
I Soprano era l’ultima grande produzione seriale che mi mancava.
Sottolineando il grande mea colpa per tanto ritardo questa “scelta” (alla fine mi sono reso conto che il mio rimando era quasi inconscio, come se volessi lasciarmi quel piatto forte per un momento speciale) mi ha portato in primo luogo a poterne apprezzare tutta la sua lunghezza senza pause tra una stagione e l’altra e ancora più importante poterlo inserirlo, avendo praticamente ogni termine di paragone, con cognizione definitiva di causa nella giusta posizione nell’Olimpo di genere.
Sotto questo ultimo punto di vista sono tre le cose che più di altre mi hanno colpito della creatura di David Chase rappresentando praticamente un unicum della storia seriale (e non).
Il primo riguarda la sceneggiatura. Se uno tira le somme di una ogni puntata fa veramente fatica a raccontare con conseguenzialità cosa sia successo. Esiste certo un focus principale ma la vera forza è quello che gli si cuce addosso. Intorno infatti, a un avvenimento, che spesso non è nemmeno cosi fondamentale, succedono tante piccole cose che hanno a che fare con la quotidianità e la vita di tutti i giorni rendendo quindi tutto più vero, più genuino, più trasbordante. In quella quasi un’ora a puntata tu non vivi un evento e le sue conseguenze, vivi la vita dei protagonisti legata o non a quell’evento stesso che cosi diventa solo una piccola miccia narrativa e non il cuore della stessa.
Secondo elemento, e questa devo dire che mi ha impressionato e destabilizzato, praticamente mai si riesce a prevedere cosa succederà. Per carità, ci sono dei momenti scivolo che si sa dove sbucheranno, ma non c’è mai un accadimento banale e/o telefonato. E per una serie cosi lunga è veramente impressionante. Non ho contato le volte che mi sono detto ecco che… e puntualmente non succedeva.
Terzo, non è sempre necessario che una situazione finisca o si evolva. Nelle sei stagioni dei I Soprano (che poi è come se fossero sette) ci sono decine e decine di microstorie che non sempre vengono riprese e che rimangono li. Questo, per come l’ho vissuto io, non è un limite ma proprio una scelta e questa scelta è molto attinente alla vita. Chiarire tutto, infatti, fa parte del cinema non della vita e I Soprano hanno preso la linfa di questa considerazione.
Tutti questo motivi quasi unici (qualcosa la troviamo in The Wire anche se qui un focus ben definito c’era sempre) mi fanno dire che questa è la serie meglio scritta di sempre. E non mi riferisco al concept principale (li per esempio Breaking Bad è migliore) ma come costruzione generale e complessità nella narrativa “semplice”.
Un’altra considerazione che più volte mi è venuta in mente durante la visione è come il politicamente corretto abbia deviato la televisione e il cinema in generale. Non credo che oggi si potrebbe scrivere con tanta schiettezza e questo, evidentemente, facendo perdere i riferimenti di realtà (intesa anche come cattiveria e crudezza) a tutto il racconto. Questa considerazione mi porta ad arrivare al centro del progetto I Soprano e quindi alla foto della malavita americana che se ne è voluta dare.
Confermando che la visione di Chase, peraltro confermata anche da lui, sia molto Scorsesiana e immaginario collettivo, non c’è dubbio che al di la dell’esagerazioni inevitabili quello che viene mostrato e il microcosmo di quel genere di vita. Un sotto bosco fatto tanti piccoli movimenti (non ci troviamo di fronte a crimini enormi e/io al capo dei capi), tradizioni e tanta, tanta apparenza. La maniacalità di narrazione dei personaggi, che proprio attraverso il racconto della vita di tutti di giorni si riempiono di particolarità e profondità, ci porta proprio a capire come la lealtà qui sia quasi sempre artefatta e il salvare se stesso sia quasi la priorità. Nell’arco delle 86 puntate tutti in qualche modo hanno tradito qualcuno, forse solo uno è rimasto quasi sempre fedele al suo modo di essere e di fare: Silvio. Una figura la sua che dal mio punto di vista ha scavato nel cuore dello spettatore piano piano, probabilmente per il suo essere quasi una macchietta, trovando proprio all’epilogo un posto importante e solido.
Ovviamente ne esistono decine e decine di altre figure, mi premeva però citare lui proprio per la funzione alternativa che alla fine ha avuto.
Tornado un attimo al generale della serie e al particolare del mio pensiero, la prima stagione non mi aveva colpito particolarmente. Mi aveva dato l’impressione di un qualcosa di bello ma titubante. Io credo che il passaggio definitivo lo sia fatto quando a discapito del titolo la serie abbia preso coscienza che tutto era concentrato del suo protagonista. Per carità, c’è un turbinio di personaggi, momenti, personalità, moralità, ma alla fine era tutto in mano al suo burattinaio: Tony Soprano. La serie alla fine è la sua vita racchiusa in tutto quello che prova e sugli infiniti contrasti interiori che si porta dietro. E’ da subito una figura troppo ingombrante per metterla da parte e credo che alla fine gli stessi autori ne abbiano preso atto e abbiano cavalcato, vincendo, questa strada.
Unire la psicanalisi e il mondo del crimine per estremizzare la psiche del e dei personaggi credo che sia stata un’intuizione unica. In pratica si è aperta una strada nuova sul quale condire tutte le dinamiche dandogli quasi uno spazio di normalità. La dottoressa Melfi, infatti, alla fine è la finestra della realtà, l’intercapedine tra quella che è la vita dei I Soprano e compagnia e quella del “resto del mondo”. Un tunnel narrativo mirabile e che di fatto ha dato aria a tutto il contesto eliminandone quindi le inevitabili chiusure di genere. E se questo era l’intenzione iniziale alla fine e aggiungerei magicamente e meravigliosamente quello con i piedi nel mondo si è dimostrato proprio Tony in grado di carpire sfumature che a lei alla fine sono sfuggite, schiacciata dalla casta (lei si) e dalle preclusioni. Momento concettualmente geniale.
Tornado un attimo indietro e prima della chiusura, mi viene da dire che I Soprano è una serie che accusi e lo fai perché in tante cose non ha mezze misure e queste mezze misure sono spesso la nostra ancora di salvezza intorno a una storia. Sai che ci si trova in un mondo sempre in bilico dove un giorno vale una cosa e l’altro un’altra, ma non ci si abitua a questa anormalità nonostante, ma questo è un altro discorso, le cose vengano comprese e anche condivise. E’ vero, infatti, che ci troviamo di fronte a eventi comunque estremi e fuori dalle nostre corde ma come sempre la nostra sensibilità e il nostro spirito di sintesi e adattamento narrativo fa in modo che ci immergiamo ugualmente. E questo ci porta a esserne a volte sopraffatti e quasi sempre bruciati da questi stessi eventi. In molti casi il travaglio dei personaggi si somma al nostro in una miscela che esplode soprattutto intimamente. I Soprano, infatti, fanno saltare in aria tutte le nostre contraddizioni più nascoste e la cosa meravigliosa è che non solo non ce ne pentiamo, ma ce ne facciamo cullare.
Chiudo, scusate il giro di parole, con la chiusura.
Dal mio punto di vista era complicatissimo chiudere questo viaggio senza forzare o alleggerire troppo la mano e invece Chase ci è riuscito. Ha lasciato a tutti noi il filo in mano nonostante ci abbia detto che tutte le scelte hanno delle conseguenze e quel mondo da lui raccontato ti porta a essere al momento del dunque praticamente solo. Ci ho visto proprio la perfetta sintesi di tutto il percorso fatto, che alla fine ci ha portato dalla strada alla strada, dalla famiglia alla famiglia, dall’incertezza all’incertezza.
Ognuno di noi credo che si sia fatto l’immagine di quello che posso succedere ma scommetto che quasi tutti nell’animo speriamo che qualcosa sia accaduto e che Tony abbia in qualche modo continuato la “sua vita”. Giusto? Sbagliato? No (tornando a quella miscela esplosiva di qualche riga fa), solo la magia dell’idealizzazione conscia e inconscia che il cinema ci crea.
P.s. Per quella scala gerarchica delle serie citata all’inizio credo che I Soprano, al momento ma probabilmente quasi per sempre, sono secondi (di poco) solo a Breaking Bad. Per il protagonista, invece, c’è poca storia…
Jonhdoe1978
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