetta misura dei momenti e dei passaggi.
Per te è un film che in certi momenti ti toglie il fiato e ti strazia per quell’intimità dolente che ci racconta. C’è solo una cosa che stona tanto, ma credo sia una cosa personale: le immagini finali del vero Mattia e della madre. Era cosi bello se il film fosse finito con quella finestra aperta e la telecamera che ci si buttava dentro…
Voto 6.9/10
Jonhdoe1978
Ispirato alla storia vera di Mattia Piccoli, nominato Alfiere della Repubblica per l’amore e la dedizione con cui ha accompagnato il padre malato, Per te rappresenta probabilmente l’opera più intima e matura di Alessandro Aronadio, scritta insieme agli ormai fedelissimi Renato Sannio e Ivano Fachin.
Un film che affronta il tema dell’Alzheimer precoce senza cedere ai facili ricatti emotivi che spesso accompagnano questo tipo di racconti, preferendo invece la strada più difficile della leggerezza, dell’ironia e della quotidianità.
Paolo, interpretato da un convincente Edoardo Leo, è un uomo di poco più di quarant’anni che scopre di essere affetto da una forma aggressiva di demenza degenerativa. Consapevole che i suoi ricordi sono destinati a svanire, decide di dedicare tutto il tempo possibile alla moglie Michela (Teresa Saponangelo) e al figlio undicenne Mattia (Javier Francesco Leoni), cercando di costruire un patrimonio di esperienze e affetti che possa sopravvivere alla malattia. È il racconto di una corsa contro il tempo che evita il melodramma e trova la propria forza nei piccoli gesti: insegnare a fare la barba, preparare una ricetta, guardare un film insieme, recuperare rapporti familiari lasciati in sospeso.
Aronadio costruisce una commedia agrodolce capace di alternare momenti di autentica tenerezza a improvvise aperture ironiche. Le numerose citazioni cinematografiche (da Buster Keaton al primo Rocky) non sono semplici omaggi cinefili, ma diventano strumenti narrativi per riflettere sulla memoria, sulla resilienza e sulla capacità di restare in piedi anche quando tutto sembra crollare.
Accanto a Leo brillano la Saponangelo, intensa nel ruolo di una donna costretta ad assistere alla lenta scomparsa dell’uomo che ama, e il sorprendente Leoni, che conferisce a Mattia spontaneità e maturità senza mai apparire artificiale. È infatti proprio il rapporto padre-figlio a costituire il cuore pulsante del film e a restituire con delicatezza il progressivo ribaltamento dei ruoli imposto dalla malattia.
Pur con qualche passaggio didascalico e alcune soluzioni simboliche meno efficaci nella parte finale, Per te riesce a mantenere uno sguardo autentico e rispettoso. Più che un film sulla perdita della memoria, è un film sulla permanenza dell’amore, sulla forza dei legami e sul valore di ogni istante condiviso.
Un’opera semplice ma sincera, che commuove senza forzature e lascia nello spettatore una malinconia luminosa.
Voto 7/10
Alessandrocon2esse
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