
Nome: Tony Soprano
Segni Particolari: L’essere in grado di unire l’essenza del gangster a quella della coscienza
Attività: Capo della famiglia Soprano
Periodo di attività: 1999 –
Faccio fatica nel panorama cinematografico a trovare un personaggio più pesante (e non mi riferisco alla mole) e più determinante di Tony Soprano. Come ho detto nella recensione della serie, infatti, il vero salto di qualità definitivo lo si è avuto quando si è capito e in qualche modo accettato che quella non era la semplice storia di una famiglia, era la storia del capo di quella famiglia. Per carità, la serie ha tirato fuori e ci ha donato personaggi su personaggi ma senza di lui tutto sarebbe stato sfilacciato e senza una profondità decisa e travolgente.
La sua è una figura quasi epica e credo che molto dipenda proprio da quanto ho scritto nei segni particolari. Non ci siamo trovati di fronte, infatti, al semplice gangster con le sue regole, le sue fisse, il suo agire e le sue contraddizioni, ma di un uomo più complesso tormentato dai sensi di colpa, dall’ansia di non essere a volte all’altezza e dal pensiero che alla fine la condizione umana non si poteva sostituire a quella di capo essendo le due una la continuazione dell’altra.
Carismatico, potente, visivamente ingombrante, si muove nel nostro immaginario con la stessa delicatezza con il quale un elefante lo fa in un negozio, e noi glielo facciamo fare. E’ chiaro che questa percezione non può essere omnicomprensiva e si riferisce più alla parte maschile dello spettatore, ma il taglio della serie è proprio quello ed è normale che sia cosi. La piramide di Cosa nostra è prettamente maschilista ed è quindi naturale che le dinamiche si muovino in quella direzione. Tony, però, in molti tratti riesce ad armonizzare questa condizione e questo perché, arrivando al secondo estremo citato, in qualche modo è sorretto dalla coscienza che potremmo definire una sorta di voce che nel suo caso prende spesso la forma dei sogni. Proprio questo modo di approcciarsi alla vita e al concetto stesso di gangster e capo fa in modo che si differenzi e che diventi una sorta di unicum cinematografico storico.
Anche i gesti più pesanti in lui crescono secondo una logica e tormento meraviglioso che poi è la sintesi di quello che è e di quello che in un certo senso sente di dover essere. Ha ucciso alcune delle sue persone più care e in qualche modo una parte di lui ne è andato con loro o meglio, hanno preso parte a un pezzo di se stesso. Non è un caso che nel momento in cui si trovava tra la vita e la morte sono state proprio quelle persone che hanno iniziato ad accompagnarlo e, metaforizzando, a tranquillizzarlo.
Detto questo, ed è inutile negarlo, Tony ci ha tirato fuori anche il nostro lato oscuro che potremmo sintetizzare come quello del potere, della conquista e della rivincita. Soldi, donne e feste fanno comunque parte del nostro DNA immaginario ed è inevitabile ritrovarsi in quei racconti anche solo come evasione mentale. Poi ripeto, quei bagliori di coscienza e umanità servivano proprio per arricchire tutto il contesto rendendo le cose e la percezione del personaggio qualcosa di superiore e unico.
L’espansione definitiva del personaggio però, a mio avviso, l’abbiamo nella terzultima puntata, l’ultima insieme alla dottoressa Melfi. Come detto nella recensione, ella dovrebbe rappresentate la porta sul mondo reale, i cardini per non perdere i riferimenti e invece alla fine quei cardini li ha Tony, non lei. E’ lei che si perde nei parassiti del detto e non capisce che esiste l’unicità e la particolarità delle cose. Sostanzialmente a lui la psicanalisi gli hanno aperto la mente permettendogli di convivere con le sue ansie e le sue paure, mentre a lei ha fatto fare il percorso inverso. Questa è stata una genialata di Chase.
Momento Gandolfini d’obbligo. James non è stato un grandissimo attore, prima di questo ruolo ha sempre navigato tra ruoli più o meno importanti, qui ha trovato la sua immensa dimensione. La storia del cinema è piena di questi esempi e quindi la cosa non sorprende più di tanto. Esistono infatti ruoli che ti scarnificano e che diventano la tua seconda pelle e questo, come nel caso in oggetto, anche se completamente diversi da te.
Tony Soprano è uno di quei personaggi della vita, ti entrano dentro e non escono più. Ti portano mentalmente a ogni estremo e ogni volta la tua mente e la tua anima è costretta (e felice) a modellare, a digerire e a vivere. E’ il classico esempio (ma ne potrei tirare fuori altri) nel quale la dimensione mentale che ti creano è più importante dei gesti in se ed è una cosa a cui non dovremmo, e io particolare cerco di farlo, mai abituarci.
Jonhdoe1978
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