
TITOLI DI TESTA: mica t’ho detto na cazzata
TRAMA: le leggende metropolitane so’ ‘na cosa seria. Nascono così: uno dice “oh, lo sai che a mio cuggino…” e nel giro de tre giorni diventa verità. L’autostoppista fantasma, mi cugino dal pene piccolo (che poi è vero), er rene rubato, er killer nascosto dietro ar sedile. Urban Legend parte da qui, da sto patrimonio popolare de cazzate che però, dette bene, funzionano. Il problema è che dille bene è un mestiere, e qui nun ce riescono manco co le istruzioni.
Stamo a un Università americana. Ragazzi belli, giovani, stupidi il giusto e convinti de esse immortali. Qualcuno comincia a morì in modi ispirati alle leggende metropolitane più famose, tipo “te uccido mentre fai benzina” o “te faccio fuori perché non hai controllato er bagagliaio”. L’idea sarebbe pure carina: un killer che ammazza seguendo il manuale delle paure collettive. Ma l’esecuzione è talmente scolastica che pare un compito in classe copiato male.
La protagonista è la solita final girl: sveglia, traumatizzata, sempre un passo avanti ma mai troppo. Intorno a lei gira na compagnia de amici che sembrano messi lì apposta per morì male: quello scemo, quello arrogante, la stronza, l’innamorato inutile. Nessuno che te resti in testa. Nessuno che te faccia dì “oh, peccato”. Anzi, a un certo punto speri che er killer faccia prima, così se li levano dalle palle.
Il vero problema è che Urban Legend arriva dopo Scream. E dopo Scream non puoi fà finta de niente. Là c’era ironia, autoconsapevolezza, ritmo. Qui invece sembra tutto serio ma pure scemo, un equilibrio che non funziona mai. Il film prova a fà paura, poi prova a fà er furbo, poi torna serio… e nel frattempo tu stai a guardà l’orologio.
Il killer? Boh. Maschera anonima, movente che arriva tardi e senza mordente. La rivelazione finale è più un “ah, vabbè” che un “oddio”. Zero tensione, zero colpi memorabili. Le morti so pulite, ordinate, quasi educate. Per essere un horror che parla de leggende metropolitane, c’ha meno coraggio de na catena WhatsApp.
TITOLI DI COSA: Urban Legend è uno di quei film figli del momento, nati per cavalcà un’onda che già stava a calà. Non è orribile, ma è totalmente dimenticabile. Come quelle storie che te raccontano e dopo due minuti nun te ricordi manco com’erano finite.
Leggenda? No. Metropolitana? Forse. Cult? Ma manco pe sbaglio.
EXTRA: mio cugino c’ha il pene piccolo…e nun è na leggenda.
Mklane
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