
TITOLI DI TESTA: sempre più duro
TRAMA: passano gli anni, passano le stagioni, ma John McClane è sempre lo stesso: per coerenza i pantaloni non li lava dal primo film, la canotta è sempre quella che usa per asciugare i piatti e i capelli…vabbè lasciamo stare. La moglie per via della puzza se n’è andata e anche il dipartimento di polizia l’ha scaricato (nel cesso)…fino a quando non si presenta un pazzo con la passione per gli indovinelli: “Io zono Zimon”.
Con una voce così potrebbe sembrare Cattivi ma è talmente matto che alla fine vuole il nostro tenente come compagno di giochi, che viene costretto a: prenotare ai ristoranti sotto falso nome, tirare le chicchere sulle palle dei cani, dare il riso ai piccioni…e gli indovinelli? Arrivano quando John incontrerà l’amore: negli splendidi occhi, nascosti da occhiali spessi due dita, di Zeus, tale Samuel L. Jackson, un uomo che lo salva da un pestaggio di ragazzi neri poiché John girava nel Bronx con un cartello con scritto “Io leggo Cineastio” (a loro gli stiamo antipatici).
Da qui in poi è l’inizio di una splendida amicizia…peccato che c’è Zimon a rompergli le palle facendo squillare tutti i telefoni pubblici uscendosene sempre con indovinelli dove il QI di John non basterebbe. A forza di giocare insieme la conoscenza tra i tre si fa sempre più affiatata, celebre il momento in cui McClane alza la cornetta dicendo “Chi è?” E Zimon risponde “Sto cazzo”.
Fino a quando Zimon non svela il suo segreto, mica che fa all’amore con una che sembra Ursula Von Der Layden, ma il fatto che quel suo leggero accento da trucco è dovuto al fatto che lui è il fratello di Hans Gruber, quello che John ha fatto volare giù da un palazzo mentre gli cantava “I Believe I can Fly” di R.Kelly. Simon fa finta di fare lo scemo ma è un figlio di mignotta certificato (bello de mamma) poiché tra un indovinello e l’altro, insieme alla sua banda di crucchi armati di crauti fino ai denti, ha portato via tutti i lingotti della Federal Reserve sotto l’occhio poco vigile di McClane.
Così alla fine tra rompicapi, rotture di galloni e i nomi dei presidenti dell’As Roma, John ha un’intuizione: “Me sa che i lingotti non l’hanno portati via co l’autobus, provamo ar porto”. Sarà proprio lì che su un cargo i nostri due eroi incontreranno Simon e la sua canotta attillatissima di colore blu. Si sa che le prime volte la timidezza può fare qualche scherzo, gli attimi in cui non sai cosa dire, una parola tira l’altra fino a quando Simon si rivolge a Zeus chiedendogli: “Cosa c’era nella valigetta di Marcellus Wallace?” Allora Zues inizia a recitare Ezechiele e Simon si annoia, così li lega come capretti per farli saltare in aria con tutto il container.
Ma dopo aver ingoiato un Moment Act, grazie alla forza dell’ibuprofene, John riesce a liberarsi dalle grinfie della morte insieme alla sua amata dama di compagnia per poi risolvere in quattro e quattr’otto il duello finale: Simon con fucile di precisione su di un elicottero e John con una cerbottana per strada. Chi vincerà? Esatto.
TITOLI DI CODA: c’è poco da aggiungere su uno dei miei film preferiti perché è John McClane al 110%. Sangue, sudore, sigarette, proiettili e manco l’ombra di una donna nuda, un classico da sapere a memoria. Se ti è piaciuto Trappola di Cristallo devi vederlo, ma se non ti è piaciuto 58 minuti per morire vale sempre il consiglio di prima.
EXTRA: il mio soprannome è Mklane.
Mklane
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